lunedì 14 agosto - Essere Sinistra

GaE, fasce e punteggi. La torrida estate delle graduatorie e le illusioni delle vittorie reali

Ormai sembra un dato di fatto: la distribuzione di posti di ruolo* cioè a tempo indeterminato nelle scuole italiane si rivela sempre di più, ogni giorno che passa, un gran pasticcio all’italiana, figlio del Concorso dei concorsi, indetto dal governo Renzi per dimostrare la “buona fede” della promulgazione della legge 107.

di Laura BASSANETTI

Il boccone avvelenato specchio per le allodole, ideato per gestire la pace sociale come sempre in questi casi non ha tardato nel mostrare la sua vera natura di grande bluff!

Questo pasticcio è soprattutto la ragione della rabbia, senso di tradimento e sofferenza per tanti lavoratori che hanno affidato le loro speranze all’adesione ai ricorso, ma che anche al di là di quello hanno quasi sempre tutte le competenze e i diritti di un lavoro che possa definirsi tale, per esserlo deve essere sicuro!

“Stanno di nuovo giocando con le nostre vite”
“A Napoli spunta una nuova graduatoria, docenti indignati”
“A Bergamo 250 esclusi, si propone un nuovo ricorso”.
Questi sono alcuni dei commenti che rimbalzano da nord a sud d’Italia.

Dopo giorni di ricerche e letture resto ancora confusa sui significati degli acronimi di fasce e sui calcoli di punteggio. Per cui ci scusiamo in anticipo per approssimazione, anzi proprio perché non riusciamo ad approfondire questo aspetto. Invoco l’aiuto di esperti, sicuramente lo sono per esempio coloro che hanno aderito ai ricorsi, che ovviamente noi difendiamo come strumento di sostegno all’occupazione.

Vorremmo però provare a prendere in considerazione il nocciolo politico della questione.

I percorsi legali che portano ai tribunali del lavoro sono una scelta legittima che deve essere considerata un mezzo a disposizione dei lavoratori per la difesa delle proprie ragioni, un’arma nell’arsenale della lotta per la sussistenza.

Tuttavia, bisognerebbe parlare dell’abuso di questa forma di conflitto, o meglio, di cosa può accadere nel momento in cui la resistenza a colpi di ricorsi rimane l’unica alternativa che un lavoratore ha davanti a sé.

Basta far caso ai social network, si noterà che gli specialisti della vertenza legale, i professionisti del ricorso e gli avvocati sono “molto presenti” in questo periodo e fanno probabilmente buoni affari... in questo campo c’è chi lavora onestamente, ma ogni lavoratore, nel momento in cui, per ottenere un diritto, deve rivolgersi ad un legale, si ritrova sostanzialmente isolato dalla sua classe sociale e dai colleghi perdendo la forza dell’unione ed è costretto a condurre la sua battaglia da solo.

Quello che è contestabile della “lotta dei ricorsi” è che ha un effetto smobilitante che si produce nel momento in cui le organizzazioni sindacali abdicano al loro ruolo politico e abbandonano i lavoratori al loro destino.

Ecco che diventano molto più ricattabili e vulnerabili se non sono una massa compatta.

Non in ultimo, anzi, fra le prime cose da considerare c’è il fatto che la legge nella società attuale è ad uso e consumo di chi detiene il potere.

La vittoria di un ricorso, può segnare un passo in avanti per una persona, mentre una nuova legge antipopolare può togliere subito dopo con una mano quanto ottenuto con l’altra.

Invece, il conflitto di massa organizzato e generalizzato può e deve rivendicare quella rivoluzione a monte che vuole lavoro dignitoso a tempo indeterminato per tutti gli insegnanti nelle graduatorie: si potrebbero aumentare le ore degli istituti che non lavorano a tempo pieno, addirittura costruire più scuole... altre proposte?




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