martedì 13 gennaio - Ezio Boero

Esistono ancora limiti ad utilizzare la violenza interna e internazionale da parte di Trump?

Rastrellamenti di immigrati, repressione del dissenso, disprezzo per i poveri, cancellazione dei diritti sociali e ambientali. Attacco al Venezuela con un centinaio di morti, preventivata conquista della Groenlandia coi soldi o con l'esercito, uccisione da parte dell'ICE di Renee Nicole Good a Minneapolis (dove già fu ammazzato l'afro-americano George Floyd nel 2020).

E un contesto sociale in cui il presidente ha diminuito ulteriormente le coperture sanitarie di milioni di statunitensi che non ne dispongono, o non hanno soldi per pagarne di sufficienti, e muoiono a migliaia per mancanza di cure.

Ci si potrebbe chiedere quali siano le motivazioni di chi condivide le politiche di Trump e lo vota. Non i super ricchi, a cui lui concede ulteriori diminuzioni delle tasse e possibilità di trivellare nel mare e nei parchi nazionali. Parliamo del cittadino medio o anche di quello povero.

Le due vittorie elettorali di Trump con la creazione di una sua compatta base sociale, oggi maggioritaria, attengono esclusivamente all'economia? O anche l'aspetto religioso ha un ruolo non indifferente nell'ideologia e nelle scelte politiche di una parte consistente della popolazione degli Stati Uniti?

“Stiamo riportando la religione nel nostro paese” aveva ribadito il presidente degli Stati Uniti nel maggio 2025 in occasione della Giornata nazionale di preghiera, che aveva come tema "affidatevi alla speranza per la potenza dello Spirito Santo". E a luglio aveva emesso una direttiva alle agenzie federali per incoraggiare il credo religioso. Nel febbraio precedente, Trump si era fatto ritrarre mentre firmava un ennesimo ordine esecutivo: la creazione di un Faith Office (ufficio della fede) presso la Casa Bianca. In quella foto, che ricordava la cosiddetta "ultima cena" di Gesù, pastori protestanti col viso estasiato, e anche un sacerdote cattolico, lo attorniavano mentre lui pregava (o fingeva di pregare). Vicina a Trump, Paula White, la consigliera religiosa del presidente, facoltosa telepredicatrice che afferma di aver visto Dio nel 1984, proprietaria di un jet e pastora di una megachiesa della Florida. Una per cui il movimento Black Lives Matter è "l'anticristo" e Gesù sarebbe stato "un peccatore" e non "il nostro Messia" se avesse violato la legge sull'immigrazione. La "teologia della prosperità" da lei propugnata, accentuando l'etica protestante imperniata sul successo individuale, afferma che la ricchezza è il simbolo del favore di Dio. Per converso, lo Stato sociale è "eretico" e anti-americano.

Paula White (un cognome che già un programma da suprematista) e i tanti altri come lei, eleggono a rappresentante della loro teologia del successo un uomo dalle ripetute bancarotte delle sue aziende. Un Trump imprenditore, i cui introiti si sono impennati, risalendo al governo, con l'emissione della sua criptovaluta $Trump, con gli affari immobiliari e finanziari con altri Stati stipulati mentre fa il presidente, col merchandising del marchio MAGA e col rifiuto di pubblicizzare le proprie dichiarazioni dei redditi. Uno speculatore ora inattaccabile a seguito del pronunciamento ad hoc del 2024 della Corte Suprema che considera non responsabili penalmente i presidenti in carica.

Un uomo che godrebbe anche del favore divino (di un Dio che, nella versione evangelica-pentacostale statunitense, non solo è molto occupato per far fare soldi a pochi ricchi ma trova anche il tempo per salvare il loro difensore da un attentato). Consentendo ai sostenitori di Trump, in difficoltà nel presentarlo come un santo, di dipingerlo come "messaggero di Dio", seppur sia stato peccatore, poiché l'attentato lo avrebbe cambiato (come minimo nella coscienza ma, secondo alcuni, anche nella sua intera personalità, per cui adesso sarebbe "un altro uomo", qualunque cosa loro vogliano intendere). La trasformazione di Trump in "unto del signore" è favorita dalla produzione instancabile di segni biblici per le connessioni mistiche che ci sarebbero tra il suo cognome, la data di nascita e di elezione, il trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, ecc. L'attentato del 13 luglio 2024 è ricondotto al Libro del Levitico: il sangue sull’orecchio e sul pollice, la mancanza delle scarpe di Trump dopo la baraonda che si è creata, rappresenterebbero la sua nuova carica di sacerdote, perché “il prete era senza scarpe".

Chi si oppone a questa paccottiglia farneticante è per i suoi ideatori uno strumento della stregoneria e dell’idolatria, un seguace di Satana. Opporsi a Trump per loro significa opporsi a Dio.

In una Nazione in cui 53 dei 56 firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza erano probabilmente massoni, era massone il progetto urbanistico della nuova capitale Washington e i riferimenti inclusi nelle banconote del dollaro (accanto a richiami religiosi come il motto "In God we trust" - Crediamo in Dio) e la divisione tra Stato e religione è costituzionalmente riconosciuta, alcuni Stati del centro-sud della nazione, dal Texas alle due Caroline, impongono a una persona che assume incarichi istituzionali, se non un'appartenenza religiosa, di riconoscere l’esistenza di un essere supremo. Di tutti i presidenti, solamente Jefferson e forse Lincoln non dichiararono una fede religiosa mentre ancor oggi un politico che si dichiari ateo avrebbe difficoltà a essere eletto ad una carica statunitense a qualsiasi livello (lo si è visto anche nel giuramento sui due Corani, sciita e sunnita, del nuovo sindacato di New York, Mamdani).

Almeno il 70% degli statunitensi dichiara di avere una forte appartenenza religiosa. Di questi, i protestanti sono ben più del 50% ma sono divisi in varie correnti. Alcune fondate negli USA (come quelle delle comunità nere, impegnate spesso nelle iniziative per i diritti civili e sociali), altre venute a suo tempo dall'Europa (e oggi molte praticate soprattutto dai ricchi WASP, White Anglo-Saxon Protestants). Tra i protestanti, molti degli evangelici sono attivi tra i ceti popolari, con un diffuso utilizzo della predicazione radiotelevisiva. E basano la loro dottrina su una stretta obbedienza alle indicazioni bibliche, senza alcuna attualizzazione. Tra di loro, la componente dei pentecostali-carismatici è il cuore pulsante del MAGA, il popolo di Trump che vuole "far tornare l'America ancora grande".

Su di loro si veda l'interessante documentario Praying For Armageddon, che esamina il retroterra degli appoggi politici ed economici ad Israele, non solo dei governi degli USA ma anche di grandi organizzazioni religiose. Nello specifico, i cristiano-sionisti di Christians United for Israel (Cristiani Uniti per Israele), che vantano 10 milioni di adepti e che praticano un'interpretazione letterale di alcuni brani della Bibbia e dei Vangeli, scelti qua e là per dimostrare che il mondo si sta avviando verso un Armageddon. Una lotta finale tra il bene e il male, che avverrà nella valle di Megiddo nella Galilea, in cui, in un bagno di sangue, i cattivi saranno sconfitti, favorendo il ritorno di un Cristo in versione guerriero.

Già cristiano presbiteriano, Trump ha definito Biden (unico presidente cattolico della storia degli USA con J.F.Kennedy) "un persecutore dei credenti" per aver condannato gli attacchi alle cliniche dell'aborto, ed è ampiamente sostenuto sia da grandi settori evangelici che della destra cattolica. Quest'ultima, organizzatasi ancor di più durante e contro il pontificato di Papa Francesco.

I cattolici sono un 20% della popolazione ed è forte negli USA la componente conservatrice. Dopo decenni di attacchi (a metà del secolo scorso dal Ku Klux Klan, assieme a neri ed ebrei, e di diffidenza, visti come seguaci di una "potenza" straniera) sono in crescita per il grande afflusso di immigrati dall' "altra America", quella centrale e meridionale. Un quarto dei membri del Congresso è oggi cattolico e hanno un grande peso nell'attuale governo (col vicepresidente Vance e il segretario di Stato, Rubio). Cattolico è anche Kevin Roberts, presidente di Heritage Foundation, che ha redatto "Project 2025", "la bibbia" di 900 pagine che è alla base della "rivoluzione reazionaria" che Trump sta attuando con aggressioni ai già scarsi diritti sociali, all'umanità degli immigrati, all'ambiente, al contrappeso dei poteri.

Gli ebrei sono il 2% della popolazione, anche loro assai divisi (lo dimostra l'attivismo della componente ebraica antisionista nelle iniziative contro il genocidio di Gaza) e gli islamici sono in crescita, anche politica. Come dimostra l'elezione di Mamdani a sindaco di New York.

Se la maggior parte degli statunitensi sostiene il principio della separazione tra Stato e Chiesa, una percentuale, seppur ancora minoritaria, ritiene comunque, in una logica non tanto diversa dalla versione dell'Islam applicata in Iran, che il governo federale dovrebbe dichiarare il cristianesimo religione ufficiale degli Stati Uniti e imporre i valori morali cristiani. La questione attiene non solo a quelli che la destra religiosa ritiene i veri valori cristiani ma anche alle politiche da attuare per sconfiggere quelli che li avversano, i nemici di Dio presenti nel Paese. La persistente contrapposizione sull'insegnamento nelle scuole del darwinismo o del creazionismo, l’abolizione o meno delle preghiere nelle scuole pubbliche e di tutte le festività religiose (che era stata attuata, tranne il Natale, a livello federale) sono alcune delle questioni che si riproporranno adesso che il Ministero federale della Scuola è stato sostanzialmente abolito, decentrandone i compiti ai singoli Stati, in alcuni dei quali i propositi della destra religiosa diverranno norme di legge. Come quel che resta del diritto all'aborto, cassato a livello federale dal pronunciamento della Corte Suprema, lasciando ancor più le cliniche dell'aborto che potessero rimanere attive in quegli Stati ancor meno protette dai fanatici anche armati.

Il reverendo Rob Schenk, ex ministro evangelico, afferma sulla rivista Mother Jones del giorno 8 agosto scorso che "ciò che guida il MAGA-religioso è la passione, l’identità e persino qualcosa di così trascendente da elevare la coscienza di un credente a una sublimazione incrollabile al leader", per cui "non ci sono trasgressioni imperdonabili, e questo include la pedofilia e la violenza sessuale" della vicenda Epstein.

La grande capacità di Trump è quella di aver trasformato MAGA in una nuova religione statunitense, i suoi comizi in un incontro religioso, con tanto di ferventi preghiere di apertura, gruppi di musica gospel e country "in linea" e testimonianze di chi "ha visto la luce" (un po' come nella scena comica del film Blues Brothers) e si affida al vero leader patriota. Spostando la devozione da Gesù a Trump come incarnazione del favore di Dio per l’America, in in vero e proprio culto del "re cristiano". Lo stato di trance che si vede nelle immagini di questi comizi non è scalfibile nemmeno da verità inoppugnabili: "Lui" non può essere stato (a stuprare parecchie donne o a partecipare ai festini con minorenni di Epstein) e, anche se lo fosse, è comparabile al re della Bibbia, Davide, che commise sia adulterio che omicidio, ma fu perdonato e fu chiamato “un uomo secondo il cuore di Dio”.

Di fronte a questo sovraccarico di emozioni, è evidente che per una parte dell'elettorato di Trump, quella con una concezione religiosa molto conservatrice, non conta che le sue politiche sociali anti-poveri, coi tagli alla sanità e ai buoni alimentari, faranno morire tante persone, che le retate di immigrati nelle strade del Paese ricordino tempi bui della storia, che la distruzione delle tutele ambientali attenti alle ultime possibilità di salvare il nostro pianeta, che le promesse di pace mondiale sono subordinate al furto delle risorse dei Paesi subordinati.

L'attacco alla democrazia è considerato lo strumento per realizzare in terra il regno della fede, in una logica in cui i "veri credenti" sono convinti che "Cristo tornerà sulla terra non per stabilire una democrazia costituzionale, ma per instaurare una monarchia teocratica assoluta in cui il sovrano non potrà mai essere messo in discussione" e i nemici devono essere minacciati e poi puniti.

Lo schieramento militare all'interno del Paese, la Guardia Nazionale e soprattutto oggi l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) è funzionale a ciò: lo scrittore canadese Stephen Marche precisa (in “L’ICE è un’unità paramilitare fascista. L’obiettivo è uno Stato senza legge”, La Stampa, 9.1) che "quando si parla di un'entità che in sostanza giura fedeltà personale alla figura autoritaria (con agenti reclutati senza alcuna forma di controllo, molti con precedenti penali e una propensione per la violenza) fondamentalmente si ha a che fare con un'unità paramilitare fascista". Una task force, fortemente rafforzata da Trump, con persone che possono vantare esperienze anche al di fuori delle forze militari e di polizia regolari. Implicitamente mettendo anche in campo “volontari” emersi dalla base politica del presidente, caratterizzata da razzismo e da disprezzo per i poveri. Come i suprematisti bianchi, quali i Proud Boys e gli Oath Keepers, protagonisti, quasi tutti amnistiati, del copione assecondato da Trump per l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Eppure, nella storia dei lavoratori statunitensi innumerevoli sono i casi in cui i religiosi hanno appoggiato e appoggiano le lotte per i diritti del lavoro e civili e la religione è servita o serve per aggregare comunità in senso progressista.

Nella seconda metà dell’Ottocento, mentre l’esercito interveniva nei conflitti di lavoro, l'altro pilastro dell’epoca d’oro del capitalismo USA (la Golden Age) fu il protestantesimo istituzionale con le interpretazioni religiose della separazione della morale dall’agire economico e della coincidenza della povertà col peccato. Il cattolicesimo (che poteva utilizzare talvolta il richiamo ad una versione di un Gesù sovversivo ed egualitario) ed anche i riformatori radicali protestanti, furono invece spesso utilizzati dai lavoratori per trovare anche una motivazione trascendente della loro critica all’esistente e della giustezza delle loro lotte. I rituali religiosi erano spesso utilizzati per la coesione degli scioperi: come si vede anche nel film I’m Not a Rappaport, a New York la proclamazione allo sciopero delle cucitrici di camicie del 1909 fu rafforzata dal giuramento ebraico “Mi possa appassire la mano che ora sollevo, se dovessi tradire la causa”. Anni dopo, il reverendo M. L. King, fu ucciso a Memphis dov'era per appoggiare uno sciopero degli operatori ecologici. Il pastore protestante William Barber è uno degli organizzatori dell'annuale marcia nazionale su Washington contro la povertà e i bassi salari che avviene a conclusione di presidi di fronte ai Parlamenti di 30 Stati degli USA. E ancora, ad esempio, in occasione del raid dell'(ICE) contro gli immigrati di Los Angeles, una veglia in un parco cittadino, indetta da religiosi cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, sikh, si è trasformata in corteo, affrontato da agenti con pistole al peperoncino. Il corteo ha risposto pregando in ginocchio e offrendo fiori per affermare la forza della non violenza.

Un confronto tra due visioni della società che avviene in campo politico, sociale e anche religioso, come testimoniano le variegato forze che hanno indetto le grandi manifestazioni del 2025 contro l'autoritarismo e i tagli sociali del governo Trump.

Alla faccia delle "anime belle" che, non solo negli USA, hanno sostenuto Trump come uomo della pace nel mondo (pazienza per i diritti sociali degli statunitensi e per la lotta alla catastrofe ambientale) oggi i diritti dei popoli del mondo all'autodeterminazione sono ancor più a rischio mentre la divaricazione interna agli Stati Uniti prefigura chiaramente uno stato autoritario che sembra non avere più alcun limite costituzionale.

 

 

 




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