martedì 21 luglio - angelo umana

Emma: il film tratto dal libro di Jane Austen

Il film mostra fedelmente tutta la polvere che s'è depositata sul libro della Jane Austen del 1815 e sul tempo di cui racconta. E' un'altra vita, un altro mondo, sconosciuto ai più, quello di cui la Austen scrisse in questo libro, con ironia e una dose ridondante di pettegolezzi che anche – forse soprattutto - nelle classi “nobili” si coltivavano, non avendo costoro cose importanti di cui occuparsi, come ad esempio sbarcare il lunario.

 Potrebbe definirsi film storico, per il tempo che rappresenta, ma non lo è, la vicenda è incentrata su famiglie presunte nobili che vivono di rendite, di un ceto sociale costretto nelle sue “mises”, riti e abbigliamento, come le fasciature che fanno strette le vite femminili e le stecche che tengono le schiene erette. Hanno dovizia di servitù di cui ovviamente il film non fa menzione, i servitori sono solo comparse che servono a occupazioni umili di cui i nobili non possono curarsi, vengono aiutati a vestirsi tra l'altro, essendo la vestizione per le feste abbastanza laboriosa. Il personaggio centrale è la 21enne Emma Woodhouse, personaggio presuntuoso che impartisce giudizi a destra e a manca e si cataloga come combinatrice di matrimoni altrui: sono i suoi passatempi, bada a che le unioni formatesi non abbiano disparità di ceto. Discetta spesso, la giovane nel film (e presumibilmente la Austen nei suoi libri, Orgoglio e Pregiudizio è un altro suo), di “rango” e di “ceto sociale”, di “signorilità”e non sa ancora con chi convolerà a nozze a sua volta. Viene definita da qualcuno nel film come l'immagine della giovane donna raffinata che vorreste si pensasse di voi. E' pure descritta come un'imperdonabile vanesia e arrogante. Tutta gente che patisce, un po', la nausea di comodità e ricchezza.

 

Com'è è d'uopo i matrimoni che si vedono nel film sembrano accoppiamenti come nel domino, il contadino abbiente, ovviamente, si sposerà una ragazza grande amica della protagonista ma senza nobili natali. Non c'è alcuna scena di nudo, come si conviene all'etichetta esteriore dei tempi vittoriani, solo una: quella in cui Emma si tirà su la veste per scaldarsi il sedere – che non vediamo – al fuoco del camino. Il valore del film risiede nella fedele rappresentazione del tempo, nella fotografia che è il mestiere della regista esordiente Autumn de Wilde, nell'”umorismo eccentrico” (così lo definisce la critica) dei dialoghi, dove ognuno ha sempre la risposta pronta e precisa, certamente “scritta” e quasi mai naturale, affatto recitata. Divertente.




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