martedì 28 aprile - Camillo Pignata

Fascismo e libertà di parola: il ruolo di una Repubblica antifascista

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" art 21 Cost. Anche i fascisti? I fascisti hanno diritto di parola?


E un problema che si pone, perché ci interroga sul rapporto tra libertà di opinione, diritto del cittadino a conoscere da una parte, e il dovere, in una repubblica antifascista nata dalla resistenza, di non legittimare il fascismo e i fascisti.

C’è una differenza tra una repubblica che non è fascista e una repubblica antifascista. Per la prima la lotta al fascismo è un optional, per la seconda è un dovere. Nella prima i fascisti hanno diritto di parola nella seconda no. La prima può concedere ai fascisti le piazze pubbliche per i loro comizi, consentire che siano ospitati in tutti i media, intervistati, invitati in trasmissioni televisive. La seconda no. La prima può consentire l'apologia del fascismo e la promozione del nuovo fascismo. La seconda no.

“Uno degli aspetti più ridicoli della democrazia rimarrà sempre il fatto abbia essa stessa offerto ai suoi nemici mortali i mezzi mediante i quali distruggerla" diceva Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda Nazista.

Allora il punto è se la democrazia può essere complice della sua distruzione, di quelli che utilizzano il diritto di parola per abbatterla. Il punto è: se i fascisti che non si riconoscono in questa Repubblica democratica antifascista, nata dalla resistenza possano usufruire dei diritti e delle libertà in essa previste compresa la libertà di opinione.

Il punto é se i portatori di un’opinione che opprime le altre opinioni, possono, in nome della libertà di opinione, liberamente manifestarla in una scuola o in un qualsiasi altro luogo pubblico. Il punto è se un’opinione che veicola ideologie del passato contrarie a quei valori universali imprescindibili come la pace, il rispetto e la libertà, possa essere libera. 

C’è una differenza tra politica e propaganda. La politica utilizza le opinioni la propaganda le frasi ad effetto. Le prime hanno in se stesse un nucleo di libertà perché stimolano il confronto anche il conflitto, le seconde un nucleo censorio autoritari tario, perché manipolano il cervello lo addomesticano non lo stimolano. Le prima possono essere giuste o sbagliate non sono mai autoritarie le seconde sono sempre autoritarie.

Le opinioni segnano la rotta di una linea politica, sono il prodotto di un ragionamento e mai di asserzioni, di frasi non argomentate e non giustificate. Le frasi dogmatiche escludono ogni adesione critica, ma postulano una adesione fideistica. E ciò significa coinvolgere i cittadini in un processo di asservimento mentale di cultura e di comportamento.

Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay