mercoledì 25 marzo - Phastidio

Eurobond ESM: perché Conte li sta chiedendo?

Ha suscitato perplessità e polemiche (eufemismi) l’intervista al Financial Times in cui il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, richiede alla Ue l’attivazione della potenza di fuoco del Meccanismo europeo di stabilità (MES-ESM), per integrare l’azione della Bce. 

Dovrebbe essere iniziativa collettiva ed incondizionata, di fatto l’emissione degli anelati/temuti/famosi/famigerati Eurobond. Non è difficile capire le motivazioni di questa posizione.

Come scrivevo qui, il mondo va verso un enorme aumento di stock di debito pubblico, usato per assorbire debito privato e limitare entro il possibile l’impatto di uno shock economico senza precedenti, dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Le banche centrali stanno iniziando ad eseguire, inclusa la Bce. Che, dopo gli iniziali errori di comunicazione e malgrado tensioni e divaricazioni per linee nazionali sempre più palesi al suo interno, ha potenziato la linea di intervento. Per ora siamo ancora nell’ambito degli acquisti su mercato secondario e sul mantenimento in essere dello stock di debito pubblico, che quindi andrà ripagato/rinnovato a scadenza.

Ma è assai difficile pensare che presto o tardi non si arriverà alla monetizzazione. Che potrebbe prendere la forma di rinnovo a scadenza da parte della banca centrale, e avanti così sine die, oppure di trasformazione in perpetuità: questa ipotesi è più difficile, perché rende manifesta la monetizzazione, strappando veli di ipocrisia e innervosendo i mercati. Come che sia, le dimensioni dei bilanci delle banche centrali diverranno enormi.

In Eurozona c’è un problema: la separazione dei singoli debiti pubblici nazionali. Questo vuol dire che, terminata l’emergenza, ogni paese sarà solo con se stesso e col proprio debito. Al più, potrà contare sulla Bce e sul mantenimento a oltranza di tassi d’interesse nulli o negativi. Se si cresce, questo sarà un aiuto per venirne fuori da soli. Se non si riesce a crescere, vedi l’Italia, il rapporto debito-Pil si autoalimenta e si giunge alla capitolazione.

Cosa è la capitolazione? La ristrutturazione del debito pubblico, cioè il default. Prima del quale si passa, per i paesi che possono permetterselo, alla compensazione di debito pubblico e ricchezza privata, mediante imposte patrimoniali straordinarie. Il nostro paese può permetterselo.

Questo, non da oggi, è quello che vogliono i paesi dell’Eurozona che hanno conti in ordine o che comunque riescono a crescere, in condizioni normali. Pensateci: a ruoli invertiti, voi che fareste? Direste che siamo tutti fratelli e che siete disposti a prendervi carico dei debiti altrui? No, vero?

Ecco perché il premier italiano chiede l’emissione di obbligazioni dell’Eurozona, senza condizionalità e senza stigmi, ed ha identificato l’ESM come veicolo pronto all’uso. Perché così facendo si ridurrebbe la pressione alla lievitazione dei debiti nazionali, creando un nucleo di debito pubblico collettivo. La Bce potrebbe sottoscrivere tali bond oppure no, perché è verosimile che il mercato mondiale avrebbe appetito per essi.

Quindi non si tratta di richiesta di linea di credito per singolo paese con condizionalità più o meno blande ma di vera e propria emissione incondizionata di eurobond. Potrebbe essere dedicata alle spese sanitarie, con esborsi verificati. Il ricavato potrebbe essere assegnato ai singoli paesi in proporzione alla loro capital key, cioè la partecipazione al capitale della Bce, oppure con deviazioni a favore dei paesi più colpiti.

Ecco il perché della richiesta, a cui si affiancheranno fatalmente altri paesi (sta già avvenendo): ridurre la pressione all’aumento abnorme di debito pubblico nazionale, che porterà fatalmente alla resa dei conti, tra qualche tempo. Ed ecco perché i paesi a basso debito pubblico resistono alla richiesta medesima: vogliono che i singoli paesi arrivino prima a usare la ricchezza privata per ridurre il loro debito e solo dopo si potrà mettere mano a strumenti di debito collettivo, che saranno il nucleo centrale del safe asset europeo.

Da quanto si aggraverà la situazione sanitaria ed economica in Europa e nei singoli paesi, vedremo l’evoluzione di questa tensione tra chi vuole diluire e diffondere il proprio indebitamento pubblico nazionale, e chi no. Non è nulla di inedito, questa dinamica si ripropone dalla Grande Crisi Finanziaria. La differenza è che, ora, gli stock di debito sono destinati ad assumere dimensioni sempre meno gestibili per i singoli stati.

Nel mezzo, la Bce, che potrebbe essere la valvola di sfogo delle strategie di resistenza dei paesi oggi a basso debito. Nel senso che, per prendere tempo ed evitare l’emissione di eurobond, potrebbe essere autorizzata a notevoli torsioni del proprio mandato e statuto, per rispettarne la lettera ma non la sostanza.

 

Bank of Portugal Governor Carlos Costa: "measures such as eurobonds should be considered".

 
 
 

Foto di ProfessionalPhoto da Pixabay 




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