venerdì 25 gennaio - Pressenza - International Press Agency

Franco CFA | Decolonializziamoci dai!

Quando mi trasferii in Perù, intorno al 2000, iniziai a fare delle attività di educazione alla nonviolenza nelle scuole pubbliche e private in alcune città. Mi stupì immediatamente vedere che i libri di storia dei ragazzini parlavano della storia Europea in un modo assolutamente sproporzionato in comparazione a quanto avevo potuto studiare io, in Italia, sull’America Latina.

Successivamente, in un incontro fra educatori sudamericani, fu altrettanto sorprendente scoprire come i libri di storia distribuiti nelle scuole dei diversi paesi parlassero di storie piuttosto diverse e, generalmente, auto-celebrative. Per farla breve: noi siamo i bravi e giusti, i brutti e cattivi sono gli altri.

Ma questo esempio che faccio con l’America Latina, vale per tutti i paesi nel mondo, non solo di quelli del cosiddetto Sud. Cioè, con il racconto falso o distorto della storia si cerca di giustificare una politica o un’altra, si cerca di manipolare l’opinione pubblica, si cerca di educare le nuove generazioni per assicurarsi il futuro politico. Non posso che inscrivere a questa ben nota pratica gli interventi accusatori del M5S verso la Francia. L’infondatezza delle loro affermazioni è spiegata chiaramente e in modo semplice da Luca Meschi su Lenius. Anche se non ho studiato a fondo la storia del colonialismo europeo in Africa, vorrei sottolineare che, prima della creazione del Franco CFA, sono accadute altre cose che potrei definire parecchio più gravi e lesive dello sviluppo di molti paesi africani. Non sono stati solo gli europei a esportare schiavi dal continente nero, certo. Ma riguardo allo sfruttamento delle risorse naturali per il proprio arricchimento, con veri e propri furti o con accordi esageratamente svantaggiosi per i produttori, i governi europei degli ultimi secoli (e i loro discendenti nordamericani) non hanno niente da imparare. Sono profondamente ignorante dei precisi fatti storici ma che gli europei si siano portati via dall’Africa e dal Sudamerica diamanti, oro, metalli e pietre preziose, mi pare proprio che corrisponda a fatti oramai assodati. E non mi pare che abbiano mai restituito le refurtive a quei popoli, nemmeno dopo le dichiarazioni di indipendenza.

Per rallentare l’onda migratoria non si può pensare di cavarsela con un giochino finanziario e, prima di puntare il dito contro la Francia (che sicuramente ha le sue belle responsabilità), converrebbe fare un’intervista a qualche storico indipendente del Corno d’Africa. Potrebbe forse raccontarci una storia che in Italia non vogliamo sapere.

Un’Europa rinnovata nel suo spirito dovrà iniziare a domandarsi seriamente come vuole comportarsi con il resto del mondo e dovrà educare le nuove generazioni garantendo la consapevolezza di quanto il benessere di cui godono oggi sia frutto di politiche molto poco eque e molto violente perpetuate dai nostri predecessori, nei confronti dei fratelli di quei continenti che sono i più ricchi del pianeta. Oltre all’accoglienza concreta di coloro che ormai non vedono più futuro possibile nelle loro terre, la nuova Europa dovrà mettere a disposizione le sue risorse politiche per la pacificazione dei territori e quelle finanziarie per la crescita economica dei paesi a cui ha rubato di tutto.

Utopia?

Andare avanti con l’egoismo xenofobo che oggi la fa da padrone e credere di farla franca e poter continuare a fare le vacanze al mare o la settimana bianca, è molto, molto più utopico.




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