giovedì 29 aprile - UAAR - A ragion veduta

Essere umanisti in Pakistan

Conversazione con un umanista militante che non è libero di rivelare la propria identità e neppure quella dell’organizzazione da lui guidata. Dal n. 5/2020 della rivista Nessun Dogma.
 

Nel luglio del 2020 Humanists International, l’organismo che rappresenta l’umanismo laico a livello mondiale attraverso le sue organizzazioni affiliate, come l’Uaar in Italia, ci ha offerto la rara opportunità di conversare con un attivista che milita nella più importante associazione umanista pakistana. Felice di rispondere alle nostre domande, egli ha però preteso risolutamente che l’intervista venisse resa anonima, eliminando qualsiasi riferimento riconducibile a lui, alla sua famiglia, ai suoi compagni di lotta, al suo ruolo nell’organigramma e persino all’organizzazione stessa: un esempio pratico del perché iniziative quali Protect Humanists at Risk sono più che mai necessarie.

Parlaci della tua storia: come sei diventato un umanista in Pakistan?

Quando sono nato, la vita era quasi organicamente integrata con la flora e la fauna, ricca di un folklore esistenziale. I corsi d’acqua non erano ancora stati prosciugati. Ricordo vividamente la vita incontaminata nel mio villaggio ancestrale sulle rive di un fiume. Non c’erano strade asfaltate, né elettricità. Solo i sentieri tra gli arbusti attraverso i boschi.

A parte queste reminiscenze bucoliche, tutta la mia formazione avvenne in una scuola pubblica nella grande città dove mio padre aveva trovato lavoro. Ma il 5 luglio 1977 fu dichiarata la legge marziale, sotto il generale e dittatore Zia-ul-Haq, e improvvisamente assistemmo a una pioggia di chierici lanciati a indottrinare le scuole pubbliche: ovviamente fu fornito loro accesso diretto all’insegnamento, aggirando regole e procedure. Questa nuova ondata di religiosità estrema e islamizzazione della società eclissò tutti i precedenti tentativi, al confronto velleitari. I libri di testo furono riscritti con poderose iniezioni di confessionalismo e deformando la storia locale. I nostri insegnanti non avevano mai visto una tale adulterazione regressiva delle materie scolastiche, con una letale overdose di religione. Si resero conto che la mentalità fondamentalista dei seminari islamisti veniva trasferita a forza nei programmi nazionali della scuola pubblica. I più razionalisti tra i nostri insegnanti si sforzarono di contrastare l’avanzata dell’islamismo e l’imitazione della cultura araba nella società, animando dei circoli di studio informali. Grazie a questi maestri colti e impegnati alcuni di noi ebbero la fortuna di preservare la curiosità, la libera ricerca e il pensiero logico. Le autorità ricorsero a ogni sorta di opere e omissioni per plasmare le menti dei giovani affinché la capacità di porsi domande fosse sommersa sotto una coltre di dogmatismo e oscurantismo. Ma fuori dalle scuole siamo riusciti a leggere testi come Aam Fikri Mughaltay (Le più comuni fallacie concettuali) del professor Ali Abbas Jalalpuri e Mazi Ke Mazar (Santuari del passato) di Syed Sibte Hassan. Questi due libri in urdu hanno spianato la strada verso l’illuminismo e il razionalismo per il grande pubblico.

Vedendo la devastazione e il bagno di sangue di civili innocenti, perpetrati in tutta la nazione da estremisti religiosi e terroristi, era imperativo gravitare verso l’umanismo respingendo il dogmatismo. Nonostante le già forti tradizioni umaniste presenti nel nostro folklore locale e nella cultura punjabi, radicata nella poesia classica sufi del Punjab e del Sindh, abbiamo cercato alleanze internazionali e nel 2016 abbiamo contattato formalmente l’allora International Humanist and Ethical Union, oggi Humanists International.

Com’è la tua vita da non credente oggi?

Al sorgere dell’epidemia di Covid-19, ci si aspettava che la morsa del dogmatismo si allentasse. Ma in realtà si è persino rafforzata nel mese del ramadan, quando il clero musulmano e gli imam si sono ribellati al distanziamento fisico e alle altre misure di sicurezza. L’attuale dispensa concessa dal primo ministro Imran Khan costituisce una resa incondizionata all’estremismo religioso. Le preghiere di massa sono state condotte senza mascherine né distanze di sicurezza. Alla fine del ramadan, il 25 maggio, abbiamo registrato picchi di mortalità da Covid-19 correlabili alle celebrazioni per l’Eid (la rottura del digiuno).

Quali sono le difficoltà più comuni che tu e gli altri umanisti dovete affrontare in Pakistan?

Sono la paura, l’insinuazione e l’intimidazione. Qualunque sfumatura razionale e logica di una conversazione può essere trasformata in blasfemia e apostasia. Tutti gli atei, i razionalisti e gli umanisti in Pakistan sono costretti a osservare una grandissima cautela nel parlare. Posso citare ad esempio i recenti episodi che hanno coinvolto, attraverso accuse di blasfemia, la dottoressa Arfana Mallah e il professor Sajid Soomro, quest’ultimo arrestato dopo che entrambi avevano manifestato affinché si rispettassero le volontà testamentarie di un importante scrittore sindhi, Atta Muhammad Bhanbro.

Come è visto l’umanismo laico dal governo pakistano e nella cultura predominante?

La campagna diffamatoria contro l’umanismo laico è condotta con molteplici strumenti di coercizione e attacchi da parte delle ronde. Ne è esempio lampante la vicenda di Gulalai Ismail, attivista per i diritti umani pashtun e dirigente di Humanists International. Dopo aver denunciato violenze sessuali e sparizioni sospette, è stata accusata di blasfemia e terrorismo, e infine è stata costretta a fuggire dal suo paese e chiedere asilo in Usa, lasciandosi dietro la famiglia che è tuttora oggetto di persecuzione da parte delle autorità pakistane.

Esistono leggi specifiche contro l’ateismo dichiarato o la blasfemia? Com’è definita esattamente quest’ultima?

Sì, siamo soggetti a leggi draconiane, mentre la definizione di “blasfemia” è estremamente larga e flessibile, trasformandosi così in un formidabile strumento di persecuzione politica. È sufficiente che qualcuno ti calunni o ti diffami con un’accusa priva di fondamento per porre fine alla tua vita.

Si intravede una tendenza alla secolarizzazione tra i giovani?

Tra i giovani non radicalizzati dagli islamisti è un po’ più facile parlare di umanismo e diritti. Ma persino parlare di pari diritti per le minoranze è bollato come blasfemia.

Contenuti laico-umanisti sui social media, e su internet in generale: vengono censurati e/o criminalizzati?

Certamente. Le nostre autorità nel 2019 hanno acquistato dalla Germania e dalla Svizzera equipaggiamenti ad alta tecnologia per la sorveglianza sui social media. Chiaramente questa tecnologia viene utilizzata: tutti gli autori di contenuti che trattano di dissenso politico o questioni religiose sono soggetti a controlli, molestie e persecuzioni.

Cosa puoi dirmi delle comunicazioni private? Avete prove di repressione o condanne basate sulla sorveglianza digitale?

Nessuna pistola fumante, ma le sparizioni forzate sono tutt’altro che rare. I rapimenti e le uccisioni extragiudiziali dilagano.

La pandemia di Covid-19 ha portato cambiamenti nell’atteggiamento delle persone nei confronti della religione e della laicità?

In generale, le teste pensanti si sono rese conto che il Vaticano, la Mecca e altri luoghi sacri e santuari andavano chiusi per fermare il contagio. Molti pellegrini si sono infettati nel corso di assembramenti di massa in Iran e Arabia Saudita. Sars-Cov-2 sfrutta il nostro desiderio istintivo di radunarci in occasioni sociali come matrimoni, funerali, feste e preghiere organizzate. Il virus non ha cervello, ma gli esseri umani ce l’hanno e questo dovrebbe indurli a praticare il distanziamento fisico, indossare le mascherine e lavarsi frequentemente le mani. Il governo e i grandi media si erano genuflessi ai capi religiosi già prima del ramadan, e hanno perciò permesso preghiere affollate nelle moschee, ma il colpo definitivo è stato inferto disorientando la popolazione. Per colpa della confusione, dell’ambivalenza e delle contraddizioni tra le dichiarazioni dello stesso primo ministro sull’epidemia, la gente comune è stata condannata a cogliere il frutto velenoso della negligenza. È presto per dire se l’atteggiamento nei confronti della pandemia sia cambiato. In effetti c’è stato un grande mutamento in coloro che hanno perso i loro cari sotto la scure del Covid-19, ma se confrontato all’oscurantismo prevalente è quasi trascurabile. Nel subcontinente indiano le masse non si fidano dei loro governanti. I governi prelevano grandi porzioni della ricchezza e del reddito dei cittadini tramite imposte dirette e indirette, ma raramente restituiscono servizi, infrastrutture o altre utilità.

Riguardo all’organizzazione in cui militi: quando è stata creata, con quale scopo, e qual è il suo status legale?

È nata nel settembre del 2016 per promuovere i valori dell’umanismo e difendere la libertà di coscienza e gli altri diritti umani laici. È affiliata a Humanists International, ma non è legalmente riconosciuta, per ovvi motivi. Operiamo attraverso i social media e cercando di tessere una rete di persone che si riconoscono in ideali simili e lottano per un cambiamento culturale e una società libera.

Di quali risultati siete più orgogliosi, e quali battaglie considerate più importanti per il futuro?

L’educare i giovani di questo paese all’umanismo laico, attraverso conversazioni private, circoli di studio e un impiego prudente dei social media, è un contributo che riteniamo importante. Il nostro obiettivo a lungo termine è un governo umanista e laico, che consideriamo davvero una soluzione praticabile per i molteplici mali che ci affliggono.

Come possono aiutarvi Humanists International e le sue affiliate, come l’Uaar in Italia e molte altre?

Apprezziamo di cuore l’enorme sostegno morale che ci offrono attraverso dichiarazioni, libri e newsletter. Il loro supporto ha incrementato i nostri sforzi nel denunciare le violazioni dei diritti umani fondamentali e nel far sentire la nostra voce ovunque possibile per suscitare consapevolezza e preoccupazione. Sebbene la scarsità di fondi condizioni sempre i nostri sforzi collettivi, i membri di Humanists International sono riusciti in qualche modo a proteggere gli umanisti a rischio, anche se per motivi di sicurezza tali interventi non possono essere pubblicizzati esplicitamente. Purtroppo le circostanze attuali impediscono di aiutarci finanziariamente dall’estero a promuovere l’umanismo. Gli intellettuali e tutti coloro che si riconoscono nei valori dell’illuminismo in Pakistan stanno lottando per un governo laico che assicuri uguali diritti a tutti i cittadini, senza distinzione di colore della pelle, genere e convinzioni religiose o filosofiche. La comunità internazionale può esercitare pressioni sul nostro regime locale affinché abroghi le leggi sulla blasfemia e ponga fine all’estremismo religioso.

Come funziona in Pakistan il progetto Protect Humanists at Risk, e come pensate che possa essere migliorato?

Deve essere rafforzato fino a quando il dialogo per ripristinare la tolleranza religiosa e il pluralismo non otterrà l’appoggio delle autorità. Fintanto che la religione e il sentimento religioso sono usati come pretesti per la repressione, avremo parecchio da combattere. Il bigottismo settario e lo sputare veleno sono approvati tacitamente, quando non incoraggiati apertamente, sui canali televisivi e nei social media, diffondendo l’odio tra le masse e ostacolando l’uso della ragione nella sfera pubblica. Questa situazione può migliorare solo separando lo stato dalle moschee e dai seminari.

Che altro vorresti dire ai non credenti italiani, che devono fronteggiare le ingerenze del Vaticano nella politica interna e la crescita dell’islam a causa dell’immigrazione?

L’interferenza della religione con la vita pubblica può essere ridotta al minimo educando le persone. Qualunque regime o governo che adoperi la religione come strumento di potere politico è destinato ad avvelenare la vita della gente. Come disse William Butler Yeats, «non appena si tenta di legiferare basandosi sulla religione, si spalanca la via a ogni sorta di intolleranza e persecuzione religiosa».

Fortunatamente grazie a internet abbiamo accesso a letteratura umanista che può aiutare le persone a identificare i propri aguzzini e i fomentatori di divisione. Vorrei menzionare i miei autori preferiti, che hanno illuminato il mio percorso verso i valori umanisti: Thomas Paine, Clarence Darrow, Christopher Hitchens, Richard Dawkins, Sam Harris e il famoso poeta e attivista indiano Javed Akhtar, che si esprime nella lingua urdu/hindi, compresa da 1,7 miliardi di persone tra Kabul e Rangoon. A voi italiani chiedo di imparare dalla nostra esperienza: non permettete mai che le leggi siano basate sul Corano, la Bibbia, la Torah, la Bhagavad Gita o altri testi sacri. L’attuale impennata di oscurantismo populista e neoliberista in India, in Brasile, negli Usa e nella mia patria si possono combattere migliorando le misere condizioni di vita che affliggono gran parte della popolazione: i governanti ci vendono l’illusione di un paradiso in cielo, al costo di disoccupazione, fame e malattia in terra.

Giorgio Maone


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