martedì 8 febbraio - Anna Maria Iozzi

Festival di Sanremo: Amadeus il vero vincitore

Quello appena concluso è stato un Festival di Sanremo di grande successo, conclusasi con la vittoria di Mahmood e Blanco. Secondo posto per la tanto e acclamata Elisa. Terzo posto per l’eterno ragazzo, Gianni Morandi, che si è saputo mettere in gioco con un bel brano, frizzante e dirompente scritto da Jovanotti, il quale lo ha affiancato nella serata delle cover, vinta dallo stesso, con un medley nel quale ha riproposto i suoi più grandi successi insieme a quelli di Jovanotti.

Il merito di tutto questo caleidoscopio di emozioni e di successo va rivolto, senza ombra di dubbio, ad Amadeus che, al suo terzo anno di conduzione consecutiva, nonostante non fosse stato affiancato per tutte le sere da Fiorello, fatta eccezione per la prima, è riuscito ad offrire un cast assortito e ben variegato, accontentando tutti i gusti degli spettatori, dai veterani ai più giovani artisti emergenti. Non era affatto semplice avvalersi di un’accurata selezione in grado di cogliere, nel segno della meraviglia e dello stupore dell’ascolto, i testi che sarebbero stati accolti con grande attesa dal pubblico.

È risaputo, come da prassi di questa manifestazione, che non tutti i brani possano accogliere un notevole indice di gradimento più che rispettabile. Ognuno li valuta in base a quello che viene percepito in termini di emozioni. Fatta eccezione per qualche brano, tutto sommato è stato un festival in cui è stato raggiunto un livello di qualità accettabile che ha molto stupito. Un Sanremo dei record e non poteva essere altrimenti alla luce dell’atmosfera surreale in cui la sala dell’Ariston era catapultata l’anno scorso. Quei palloncini che allietavano l’assenza del pubblico hanno creato una voragine di vuoto non indifferente. Per questo, rispetto all’anno scorso, in questa edizione, c’è stata la voglia di riscatto, rinascita e di gioia, come ha rimarcato il padrone di casa.

I dati di ascolto hanno fatto trasparire la voglia di ripartire con un notevole slancio di entusiasmo. Si è notato grazie ad un intenso lavoro collaborativo, fatto di una squadra che, in queste cinque serate, ha mantenuto alta la determinazione, il sacrificio e l’impegno di garantire uno spettacolo e un’evasione dalla quotidianità nel segno della leggerezza e di questo è quello che avevamo bisogno.

In questa edizione, ne abbiamo viste e sentite tante. Monologhi sul razzismo, sul concetto di diversità, unicità, esaltato da una padrona di casa, una delle migliori che Amadeus potesse coinvolgere nella manifestazione: Drusilla Foer. Con la sua ironia e prorompente personalità, ha fatto centro e conquistato un posto di onore e nel cuore di tutti noi, facendoci sentire essere unici e mai sbagliati. Tanto di chapeau!

Il resto lo si commenta da solo per quello che è stato offerto. Grande emozione per la serata delle cover. Insomma, non è mancato nulla per far svettare questa edizione al massimo del successo. Non era affatto facile convivere con l’idea di non riuscire, per Amadeus, al suo terzo anno, a bissare un successo così eclatante. Ci è riuscito. Ha tenuto testa, facendosi affiancare dalla sua personalità, esperienza, garbo e rispetto nei riguardi del pubblico. Staremo certi che, alla luce di quello che è emerso in questa edizione di successo, ci siano tutti i presupposti per essere riconfermato l’anno prossimo. Il suo Sanremo, in un anno particolarmente difficile, ha dato dimostrazione di come si sappia fare spettacolo e musica, nonostante le limitazioni. Bastava vedere la goliardia e la spensieratezza dei cantanti in gara per capire che ci fosse un clima diverso, quello di cui il pubblico aveva bisogno.

Abbiamo assistito ad un mix di vari generi, una miscellanea di sonorità, contesti in cui la profonda testualità di alcune tematiche affrontate in questa edizione hanno reso questo festival come uno dei più seguiti. Non è un caso che abbia avuto un notevole riscontro in termini di ascolto. C'è chi si è lasciato avvolgere dalle musicalità e chi dal testo. In entrambi i casi, il secondo posto di Elisa testimonia il fatto di saper presentare un bel brano di grande impatto testuale e interpretativo oltre che musicale che avrebbe meritato di vincere, a distanza di ventun'anni dalla sua partecipazione.

Una menzione speciale di riferimento va fatta, senza ombra di dubbio, a Gianni Morandi, senza nulla togliere a tutti gli altri partecipanti, a cui si deve il massimo rispetto per l'impegno e il sacrificio che hanno portato sul palco nel presentare la propria canzone.

Il fatto che alla sua età si sia misurato in un contesto molto cambiato negli anni dal punto di vista dell'evoluzione musicale, dà la piena dimostrazione di come si sia saputo mettere in gioco senza strafare. È stato il vincitore morale di questa kermesse. Una nota positiva che ha portato un po' di leggerezza e di armonia in una realtà difficile per quello che stiamo vivendo.

Tutto sommato, è stato un Sanremo all'insegna di bei testi, musiche in cui ognuno di noi si è identificato per esperienze e vissuti personali. A questo serve la musica, a far trasparire quello che ci portiamo dentro. Se funziona, allora vuol dire che quelle note e quei testi ci hanno colto nel segno.




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