venerdì 22 luglio - Mario Barbato

Fine del governo Draghi: non si salva nessuno

Il governo è caduto. Draghi e salito al Quirinale e ha rassegnato le dimissioni. Mattarella le ha accettate e la storia si è chiusa. Risultato? Elezioni in vista a ottobre. Con una nazione in piena emergenza sanitaria, economica, alimentare, climatica ed energetica, con una guerra che incombe indirettamente anche sulle nostre teste, la classe politica italiana ha dimostrato ancora una volta, per l'ennesima volta, di essere incapace e irresponsabile.

Nessuno si salva da questo fallimento politico. Non si salva il Movimento Cinque Stelle, che ha voluto questa crisi all'indomani nella debacle amministrativa, perché desideroso di recuperare credibilità dopo quattro anni di legislatura in cui si è alleato con tutti e contro tutti, votando tutto e il contrario di tutto, senza una vera visione politica se non quella di restare ancorato alle poltrone tra malumori, defezioni e scissioni dei fedelissimi.

Non si salvano Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, che hanno accusato i Cinque Stelle di essere il male assoluto dell'Italia, dichiarando che non avrebbero mai partecipato a un governo con i pentastellati. Un po' come fanno i bambini quando non vogliono sedersi vicino a un compagno di classe particolarmente antipatico. Nemmeno loro hanno votato per Draghi e sono usciti dal Senato, dirigendosi verso le tanto agognate (e incerte) elezioni.

Non si salva il Partito Democratico, che di questa crisi, in fondo, se ne frega, forte del consenso che vanta e dei suoi premier mai eletti dal popolo. Un partito che ha lasciato a Renzi e Calenda il compito di dettare l’agenda politica, tra guerra ai poveri e favori alle lobby, riuscendo nella rara impresa di bruciarsi buona parte dell'elettorato. Un atteggiamento sfrontato per un partito, Italia Viva, che siede in Parlamento anche quando perde le elezioni.

Non si salva nemmeno Mario Draghi, che si è bruciato praticamente da solo, pur avendo un Parlamento dalla sua parte, perché prigioniero di un Ego alimentato in maniera smisurata da quanti si sono spesi in elogi, definendolo il Migliore, e che si è dimostrato incapace di accettare compromessi con partiti che, a differenza sua, convocato direttamente da Mattarella dalle stanze di Bruxelles, sono stati eletti democraticamente.

Il risultato è un governo caduto senza essere sfiduciato e una nazione lasciata senza timoniere nel bel mezzo di una crisi internazionale grave. Con l'Italia che da questa storia esce più indebolita di prima, con il debito pubblico che sale, con una crescita economica in brusca frenata, con le riforme bloccate, con il numero dei poveri che aumenta e con lo spread che è tornato a salire. Adesso si torna alle elezioni, escludendo altri, ennesimi, colpi di mano. 

Foto:Quirinale/Wikimedia




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