lunedì 8 marzo - Anna Maria Iozzi

Festival di Sanremo: resoconto della quarta serata

Ieri sera, abbiamo assistito alla visione della quarta serata del Festival di Sanremo che, non pochi, colpi di scena ha riservato. A partire dalla classifica. 

Da quando è avvenuto il debutto di questa 71esima edizione, al primo posto, nella classifica generale, svetta Ermal Meta con il brano "Un milione di cose da dirti". A seguire, Willy Peyote. Basti pensare che, fino alla serata del giovedì, al secondo posto, c'era Annalisa. Anche se devono tenere in considerazione le due classifiche della giuria demoscopica e quella della sala stampa. È proprio da quest'ultima che è avvenuto un ribaltamento incisivo. 

La serata comincia con la premiazione di Gaudiano, vincitore delle nuove proposte. Alla luce delle polemiche e dei riscontri conseguenti a quello che stiamo constatando da serata in serata, per la finale di stasera, dobbiamo aspettarci di tutto. Le singoli valutazioni della giuria demoscopica, della sala stampa e del televoto, saranno incisive ai fini del successore di Diodato. Tutto è possibile. Sanremo ci ha abituati a colpi di scena imprevedibili. Non è detto che, anche quest'anno, vista la partenza in sordina, non ci riservi qualche sorpresa inaspettata. 

Comunque, vada, quello di quest'edizione, è stato il Sanremo dello scalpore e delle ospitate, a mio avviso, evitabili,che non avevano niente a che vedere con il contesto sanremese, come abbiamo ribadito da sempre. A prescindere da tutto questo, che ha il tempo che trova, siamo qui a commentare lo scenario di un Festival insolito e imprevedibile che ha come comune denominatore la musica e poco importa se, quest'anno, non si riesca a trovare qualcosa di bello. Perché bisogna ammetterlo: non è che sia stato un Festival sorprendente.

Sarebbe ora che si desse un rinnovamento dal punto della scelta del cast. Ventisei artisti sono molti per una competizioni che, da anni, non vantava questo record. Un record che, alla luce di quello che stiamo assistendo da martedì 3, confermano le aspettative illuse di chi credeva che, almeno quest'anno, ci fosse una maggiore presa di posizione ai fini di quello che stiamo vivendo. Non è che con l'annullamento del Festival si sia risolto il problema del virus. 

Quello su cui si devono focalizzare i vertici Rai è sulla possibilità, a partire dall'anno prossimo, di dare una bella lucidata a questa manifestazione dal punto di vista della valutazione del cast che andrà a comporre il parterre musicale. Quest'anno, a parte qualche brano, non è che ci sia stata una canzone in grado di far vibrare i cuori di chi, con Sanremo, ha un appuntamento sottoscritto annualmente. Il motivo del fallimento di questo festival non è solo da rintracciare nella scelta superficiale e campata per aria degli artisti, perché si vede che è stato scelto così, giusto per rimpiazzare questa kermesse. Forse, se ci fosse stata più cura nella selezione e nella valutazione della gestione complessiva dell'intera macchina sanremese, oggi, a poche ore dalla finale, avremmo avuto un giudizio più che imparziale. 

A parte questo, concentriamoci sulla quarta serata che ha visto Amadeus affiancato dalla giornalista di Rete 4, Barbara Palombelli. Nella sua compostezza e con il monologo sulle donne, è riuscita a risollevare le sorti di una serata allo sbaraglio, perché, purtroppo, tante sono le lacune che hanno destabilizzato la quarta serata e, nel complesso, questo Sanremo, messo in piedi giusto perché non se ne poteva fare a meno. Forse, con meno artisti in gara, con una scelta accurata degli ospiti e delle ricorrenti pubblicità, si sarebbe potuto assistere a un festival degno di nota. 
È giusto che la musica si evolva, che si dia spazio agli artisti emergenti, ma se siamo messi in mano da questi artisti da baraccone è da chiedere in prestito una famosa canzone di Ornella Vanoni che, stasera, sarà ospite con Francesco Gabbani: "la musica è finita", di cui Annalisa ha proposto una rivisitazione nella serata delle cover.

Di quegli artisti che sono rimasti in gara, almeno ci possiamo consolare con Ermal Meta, anche se, a mio avviso, per quanto il brano sia bello e intenso, non riesce ad arrivare a tutti, sarà perché siamo abituati a vederlo con un'altra veste. Comunque, è ammirabile lo sforzo di essersi presentato in gara e se dovesse vincere, come da pronostico, sarebbe una vittoria a tutti gli effetti, per lui e per i suoi "Lupi". A fare da sfondo al suo brano, c'è quello di Annalisa. Non vincerà, anche se potrebbe arrivare sul podio, insieme a Noemi, la vera sorpresa di questo Sanremo, non solo per il cambio di look e di fisico, su cui si è ampiamente discusso, ma del brano che, appena lo si ascolta, arriva subito. Merito della firma di Dardust, in arte Dario Faini, autore di molti singoli in gara, come quello di Irama, di Madame, la vera rivelazione, La Rappresentante di Lista, Francesco Renga e altri. 

La quarta serata è stata scandita non solo dalla presenza di Barbara Palombelli, ma dalle incursioni di Zlatan Ibrahimovic, delle gag esilaranti, ma stancanti di Fiorello, si perché per quanto ci si cerchi di rattoppare la matassa, non è che non faccia ridere più di tanto. Il troppo stroppia, come si dice. Si perde molto tempo con sketch scritti a su misura per Amadeus. L'anno scorso, era un contesto diverso, ma non perché non ci fosse il virus, sono tante le cose che, quest'anno, come abbiamo ribadito, non hanno funzionato.

A fare scalpore, come stiamo constatando da martedì, è Achille Lauro, un personaggio che ama far parlare di sé. Può avere delle belle idee, ci mancherebbe altro, ma è la forma che assume una connotazione negativa di quello che vuole comunicare al pubblico. Perché affidare al proprio corpo l'esposizione di concetti di vita e di non fare affidamento a quel briciolo di testa, parafrasando un successo di Marcella Bella. A destare più notizia è stato il bacio con uno dei musicisti. Ma se ci soffermiamo su questo, siamo alla frutta. Finché è solo un bacio, è niente a confronto dello scempio che stiamo vedendo.

Tanti i promossi e i bocciati. Anche se, quest'anno, sembrerà strano che non si riesca a trovare un promosso degno di nota, forse perché, gli anni precedenti, siamo stati abituati a vedere uno spettacolo di tutt'altro genere, con la musica al centro. La famosa canzone di Ivano Fossati "La musica che gira intorno" sta venendo a mancare, non solo per la superficialità dei brani, dal punto di vista compositivo, della musica e del testo, ma anche per la scadenza di quella musica che, da anni, sta mancando. Se dovessimo salvare qualcosa di questo festival è la "musica leggerissima" dei Colapesce Dimartino. Di questi tempi, ne abbiamo bisogno. Fosse per gli altri che gli hanno apprezzati, come me, meriterebbero di arrivare sul podio, ma non perché il testo e la musica sembrano adattarsi al contesto di oggi, ma perché non abbiamo bisogno di urlatori o di giovani che, già a sedici anni, si sentono arrivati. Un bel pezzo che ci è arrivato e che meriterebbe di arrivare sul podio. Questo non accadrà, ovviamente, come siamo già abituati. Vedrete che si piazzeranno i meno probabili? Si, perché Sanremo, da anni, ci ha abituato a tutto. Non vedo il motivo per cui, quest'anno, non avvenga allo stesso modo. 

Della serata di ieri, ci rimangono poche cose. È già tanto riuscirle a trovare. A parte la perfomance dell'Amoroso e della Marrone che, più che un duetto, sembrava una gara a chi gridava per primo. Va beh, proseguiamo con il monologo di Barbara Palombelli. È diventato un pessimo vizio fare i discorsetti per rimpiazzare quello spazio. I tempi, in cui si ascoltava la musica, quella vera, sono finiti. Dobbiamo dimenticare quella sfilata di fiori e di eleganza. Era un'altra cosa. Meno ospiti, meno pubblicità, meno esibizionismo, anche se, a volte, c'è stato, ha sfiorato il limite della sopportazione. Arrivare ad Achille Lauro ce ne vuole. C'erano meno perdite di tempo con ospitate. La differenza, indovinate, dov'è? Nella qualità della musica, si, perché per quanto quei pochi che ci sono oggi si stiano impegnando (e menomale) a mantenere viva la musica, c'è chi, invece, la sta facendo imbruttire. Ci mancherebbe altro. Non interpretiamo questo messaggio come un nostalgico ritorno al passato.

Possiamo imbastire un festival di qualità anche oggi. Basta che ci si renda conto che, se dovessimo andare di questo passo, il festival chiuderà i battenti. C'è, alla base di questo fallimento degli ultimi anni, una scelta approssimata e superficiale dei brani, come per dire: "facciamolo lo stesso, anche se non ci sono brani all'altezza". Perché ostinarsi nel reclutare, in fasce, giovani che non hanno niente a che vedere con la musica? Basta che ottengano milioni di visualizzazioni sui canali YouTube e social per fargli calcare il palco di Sanremo.

Deve cambiare musica, a tutti gli effetti, a partire dal conduttore. Amadeus, per quanto sia un presentatore preparato, abbiamo bisogno di una rispolverata. Ci vorrebbe un Flavio Insinna, capace, con le sue battute e il suo modo di fare garbato ed educato, come sta facendo con "L'eredità". Sarebbe un sogno se ci fosse una Milly Carlucci. L'abbiamo vista, in passato, come valletta a Sanremo. Meriterebbe il salto di qualità, perché non solo è una professionista di alto livello, ma perché sa tenere la conduzione con educazione, pacatezza e senza pregiudizi per nessuno. 
Per l'anno prossimo, pensiamo meglio. Se si deve fare, va bene, altrimenti se dobbiamo assistere a questo scempio, è meglio che chiuda.

Appuntamento a stasera, con la finale, in cui si proclamerà il vincitore. Assente, a causa del virus, Simona Ventura, chissà come la rimpiazzerà Amadeus? Tanti gli ospiti attesi, come la Vanoni, che si esibirà in coppia con Francesco Gabbani, con l'ultimo singolo. Se, nelle serate precedenti, abbiamo assistito alla fine delle puntate verso le due, per stasera, vi consiglierei di prepararvi la colazione, con tanto di caffé e cappuccino. Si, perché, mentre Amadeus annuncerà il vincitore, staremo a fare colazione. Buonanotte, anzi buongiorno!
Buon Sanremo a tutti e speriamo che, dall'anno prossimo, sia migliore per le nostre orecchie, perché di urla e di scene poco improponibili ne abbiamo le tasche piene. 




Lasciare un commento