martedì 15 novembre - Giovanni Greto

Frammenti dalla "Creazione" eseguiti nella chiesa di San Fantin a Venezia

Curiosità per l’opera, in fieri, della compositrice e soprano Gloria Bruni

 

Gloria Bruni, nome d’arte di Brunhild Ulonska (Oschersleben/Bode in Harz - cittadina non molto lontana da Magdeburg -, 1955) è una cantante (la sua è una voce di soprano) e compositrice tedesca, trasferitasi ad Amburgo nel 1963, per motivi professionali del padre, fisico e matematico. Appassionata di musica fin dalla tenera età, inizia a studiare il pianoforte e poi il violino. Professionalmente si esibisce dapprima come violinista, in seguito come cantante, prima di dedicarsi principalmente alla composizione. Inizia ad esplorare forme musicali assai diverse fra loro, sviluppando due temi a lei molto cari : la musica religiosa e l’infanzia. Nelle conversazioni con il padre affronta spesso i concetti di infinito – che l’aveva affascinata sin dall’adolescenza -, della natura dell’universo e delle circostanze delle sue origini, traendo da tutti questi temi ispirazione creativa nel comporre.

L’incontro casuale con il DESY di Amburgo, uno dei centri leader mondiali per la ricerca scientifica sulla fisica nucleare e luogo di studi sull’accelerazione delle particelle, ha risvegliato in lei l’interesse per l’argomento, facendo sorgere l’idea di scrivere un’opera dedicata alla creazione.

Questa, in breve, la storia dell’opera Creazione, nella quale, secondo il pensiero dell’autrice, si incontrano le due anime che da secoli accendono dibattiti sulla nascita dell’universo, quella scientifica e razionale con quella religiosa e spirituale.

Il progetto si è avvalso della collaborazione, per la parte musicale, con il musicologo, pianista e docente di pianoforte Ettore Borri; con il musicista, autore del libretto, Lauro Ferrarini, organizzatore dell’evento con l’associazione culturale “Il dorso della Balena”; con la regista Elisabetta Brusa; per quella scientifica con la professoressa Beate Heinemann, Direttore responsabile della Fisica delle Particelle al DESY di Amburgo; per quella religiosa con Don Steven Ruzza, biblista del Patriarcato di Venezia.

Il concerto, tenutosi nella chiesa di San Fantin, costruita intorno all’anno 1000 e situata di fronte all’ingresso principale del Teatro La Fenice, ha proposto 11 brani, in parte dedicati alle domande che da sempre l’uomo si pone riguardo la nascita dell’universo e sul perché e in che modo egli sia venuto al mondo.

Affascinata, come molti artisti, da Venezia, Gloria Bruni ha iniziato un progetto musicale nel 2021 per la città, che si sviluppa in un programma triennale, patrocinato dal Patriarcato e dal Comune di Venezia.

Come ha spiegato nel programma di sala l’architetto Don Gianmatteo Caputo, delegato patriarcale per i beni Culturali della Diocesi, “la Curia patriarcale veneziana ha voluto offrire il patrocinio al concerto Creazione di Gloria Bruni in ragione dell’importanza e del valore dell’evento, che si configura come l’adesione ad un progetto che promuove in forma culturale e artistica una riflessione sul dialogo fra scienza e fede, viste non come contrapposte, ma come aperte al confronto, nella ricerca di risposte ai quesiti sulla nascita dell’universo e al valore della custodia del creato. Presentare un concerto che coniuga i suoni del creato con le melodie liturgiche fa cogliere la compatibilità fra la teoria scientifica sull’origine dell’universo e degli esseri viventi e l’intervento creatore di Dio, che ne è la base o fondamento. Per questo il Patriarcato di Venezia ha offerto un luogo di culto, la chiesa di San Fantin, come spazio adeguato all’esecuzione, perché si configura non contenitore neutro ma come ambiente nel quale la musica si trasforma in riflessione scientifica e spirituale e luogo qualificato per comprendere ancor di più il significato dell’opera della compositrice Bruni”.

Dopo il concerto Nova Lux di sabato 11 dicembre 2021, nella chiesa dei santi Geremia e Lucia, per celebrarne la riapertura dopo i restauri, il progetto è proseguito alla fine del mese scorso nella chiesa di San Fantin e si completerà nel 2023 con un concerto dedicato alla Basilica della Salute.

Preceduta da un’introduzione esclusivamente in lingua inglese, a cura del musicologo Ettore Borri, della fisica Beate Heinemann e del biblista patriarcale, pensando che in chiesa ci fossero solo turisti, mentre era nutrita anche la presenza di residenti ed italiani, la serata è iniziata musicalmente e vocalmente con la partecipazione dell’OAC, Orchestra Arcangero Corelli, presente con 35 musicisti, nata a Ravenna nel 2010, diretta per l’occasione dal veneziano Marco Contin – direttore sinfonico, d’opera e specialista di musica barocca – e del Coro Filarmonico Trentino, presente con 25 coristi, fondato nel 2007 da Sandro Filippi, che continua ad esserne il Direttore.

Curioso il secondo brano, Mormorio, nel quale il coro ha cantato fonemi che rappresentano i primi tentativi di comunicazione linguistica dell’Homo Sapiens.

Gloria Bruni ha interpretato un’aria d’opera per soprano, La Bellezza, intesa come una possibile chiave di lettura del mondo. L’autrice ha poi inserito 5 sensi e 5 dita, un brano tratto dalla “Sinfonia n°1 – Ringparabel”(2012), per coro e orchestra, ispirata al tema della tolleranza religiosa.

A seguire , la Formula del Tutto ha proposto una diversa visione del caos iniziale, su cui si sviluppa una formula matematica conosciuta come “Modello Standard Lagrangiano”, il quale, declamato dal coro, si basa sulle teorie della fisica quantistica e della relatività speciale e descrive le leggi della fisica che hanno agito dopo il primo miliardesimo di secondo, successivamente al Big Bang.

Somiglia ad un inno nazionale Madre di Dio (Canto delle campane), un omaggio alle molte campane della città lagunare.

Il concerto si è concluso con due temi tratti da “Requiem a Roma”, una composizione in forma di Messa, scritta per coro e orchestra, la cui prima esecuzione ha avuto luogo nel novembre 2000, anno del Giubileo, a Roma nella chiesa di Sant’Ignazio, nell’occasione di un concerto per beneficenza per l’Ordine Salesiano. Il primo, Kyrie, ha in primo piano le voci del soprano e dell’oboe, che in certi momenti ricorda le atmosfere filmiche delle musiche di Ennio Morricone.

Il secondo, Sanctus-Benedictus, è un augurio di pace che si conclude con la preghiera in latino “Benedictus qui venit in nomine domine”.

Applausi di gradimento sono stati tributati da un pubblico attento, affascinato ed avvolto da una musica ben strutturata.




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