giovedì 14 luglio - Giovanni Greto

Fabio Biondi dirige l’orchestra del Teatro La Fenice per interpretare composizioni di Vivaldi e Haydn

Un bel programma al Teatro Malibran applaudito con calore da un pubblico attento

 

Fabio Biondi (Palermo, 15 marzo 1961), uno dei direttori d’orchestra e dei violinisti più apprezzati nel panorama attuale, è ritornato al Teatro Malibran, nell’ambito della stagione sinfonica 2021-2022, eseguendo un programma di musiche di Antonio Vivaldi (1678-1741) e Franz Joseph Haydn (1732-1809).

Nella prima parte, dedicata a Vivaldi, si sono ascoltate due Sinfonie, tratte dal catalogo lirico. La prima, dall’Ercole sul Termodonte, che debuttò con travolgente successo il 23 gennaio 1723 al teatro Capranica di Roma ; la seconda, dalla Griselda – recentemente apprezzata nel cartellone del Teatro Veneziano, lodevolmente attento da diverso tempo, a scoprire la produzione operistica del “Prete Rosso” - che debuttò a Venezia al Teatro Grimani di San Samuele il 18 maggio 1735.

Sia queste composizioni, che i due concerti ascoltati in questa prima parte – il Concerto per archi in Fa maggiore RV 141, risalente probabilmente al 1720 e il Concerto per violino RV 222, databile intorno al 1738, “per la signora Chiara”, l’allieva più brava e una delle preferite dall’illustre insegnante veneziano – testimoniano la creazione della forma in tre movimenti (Allegro, Adagio, Allegro), il cui assetto definitivo si troverà in Mozart.

Già dall’esecuzione del primo movimento, l’Allegro in 4/4, si percepisce la gioia e l’abilità tecnica indirizzata ad un virtuosismo non fine a sé stesso, di Fabio Biondi, il quale fondò nel 1990 l’ensemble Europa Galante, che si è esibito in tutto il mondo, diventando l’organico italiano specializzato in musica antica più famoso e premiato in campo internazionale.

Di questa sua gioia, legata alla ricerca, nel suonare la musica Barocca, ha ottenuto vantaggio l’orchestra del Teatro, spinta a dare il meglio di sé, attenta ad assecondare le indicazioni del solista/direttore.

La seconda parte del programma ha proposto due pagine di Haydn .

Il Divertimento in Re maggiore Hob. III D. 3, una primizia della sua produzione cameristica, è un divertissement galante, pensato per una cerchia mista di professionisti e scelti dilettanti. Catalogato sia come Divertimento, che come Quartetto per archi, fu composto per il barone Carl Josef von Furnberg intorno al 1756. Costui aveva scritturato il compositore, fresco di studi, disoccupato e costantemente affamato, come domestico-violinista per la sua tenuta estiva di Weinzierl nella bassa Austria. E’ un lungo brano, di piacevolissimo ascolto, nel quale l’impianto tonale resta saldamente legato al Re maggiore. Ha in sé connotati di Hausmusik per pochi intimi, prefigurando quella che diventerà la pratica del Quartetto d’archi nei salotti borghesi dell’Ottocento.

I movimenti sono 5 : Adagio (Tema con cinque variazioni) / Minuet I/ Andante/ Minuet II/ Presto.

Il brano conclusivo, il Concerto per violino in Sol maggiore Hob. VII n. 4, risale al 1769 e venne composto per l’orchestra di corte del suo protettore, il principe ungherese Paul Anton Esterhazy e per il violino solista di Luigi Tomasini, un pesarese che aveva studiato a Venezia e che era stato anch’esso reclutato alla corte del prestigioso mecenate. Il concerto evidenzia nell’Autore una vocazione fortissima per la melodia, sorretta da un’elaborazione tematica ben costruita nella triplice disposizione dei tempi – Allegro moderato / Adagio, simile a un’aria vocale bipartita / Allegro – di classico impianto formale, secondo un’impostazione del discorso strumentale non più rigidamente settecentesca e accademica.

Ottimo il fraseggio di Fabio Biondi, che dà vita ad impeccabili assolo, stimolando un interessante dialogo lirico con l’Orchestra, col risultato di arricchire il carattere generale della composizione.

Applausi sinceri e prolungati fanno rientrare il violinista-direttore che, sempre più rilassato e felice nel volto, dopo un’avvincente narrazione degli aspetti professionali di Vivaldi, quale insegnante all’Ospedale della Pietà dal 1703 al 1740 - fondato nel 1346 dal frate francescano Petruccio d’Assisi - ha eseguito l’Adagio di Chiaretta.

Costei, abbandonata all’età di due mesi all’Ospedale, diventerà una delle più brave violiniste del Settecento, senza mai uscire dalla Pietà, deliziando il pubblico veneziano e diventando l’allieva prediletta di compositori come Vivaldi, Nicola Antonio Porpora e Antonio Martinelli (pseudonimo di Dario Asioli).




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