giovedì 28 gennaio - Yvan Rettore

Era ancora il 1976 e c’era ancora la banda "Baader-Meinhof"

Era il 1976, allora avevo 8 anni ed ero in terza elementare a Morat in Svizzera.

La mia classe era multietnica composta da svizzeri romandi (francofoni), svizzeri tedeschi, italiani, spagnoli, portoghesi, jugoslavi e perfino rom.

Un giorno la lezione venne interrotta dalla venuta del capo della polizia locale.
Ci rivelò che c'era la forte probabilità che alcuni componenti della banda Baader-Meinhof (famigerato gruppo terroristico tedesco di Estrema Sinistra) avessero trovato momentaneamente rifugio in Svizzera.
Poi ci mostrò le foto di quattro ricercati (due uomini e due donne) e ci invitò ad andare e tornare da scuola almeno con un altro compagno e poi di rivolgersi direttamente ai genitori o alla scuola nel caso avessimo intravisto uno o più di quei terroristi.
Allora nessuno ci accompagnava e nemmeno ci veniva a prendere a scuola, non esistevano ovviamente i cellulari e ricordo il senso di forte responsabilizzazione di cui ci sentimmo investiti, misto comunque ad una certa preoccupazione data la pericolosità dei soggetti anche se da piccoli non potevamo di certo percepirla come se fossimo stati adulti.
Erano piccoli dettagli che però uniti tra loro ci fecero evolvere e capire piano piano diverse cose.
E personalmente sono contento di essere cresciuto in quel periodo (benché sia stato caratterizzato da tante privazioni e xenofobia da parte della popolazione autoctona nei confronti degli emigranti italiani) perché cominciammo fin da piccoli a percepire il senso della parola "comunità" in cui ognuno dovrebbe fare la sua parte per il bene di tutti coloro che la compongono.
E la ricchezza di quell'esperienza è rimasta per sempre in me.
 
Yvan Rettore
 



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