martedì 18 febbraio - La bottega del Barbieri

Energia nucleare: l’azzardo del Messico

Andrés Manuel López Obrador sembra intenzionato a voler costruire due nuovi reattori nella Central Nuclear Laguna Verde, stato di Veracruz, nonostante la scarsa sicurezza e il parere contrario di gran parte della popolazione

di David Lifodi

Dal Messico obradorista erano altre le scommesse che ci attendevamo, dal tentativo di stoppare le megaopere alla maggiore convinzione nel mettere un freno all’avanzata di narcotraffico e criminalità organizzata, per quanto si tratti di sfide molto complesse e di problemi dalla non semplice soluzione. Al contrario, lascia un po’ spiazzati la testardaggine di Andrés Manuel López Obrador nel voler insistere con l’energia nucleare rispetto all’energia rinnovabile.

Il sito web Ipsnoticias ha informato infatti che lo scorso 10 dicembre la Comisión Federal de Electricidad, di proprietà statale, dovrebbe costruire un nuovo stabilimento dove è già presente la Central Nuclear Laguna Verde, nel municipio Alto Lucero de Gutiérrez Barrios, nello stato di Veracruz. La notizia è stata definita “pessima” dalla sezione messicana di Greenpeace. Sempre Ipsnoticias riferisce che l’intenzione della Comisión Federal de Electricidad è quella di edificare due reattori di 1.400 megawatt ciascuno per una spesa di 7.000 milioni di dollari l’uno nella zona della Central Nuclear Laguna Verde, dove si trovano già due generatori con una capacità totale di 1.600 megawatt.

Amlo è attratto dalle importazioni di gas naturale dagli Stati uniti e, al tempo stesso, sembra non essere convinto dallo sviluppo delle energie rinnovabili, tanto da scommettere sulla Comisión Federal de Electricidad e su Pemex (Petróleos Mexicanos) e insistere sullo sfruttamento dei combustibili fossili. Tuttavia, dei sondaggi effettuati dalla stessa Comisión Federal de Electricidad e dall’Instituto Nacional de Investigaciones Nucleares hanno certificato il rifiuto di più della metà del paese verso la costruzione di nuove centrali nucleari. Peraltro, sotto questo punto di vista il progetto dell’attuale presidente sembra essere poco distante da quello del suo predecessore Enrique Peña Nieto, il cui Programa de Desarrollo del Sistéma Eléctrico Nacional 2016-2030 (Prodesen) prevedeva la costruzione di tre reattori nucleari nello stato di Veracruz entro il 2028.

Ad opporsi allo sviluppo dell’energia nucleare in Messico sono sprattutto gli ambientalisti, il mondo accademico e le Madres Veracruzanas, da tempo in prima fila nel denunciare il pericolo socioambientale della costruzione di nuovi reattori. Secondo le Madres, in Messico mancano le garanzie minime di sicurezza per ampliare la Central Nuclear Laguna Verde, la cui costruzione iniziò nel 1976 per terminare nel 1990. Sul quotidiano La Jornada Antonio Gershenson ricorda che in quei 14 anni i governi neoliberisti del paese licenziarono migliaia di lavoratori impiegati nell’industria dell’energia nucleare, come è riportato anche nel suo libro México: Sindicalismo y Poder, la experiencia nuclear, scritto negli anni in cui l’autore era deputato del Partido Socialismo Unificado de México.

Inoltre, va ricordato come l’industria nucleare non abbia risolto alcun problema a proposito di sicurezza e radioattività, in Messico come in tutto il mondo. Per sostenere l’urgenza delle grandi opere Amlo ha fatto ricorso a dubbie consultazioni pubbliche, ma in realtà in questi contesti resta fondamentale ascoltare realmente la popolazione e i movimenti sociali. Il governo messicano deve tenere a mente che la vita delle persone e la sua salute rappresentano delle priorità, soprattutto nel caso che nella Central Nuclear Laguna Verde si verifichino degli incidenti.

L’energia nucleare non può diventare l’ultima frontiera della politica energetica messicana.




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