mercoledì 3 marzo - Anna Maria Iozzi

Festival di Sanremo: Loredana Bertè la vera protagonista della prima serata

Sembrava ieri, quando Amadeus annunciava Diodato come vincitore della 70esima edizione del Festival di Sanremo. Il vincitore dello scorso anno ha inaugurato la serata, con tanto di emozione e di stecche, con il brano "Fai rumore".

Un ritorno alle origini. A distanza di anno, quante cose sono cambiate. I distanziamenti, l'impossibilità di godere di quell'abbraccio consolatorio del pubblico, la colonna portante degli spettacoli. Quello degli spettacoli è uno dei settori che, più di tanti, sta soffrendo. Il fatto di potersi radunare in una piazza, in uno studio televisivo o in un teatro importante come quello del Festival, rappresenta una boccata di ossigeno. Alla luce dei fatti, rinunciare a tutto quello che, fino a prima, snobbavamo, oggi come per magia, lo riscopriamo. 

Ma ritorniamo al motivo per cui ci ritroviamo a scrivere questo articolo. La prima serata del Festival è iniziata con un monologo alquanto prevedibile di Amadeus, per non parlare dell'incursione di Fiorello che, con un vestito particolare, strampalato, adatto alla sua verve, ha intonato "Grazie dei fior". A fare più clamore, non è tanto il ricorrente scambio di battute tra "Ciuri", Fiorello, e Amadeus, è l'assenza del pubblico, la vera anima degli spettacoli.

È stata di una tristezza desolante vedere quelle poltrone rosse che, fino all'anno scorso, pullulavano di un parterre d'onore di ospiti, amici, vip, giornalisti. Insomma, un impatto non molto piacevole. D'altronde, se vigiamo in piena pandemia, era più che prevedibile questo "disagio". Ad accrescere questa atmosfera insolita è la reazione degli artisti in gara. Basti pensare che, ad ogni loro ingresso, si percepiva "un'assenza apparecchiata per cena", come direbbe il grande Fabrizio De André nel brano "Disamistade", contenuto nell'album capolavoro "Anime Salve". Non sono molto lontani quei tempi in cui, parafrasando proprio la frase di questa canzone, sembra essere scritta oggi. L'atmosfera scialba di un teatro, abituato gli anni precedenti a quella fastosa e sfarzosa presenza, talvolta ingombrante di personaggi, ha fatto un certo effetto. 

Al bando le chiacchere sul pubblico. In compenso, Amadeus ha potuto rimediare con quello da casa. Certo, non è la stessa cosa, ma è quello che, sbracato sul divano, con tanto di popcorn e patatine, con pigiama, che garantisce gli ascolti. Alla luce dei risultati ottenuti, secondo quanto riportato dai social e dai dati ufficiali, pare che, nella prima parte, si aggirassero intorno agli 11 milioni, per poi calare nella seconda. Era prevedibile: molte pubblicità, dilazioni tra un'esibizione e l'altra, perdite di tempo con gli ospiti.

Una nota degna di nota che, a mio avviso, salva la prima serata, è stata la perfomance della sorprendente Loredana Bertè, un'icona leggendaria della nostra musica italiana. Parte con un medley per per poi proseguire con il nuovo singolo "Figlia di...". Un successo! Uno dei momenti per cui sia valsa la pena seguire il Festival. Loredana ha fatto da rifinitura ad una serata molto sciatta. Il suo look prorompente e trasgressivo, con tanto di farfalline colorate sui capelli, la sua imponente presenza scenica e la sua voce che, per quanto si sia regredita con gli anni, ne ha 70, riesce ancora a stupire. Bello il suo messaggio contro la violenza sulle donne e le scarpe rosse a testimonianza di questa "patologia" sociale che affligge le donne. Tanto di chapeau!

Un pò meno, invece, le esibizioni. Poche le "note" positive della serata. Colapesce Dimartino hanno scaldato i motori con un brano piacevole e armonico con tanto di sonorità anni ottanta. Un bel brano. Funzionerà nelle radio. Annalisa convince. Arriva al primo posto nella classifica. Non male come inizio. Anche se, a mio avviso, avrebbe potuto osare di più. Grande sorpresa per Noemi. Rinnovata nel fisico e nella musica, ha saputo sparigliare le carte di chi la credeva incapace di proporre un brano stupendo. Un brano da primi posti. Senza dubbio. Fasma non tanto convincente. Prevale la monotonia e la ripetitività. Per non parlare di Aiello. Il giovane artista calabrese non ha fatto una bella figura. Molte urla, strepiti. Inconsistente nella forma. Michielin e Fedez sembrano essere tagliati per stare insieme sul palco. C'è molta affinità, segno dei duetti precedenti che hanno fatto. Evidente l'emozione di Fedez. L'abbraccio finale salva l'esibizione. Non è brano spettacolare. Piacerà e funzionerà nelle radio. Imprevedibile, come sempre, Max Gazzè. Il suo ingresso, con tanto di barba e vestito stile Cristoforo Colombo, ci ha dato una "dose" di ironia, visto il titolo e il testo del brano incentrato sui farmaci. Accompagnato da una "band" insolita, impressionanti le sagome. Si salva solo la genialità del testo. Per quanto riguarda il resto, nulla da salvare.

Francesco Renga sembra essere ritornato alle origini. Il suo è un brano che sorprende. Arisa non è al massimo. Il brano, scritto da Gigi D'Alessio, non le calza a pennello. Avrebbe fatto più bella figura se, su quel palco, ci fosse stato l'autore. Deludente! Meglio "La notte" del 2012, con cui è arrivata al terzo posto. Con questo, è già tanto se arriva sesta, come dimostrato nella classifica. Sui Comacose e su Madame, non c'è molto da dire. Entrambi hanno il loro genere, ma non fanno impazzire. Forse, Madame è una delle due che potrebbe stupire per l'interpretazione accorata. Niente di che. 

Non ci spiega come Amadeus abbia potuto ostinarsi nell'avere al suo fianco Ibrahimovic. Con tutto il rispetto del calciatore, non è che sia tutta questa affinità. Che cosa c'entra con Sanremo? Ormai, il Festival è diventato l'hotel del chi, meglio mangia, meglio alloggia. Un reclutamento dei primi che passano. Non ci siamo. Una scelta sbagliata, così come Achille Lauro che, con la sua stravaganza, cerca di conquistare. Piace, sì, a pochi, ma non è il contesto adatto per sfoggiare quell'obbrobrio con tanto di parrucche, trucco e movenze eccessive. Sembra richiamare lo stile di Renato Zero. Per non parlare di Matilda De Angelis. Si, molto brava e spigliata, ma non è stato comprensibile quel monologo sul bacio. Di questi tempi, parlare di abbracci è come chiedere la luna. 

Monologhi e ospitate elaborate. La solita minestra riscaldata con un Fiorello che, a lungo andare, stanca. Abbiamo bisogno della musica. A trovarla. Pazienza! Speriamo che, almeno nella seconda serata, ci sia un po' di brio. Non stupisce più di tanto il calo di ascolti tra la prima e la seconda parte. Andando avanti così, rischiamo di dare la linea a Eleonora Daniele. C'è molto da fare e da aggiustare. Amadeus, con la sua ostinazione nel voler a tutti i costi il pubblico, a che punto, è arrivato? A dover fare a meno del pubblico. Sul resto, è meglio stendere un velo pietoso. Se questa è la nuova rappresentazione musicale sanremese, è meglio astenersi da qualsiasi commento che, a lungo andare, potrebbe ledere ogni facoltà di ingegno. Ai posteri, l'ardua sentenza! 




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