venerdì 8 maggio - Antonio Mazzeo

Esperimenti a Stelle e Strisce

Dal luglio 2019 Il Comando dell’unità Usa Naval Medical Research Unit (NAMRU) è stato trasferito nella grande stazione aeronavale di Sigonella. Nella base siciliana buona parte delle sperimentazioni dell’unità medico-navale di US Navy sembrerebbero indirizzate alla “guerra” al Covid-19. 

Ancora segretissimi le modalità e i possibili esiti. Nessuna comunicazione è giunta dal Governo italiano, nonostante le legittime preoccupazioni espresse da più parti sul fatto che le pericolose ricerche Usa su virus e batteri si svolgano adesso in una delle aree più densamente popolate della Sicilia. Sperimentazioni, vaccini e alleanze misteriosi. 
21 agosto 1978. In piena Guerra fredda l’Ambasciata Usa in Etiopia inviava un cablogramma top secret al Dipartimento di Stato. Oggetto alcuni articoli comparsi sulla stampa etiope in cui venivano sollevati pesanti dubbi sulle attività svolte da un’unità d’elite medico sanitaria della US Navy, NAMRU - Naval Medical Research Unit, ospitata in Egitto sin dalla fine della seconda guerra mondiale. “Sul quotidiano Herald, il giornalista Mustafà Abubeker ha scritto giorno 18 agosto che è un fatto risaputo che nonostante quanto dichiarato dall’ex presidente Nixon nel 1969, le ricerche sulle armi biologiche procedono ancora (…) così come a un progetto simile lavorava NAMRU-5 in Etiopia prima che venisse chiuso su richiesta del governo”, specificava l’addetto diplomatico statunitense ad Addis Abeba. “Il giornalista aggiungeva che I militari Usa hanno iniziato a differenziare le armi biologiche in difensive ed offensive, ma si tratta di una divisione del tutto simbolica. Contro chi potranno essere utilizzati gli agenti per la guerra biologica? Apparentemente contro le forze armate di una grande potenza, ma se poi le ostilità crescono, anche in Medio Oriente. Non c’è dubbio che una malattia epidemica che colpisca le truppe di quella Potenza potrebbe estendersi poi alla pacifica popolazione che vive vicino ai paesi in ostilità (…) Gli Stati Uniti potrebbero usare le armi biologiche per distruggere l’economia di ogni altro paese in modo da costringerlo a sottostare alle loro politiche. Nel 1971 gli Usa sono riusciti a trasferire a Cuba il virus della peste suina africana e un’epidemia ha ucciso così un considerevole numero di maiali. Il pericolo delle attività di un’unità come NAMRU-3 (oggi esistente al Cairo) per la popolazione non deriva solo dal possibile uso delle armi da essa sviluppate. La stessa ricerca e lo stoccaggio dei batteri e dei virus sono una minaccia la cui grandezza è assai da difficile da stimare. Il virus può fuoriuscire incidentalmente dai laboratori anche grazie il corpo di un impiegato, come è già accaduto in passato nei laboratori militari Usa. Infezioni possono svilupparsi con un incendio in un deposito o durante un attacco contro i laboratori nel caso di manifestazioni anti-americane o di attacchi terroristici. E potrebbe anche accadere che qualche ricercatore di NAMRU-3 possa diventare psicologicamente instabile e usare i batteri dei laboratori per scatenare un’epidemia…”. Mere speculazioni giornalistiche? A non ritenerle tali è lo stesso corpo diplomatico USA che allerta il Dipartimento di Stato e altre ambasciate in Africa e Medio oriente per impedire la propagazione di notizie simili etichettata come “disinformazione comunista”. “Se gli attacchi a NAMRU non si limiteranno a questi articoli apparsi sull’Herald, il Dipartimento dovrebbe inviare ai luoghi interessati questo messaggio e i rapporti richiesti sulla natura e lo scopo delle sue attività”, concludeva l’Ambasciata Usa in Etiopia.
L’appello sortiva il suo effetto e il 4 ottobre 1978 il Dipartimento di Stato inviava un telegramma “confidenziale” agli uffici diplomatici Usa in Egitto, URSS, Indonesia e Taiwan. “Segnaliamo cable con un rapporto sulle affermazioni sovietiche sul possibile coinvolgimento di NAMRU-3 nella guerra biologica”, riportavano le autorità di Washington. “Esiste la possibilità che esse potrebbero far parte della campagna sovietica contro le unità NAMRU. A metà agosto, il giornale Herald di proprietà del governo etiope ha pubblicato simili scurrilità. Il Dipartimento della Difesa ha preparato un documento utile a respingere il contenuto dell’articolo”. Il testo delle due missive è stato desecretato il 20 marzo 2014: l’URSS si era già dissolta da tantissimi anni, l’Etiopia non era più un paese “anti-americano” e i laboratori di NAMRU-3 continuavano a manipolare virus e batteri a pieno ritmo al Cairo mentre i propri ricercatori operavano a fianco dei militari di innumerevoli regimi africani e mediorientali.
Dal luglio 2019 il Comando dell’unità speciale Usa è stato trasferito nella grande stazione aeronavale di Sigonella mentre dovrebbero completarsi presto i lavori di ristrutturazione e ampliamento del Building No. 303 a NAS 1, individuato da US Navy come nuova sede logistica di NAMRU-3. Secondo quanto riportato dai vertici delle forze armate statunitensi, la decisione di “ricollocazione” sarebbe stata presa per non meglio specificate “necessità di potenziamento della sicurezza richiesta”. Nessuna comunicazione è giunta dal governo italiano nonostante le legittime preoccupazioni espresse da più parti sul fatto che le pericolose ricerche Usa su virus e batteri si svolgano adesso in una delle aree più densamente popolate della Sicilia. “NAMRU-3 ha avuto una significativa presenza in Ghana, Gibuti ed Egitto e ha dislocato il proprio personale in altre aree”, spiega il Pentagono. “I ricercatori e i collaboratori di NAMRU-3 sono impegnati in diverse ricerche sulle infermità virali e le malattie tropicali e subtropicali anche in Camerun, Liberia, Nigeria e Giordania, mentre si segue l’evoluzione di eventuali problematiche epidemiologiche di cui potrebbero essere vittime i militari e i dipendenti civili della Difesa dislocati in Turchia, Afghanistan ed Iraq”. “Le ricerche di base, epidemiologiche e cliniche di NAMRU-3 si rivolgono in particolare alle malattie enteriche, alle infezioni acute respiratorie, alle epatiti, alla tubercolosi, alle meningiti, all’HIV e a varie infezioni da parassiti, batteri e virus che sono endemiche e l’unità si è pure specializzata nella ricerca e sperimentazione di agenti profilattici come vaccini e farmaci contro le infermità e le infezioni tropicali”, aggiunge il Pentagono. Dove finisca la ricerca di tipo sanitario e dove inizi invece l’intervento “scientifico” a fini militari e di guerra biologica è tutto da chiarire ma la rilevanza politico-strategica di NAMRU-3 è indubbia, non fosse altro per la sua dipendenza gerarchica dal Centro di Ricerca Medica di US Navy e del Corpo dei Marines con sede a Silver Spring, agenzia con due direzioni preposte alla “protezione del personale militare in caso di attacchi biologici, nucleari e chimici”.
I rumorisul possibile coinvolgimento di NAMRU-3 nella moltiplicazione degli agenti potenzialmente “spendibili” nelle moderne guerre batteriologiche non si sono certamente spenti con la fine dell’URSS e del Patto di Varsavia. Nel marzo 2009, una testata giornalistica egiziana, Al Masry Al Yawm, ha rivelato gli accordi milionari sottoscritti dall’Università del Cairo con il Dipartimento della Difesa per svolgere alcune “ricerche applicate su malattie infettive in corso in Egitto”. Gli articoli hanno scatenato un terremoto politico e il portavoce dell’Università ha dovuto ammettere la partnership con i laboratori di NAMRU-3, US Navy e The American University del Cairo “per studi principalmente rivolti all’influenza aviaria (bird flu)” che aveva colpito diversi cittadini egiziani negli anni precedenti. Un altro quotidiano egiziano, Al-Wafd, in un lungo reportage del 27 gennaio 2012 ha accusato NAMRU-3 di “gestire agenti patogeni capaci di sterminare l’intera nazione”. “Nel 1976, in occasione di un focolaio di meningite in Egitto, NAMRU-3 si offrì di cooperare con l’Abbassia Hospital, ma gli studi furono avvolti nel mistero”, riportò ancora Al-Wafd. “Ottocentocinquantasette persone furono contagiate dalla malattia e 50 morirono in seguito all’intervento di NAMRU, dopo aver ricevuto un medicinale chiamato Dexametazon (…) NAMRU ha suscitato scalpore anche quando i suoi medici hanno cercato di condurre uno studio sperimentale sui bambini ad Al-Bahira, sostenendo che desideravano sviluppare un siero dalla diarrea per una nuova vaccinazione. Doni e denaro sono stati dati alle loro famiglie a Farshut, Umm Al-Laban, Kum Al-Qanatir e in altri villaggi nel centro di Abu Homs, ma alcune di esse hanno rifiutato categoricamente di trasformare i loro figli in cavie da laboratorio…”. I test sono stati confermati nel 2013 dal Journal of Virology della Società Americana di Microbiologia: nello specifico i laboratori dell’unità militare avevano analizzato i tamponi con tessuti rettali e campioni delle feci dei bambini delle comunità rurali vittime di diarree di origine batterica, nell’ambito di una ricerca di alcune università statunitensi sull’Enterotossigeno Escherichia coli (ETEC). Non potevano mancare, ovviamente, gli “studi” sulle principali pandemie influenzali che hanno colpito l’area mediterranea negli ultimi anni. Nel 2016 NAMRU-3 ha isolato il virus H7N9 nell’ambito di un’indagine sul ruolo delle cellule endoteliali polmonari nel reclutamento dei leucociti durante l’infezione virale influenzale. Ancora nel 2016, i laboratori del Cairo hanno “valutato” la risposta immunitaria dei topi al coronavirus Mers-CoV, isolato quattro anni prima in Giordania. Nel 2017 MAMRU-3 ha cooperato nell’isolamento del virus dell’aviaria H10N8 proveniente dalla Cina, contribuendo altresì alla produzione di un apposito vaccino dopo la sua sperimentazione in vitro e in vivo sui furetti. Con l’inatteso trasferimento a Sigonella, buona parte delle sperimentazioni dell’unità medico-navale sono state indirizzate alla “guerra” al Covid-19. Ancora segretissimi le modalità e i possibili esiti: le basi e i laboratori Usa in Italia restano nella piena titolarità dell’ospite a stelle e strisce e non sarà certo l’odierna pandemia a convincere governo e forze politiche a rimettere in discussione le antiche sudditanze.
 

Articolo pubblicato in Le Siciliane – Casablanca, n. 63, 6 maggio 2020.

Foto di Bokskapet da Pixabay 




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