venerdì 23 aprile - Giovanni Pulvino

Gennaro Capuozzo | ‘Mammà, nun mi aspettà, tornerò quann Napl sarà libera’

Gennarino aveva appena 12 anni quando una granata ‘lo sfracellò sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco’, era il 29 settembre del 1943

Il 28 settembre del 1943 Gennaro Capuozzo uscì di casa come faceva sempre per andare al lavoro. Sì, perché a quei tempi i bambini andavano al lavoro. Quando fu per strada sentì ‘gli spari di una pistola, si girò e vide i corpi di una giovane donna, un uomo ed un bambino, più in là una camionetta con alcuni soldati tedeschi che si allontanava’. Gennarino non esitò. Tornò a casa, 'prese una pagnotta', diede un bacio alla madre e gli disse: Mammà, nun mi aspettà, tornerò quann Napl sarà libera’.

Aveva l’entusiasmo e l’ingenuità che hanno i bambini. Si sentiva invincibile e con lui tanti altri scugnizzi. Tutti insieme andarono a fare la guerra come se fosse un gioco, come se fossero imbattibili. La notizia si sparse subito in città: un gruppo di ragazzini stava combattendo l’occupante nazista.
Dopo tre giorni di duri scontri ‘giunse la voce che erano state fucilate dieci persone, tra cui tre donne e tre bambini. Il pensiero degli insorti fu quello di reagire, di vendicare quei martiri. Ovviamente, tra loro c’erano anche Gennarino ed il suo gruppo. Armati con le mitragliatrici raccolte per strade, i giovani combattenti, bloccarono un automezzo tedesco. Fu allora che Gennarino lanciò una bomba a mano ed intimò ai soldati la resa. Il comandante, che poco prima aveva ordinato la strage, l’autista ed il mitragliere furono costretti a scendere dal camion con le mani alzate e fatti prigionieri. 
Non era un gioco, non era una guerra tra guardie e ladri o agli indiani ed i cow boy come alcuni decenni più tardi tanti ragazzini avrebbero fatto per imitare i pistoleri del Far West. No, era la guerra e dietro l’angolo c’era la morte o la vita. Ma Gennarino ormai era un eroe e non ci pensava proprio, si limitava a scansare le pallottole e ad evitare le granate.
Non c’era tempo da perdere, bisognava cacciare i tedeschi dalla città per porre fine a tanta distruzione e morte. Si armò con un mitragliere, 'si riempì le tasche di bombe a mano ed impavido corse verso un carrarmato tedesco'. Ma proprio mentre stava per lanciare una bomba, una granata lo centrò in pieno. Il ragazzino combattente ora giaceva a terra con il volto sfigurato e con la bomba ancora stretta in mano. Era il 29 settembre, il giorno dopo le truppe tedesche lasciarono la città.
No, non era come a guardie e ladri, dove alla fine ci si rialza e si tornare a scherzare con i compagni. No, nel 1943 a Napoli c’era la guerra, si uccideva e si moriva per ridare dignità alla città ed al popolo italiano e tu, Gennarino, nella tua innocenza e spavalderia, rimarrai per sempre un simbolo ed un martire di quella Lotta e di quella Liberazione.
 
Fonte wikipedia.org
REDNEWS
Foto da facebook.com



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