martedì 8 novembre - La bottega del Barbieri

Fake news sul reddito di cittadinanza

Pubblicate da Il Mattino, Il Corriere della Sera e altri giornali. A cura dell’Associazione Marco Mascagna – Newsletter n. 14 del 21 ottobre 2022

“Reddito, più della metà assegnato a finti poveri. La Caritas: va cambiato”. Cosi titolano Il Mattino, Il Messaggero, Il Gazzettino (quotidiani di Franco Caltagirone), La voce del Trentino e vari altri giornali e siti online [1]. La notizia, però, è falsa: una fake news, una bufala.

L’articolo verte sul rapporto della Caritas sulla povertà in Italia, nel quale è citato il seguente dato: solo il 44% dei poveri assoluti riceve il reddito di cittadinanza [2]. Questo dato non significa che il 56% di chi lo riceve è un falso povero. Significa che il 56% dei poveri assoluti non lo riceve. Le due percentuali complementari (44% e 56%) devono riferirsi al medesimo insieme (i poveri assoluti). Se si riferisce la percentuale complementare (56%) a un altro insieme (l’insieme percettori del reddito di cittadinanza) si fa un grave errore di logica. Il titolo dei giornali di Caltagirone sarebbe stato veritiero se il rapporto avesse affermato che: “Il 44% dei percettori del reddito di cittadinanza è povero”, ma il rapporto non dice questo. Dice che “su 100 poveri assoluti solo 44 lo ricevono” e questi 44 potrebbero anche essere il 100% dei percettori del reddito di cittadinanza.
 
Inoltre la Caritas chiede di cambiare il reddito di cittadinanza non perché lo hanno “i finti poveri”, ma perché i criteri per accedervi sono troppo selettivi. Per esempio tra gli stranieri può accedervi solo chi risiede legalmente in Italia da più di 10 anni e ciò esclude dal reddito di cittadinanza molti poveri (la povertà assoluta è quattro volte più frequente tra gli stranieri regolari che tra gli italiani). Inoltre la procedura non è semplice e i criteri per averne diritto fanno sì che una parte dei più poveri dei poveri non lo richiede, mentre vi accede anche una parte delle persone in povertà relativa o a rischio di povertà.
 
I “poveri”, infatti, sono di vario tipo: vi sono le persone prive di reddito (quelle che, se non percepiscono il reddito di cittadinanza, vivono di elemosina o di illegalità); quelle che hanno un reddito che non permette di soddisfare i bisogni fondamentali (alloggio, vitto, vestiario ecc.); quelle che hanno un reddito tale da poter soddisfare i bisogni fondamentali, ma che comunque vivono in ristrettezze (per esempio non hanno possibilità di mettere soldi da parte per cui vivono nella precarietà e sono a rischio di scivolare nella povertà assoluta). Definire “finto povero” chi non è povero assoluto (cioè chi appartiene alle prime due tipologie di povertà su esposte) è un’offesa che questi cittadini non meritano e che dimostra una totale incomprensione per le serie difficoltà in cui tanti milioni di persone vivono.
 
Da quando esiste il reddito di cittadinanza la stragrande maggioranza dei giornali ha fatto credere che tantissime persone che fanno la bella vita (i “finti poveri”) lo hanno percepito, che le truffe per percepirlo sono numerosissime causando un danno enorme alle casse dello Stato, che lo Stato si sta dissanguando per questa misura demagogica. Tra gli esempi più eclatanti l’articolo del Corriere della Sera dal titolo “Reddito di cittadinanza e falsi invalidi: così i «furbetti» hanno sottratto allo Stato 15 miliardi in due anni”: una fake news colossale (purtroppo ripresa da vari giornali, siti web, politici) [3]. Nel rapporto della Guardia di Finanza da cui prende spunto l’articolo, infatti, è scritto che l’insieme di tutte le truffe ai danni dello Stato scoperte dalla GdF nel 2020 e nei primi 8 mesi del 2021 ammontano a 15 miliardi e che quelle relative al reddito di cittadinanza ammontano solo a 127 milioni di euro (cioè lo 0,8% dei 15 miliardi) e ai falsi invalidi a 48 milioni di euro (pari a 0,3% del totale). Il grosso del danno all’erario è dovuto alle truffe negli appalti pubblici (6 miliardi di euro), seguite dalle truffe operate da aziende per accedere a contributi statali o della UE (oltre 1 miliardo di euro). Quindi i “furbetti” del reddito di cittadinanza e i falsi invalidi incidono solo per poco più dell’1% sulle truffe allo Stato, mentre il grosso (oltre il 50%) è causato dalle aziende che imbrogliano sugli appalti e per ottenere finanziamenti che non spettano. Ma il Corriere della Sera stravolge la realtà è ascrive l’intero danno all’erario (15 miliardi) ai percettori del reddito di cittadinanza e ai falsi pensionati tacendo delle truffe operate dalle aziende (forse perché Urbano Cairo, proprietario del Corriere e de La7, è a capo di molte aziende ed è stato condannato nel 1999 per appropriazione indebita, fatture per operazioni inesistenti e falso in bilancio?).
 
Poi ci chiediamo perché tanta attenzione alle truffe del reddito di cittadinanza, che hanno comportato un danno di 127 milioni di euro in 20 mesi, e così poca per le truffe per bonus edilizi, che hanno causato un danno di 800 milioni in 12 mesi (di cui circa il 90% ascrivibile al bonus facciate)[4]? Forse perché non sono i poveri a beneficiare dei bonus edilizi ma i proprietari di prime e seconde case? Forse perché i dati ci dicono che sono soprattutto i benestanti e i ricchi a prendersi il grosso dei finanziamenti per i bonus edilizi [5]?
 
Un’altra bufala sul reddito di cittadinanza è uscita ai primi di ottobre su Il Giornale, Il Secolo d’Italia e vari quotidiani e siti web: “Persino il Papa cancella il reddito” [6]. Il Papa, nel discorso citato da questi articoli, non parla del reddito di cittadinanza ma dell’urgenza di cambiare l’attuale sistema economico, che è teso solo alla crescita economica e alla massimizzazione del profitto e non alla “promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”, per cui è necessario “vedere la realtà dalla parte dei poveri” e non “dall’alto verso il basso”. E prosegue affermando: “La crescita inclusiva trova il suo punto di partenza in uno sguardo non ripiegato su di sé, libero dalla ricerca del profitto. La povertà non si combatte con l’assistenzialismo. No! L’anestetizza ma non la combatte” [7]. Ci vuole una certa fantasia e malafede per sintetizzare un discorso del genere in “Il papa boccia il reddito di cittadinanza” [8].
 
La realtà è che gran parte dei giornali e delle tv, solitamente di proprietà di imprenditori straricchi, vuole farci credere che non sono gli imprenditori a truffare lo Stato e a percepire soldi che non spettano ma i percettori del reddito di cittadinanza e che è sbagliato dare un piccolo sussidio a chi vive nella miseria o ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese mentre è molto meglio dare i soldi a loro che così potranno impiegarli per creare posti di lavoro. Peccato che nel corso degli anni siano stati regalati decine e decine di miliardi a tali soggetti e di posti di lavoro se ne sono creati pochi e precari. Forse perché, come dice il Papa, hanno lo sguardo ripiegato su di sé e pensano solo al proprio profitto e dei poveri e di chi è in difficoltà non gliene frega niente.
 
 
Note: 1) Tutti questi articoli sono stati pubblicati il 18 ottobre 2022; 2) Caritas Italiana: L’anello debole: rapporto 2022 su povertà ed esclusione sociale in Italia; 3) L’articolo è stato pubblicato il 18 ottobre 2021; 4) Il Sole 24 Ore: Bonus edilizi, l’agenzia delle Entrate scopre 800 milioni di crediti inesistenti, 7/11/2021; 5) Lavoce.info: L’impatto sull’equità distributiva della revisione Irpef e del Superbonus, 24/12/21; 6) Il Giornale, 9 ottobre 2022; 7) Discorso di Papa Francesco ai partecipanti al convegno della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice “Crescita inclusiva per sradicare la povertà e promuovere lo sviluppo sostenibile e la pace”; 8) Nel corso di questi anni sono usciti vari articoli sul papa che boccia il reddito di cittadinanza (il primo che conosciamo è del 15 giugno 2018). Ciò accade perché il papa ritorna spesso su temi che ha sviluppato nell’enciclica Laudato sì e ogni volta i giornalisti cercano di strumentalizzarlo ai loro fini. Riportiamo una sintesi e alcuni brani della Laudato sì che sono così male interpretati: L’uomo deve essere “l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale” e piuttosto che “gli interessi limitati delle imprese e di una discutibile razionalità economica” bisogna “perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro per tutti. … Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale. In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Tuttavia l’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso”.



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