mercoledì 23 agosto - Oggiscienza

Ercolano, la tecnologia ci svela i dettagli di una vita perduta

Rimossa la "coperta" di cenere e lava, le opere d'arte di Ercolano hanno cominciato a deteriorarsi. Ma grazie alle moderne tecnologie possiamo studiarle, capire come proteggerle e immergerci nella storia.

di Eleonora Degano

Questa giovane donna se n’è andata per sempre, ma parte della sua persona rivive oggi grazie alla tecnologia applicata alla conservazione artistica. Crediti immagine: Roberto Alberti

TECNOLOGIA – Preghiere alla dea Venere, saluti, messaggi dedicati alle amanti, audaci dichiarazioni di prestanza fisica: a Ercolano, grazie a un progetto creato dallo staff del Museo archeologico virtuale (MAV), la vita degli abitanti d’un tempo ci sembra oggi molto più vicina. Le scritte lasciate sulle pareti delle terme, come i moderni graffiti o i messaggi sulle porte delle toilette, hanno trovato nuova vita grazie alla tecnologia e vengono proiettate nei percorsi di visita serali.

Ma non è l’unico modo per saziare la curiosità: grazie a una moderna tecnologia ad alta risoluzione, la fluorescenza a raggi X per scansioni macro, gli scienziati stanno studiando gli antichi ritratti elemento per elemento, ricostruendone la storia e i tratti nascosti. Il tutto senza toccarli né spostarli, ma servendosi di uno strumento portatile.

Il gruppo di ricerca ha presentato la “protagonista” di questo progetto al meeting dell’American Chemical Society: è una giovane donna di Ercolano, il cui ritratto è rimasto sepolto sotto una coperta di cenere vulcanica e lava spessa 20 metri che l’ha protetto e tenuto al sicuro.

A metterlo in pericolo sono state umidità, sale, sporcizia, variazioni di temperatura, tutti gli agenti con i quali è entrato in contatto appena 70 anni fa, data della sua scoperta, e che hanno iniziato a deteriorarlo proprio come è capitato alle altre opere di Ercolano. Affreschi, dipinti e statue che riposavano immobili e nascosti dal mondo dal 79 d.C.

“La scienza ci permette di avvicinarci alle persone che vivevano a Ercolano”, racconta in un comunicato stampa Eleonora Del Federico del Pratt Institute’s School of Liberal Arts and Sciences, che insieme ai colleghi ha studiato il dipinto. Al momento dello scavo, dice Del Federico, il dipinto e la sua protagonista probabilmente erano di una bellezza mozzafiato. Ma l’esposizione agli elementi, in pochi decenni, ha causato danni irreparabili.

Ma “rivelando sui dipinti quei dettagli non più visibili a occhio umano, stiamo praticamente riportando in vita queste persone”, dice la ricercatrice. “E imparare molto sui materiali e le tecniche che sono stati utilizzati ci aiuterà a conservare meglio queste opere per le generazioni a venire”. Un complesso e delicato lavoro di tutela che dal 2001 ruota intorno all’Herculaneum Conservation Project.

Con lo strumento portatile (ELIO, sviluppato dall’azienda XGLab Srl) i ricercatori hanno potuto scannerizzare il dipinto in modo non-invasivo, senza nemmeno doverlo sfiorare. ELIO, spiegano, mappa gli elementi come il ferro, il rame e il piombo presenti nelle opere, il che consente ai restauratori di scegliere di conseguenza i prodotti e solventi più compatibili per trattarlo senza causare danni.

I dettagli emersi dall’analisi hanno lasciato Del Federico e colleghi a bocca aperta: di fronte a loro si è dischiusa la storia dell’opera. L’artista aveva abbozzato il ritratto della giovane donna con un pigmento a base di ferro, per poi evidenziare la zona degli occhi con un altro a base di piombo. Sulle guance le tracce di potassio lasciate dal pigmento verde naturale, che veniva usato per dare un tocco di naturalezza al colore della carne proprio come avrebbero fatto i pittori italiani medievali (pensiamo ad esempio al viso quasi verde della Madonna di Duccio nell’opera “L’annunciazione”).

“Questa giovane donna se n’è andata per sempre, ma il nostro studio ha rivelato la sua umanità, la sua bellezza e la sua espressione premurosa in modo straordinariamente dettagliato”, conclude la ricercatrice.

@Eleonoraseeing




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