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Elezioni in Cile: perché seguirle

A due anni dallo scoppio delle proteste si vota il nuovo Presidente e i due candidati principali sono esponenti di estrema destra ed estrema sinistra.

di Lorenzo Ruffino

Ieri si sono tenute le elezioni generali in Cile, uno dei più importanti paesi sudamericani con 19 milioni di abitanti, per eleggere il Presidente, la Camera e metà del Senato. Le urne sono aperte dalle 12 alle 22 (orario italiano).

Nell’ottobre 2019 milioni di cileni scesero in piazza per chiedere maggiore uguaglianza e più servizi pubblici: le proteste durarono settimane e causarono almeno trenta morti. Per riportare la calma nel Paese, il governo cileno aumentò la spesa sociale e propose di riscrivere la Costituzione di Augusto Pinochet, il dittatore al governo dal 1973 al 1990. Nel 2020, con un plebiscito nazionale, il 78% degli elettori approvò tale proposta e a maggio 2021 si tennero le elezioni per l’Assemblea costituente.

Per le elezioni presidenziali ci sono sei candidati principali, ma molto probabilmente nessuno otterrà il 50% dei voti, motivo per cui il 19 dicembre si terrà un ballottaggio tra i due candidati più votati.

José Antonio Kast è in testa secondo gli ultimissimi sondaggi, andando a prendere tra il 25% e il 30% dopo settimane di crescita continua nei sondaggi. Kast rappresenta il Frente Social Cristiano, coalizione di estrema destra nata dall’unione tra il Partido Republicano e il Partido Conservador Cristiano, e si è candidato come colui che difende la libertà, lo stato di diritto e la famiglia, volendo preservare il modello di Pinochet basato sulla bassa tassazione e sulla libertà d’impresa. Kast è inoltre contrario al matrimonio tra individui dello stesso sesso, vuole vietare completamente l’aborto (che in Cile è già legale, ma in pochi casi) e ammira molto Bolsonaro e Trump: a quest’ultimo, nello specifico, si è ispirato quando ha fondato il Partido Republicano e quando ha proposto di scavare dei fossati al confine settentrionale del Cile per scoraggiare l’arrivo di immigrati irregolari.

Dietro Kast nei sondaggi c’è il deputato Gabriel Boric per Apruebo Dignidad, coalizione di tre partiti di estrema sinistra. Boric, 35 anni, è un ex leader del movimento studentesco Izquierda Autónoma e fu eletto per la prima volta alla Camera nel 2014. Negli ultimi sondaggi è dato tra il 20 e il 25%, ma per diverso tempo era stato in testa. Boric è il candidato simbolo delle proteste del 2019: vuole cancellare il modello economico di Pinochet incentrato sul privato, abolire i debiti studenteschi e i fondi pensione privati, rendere gratuiti i trasporti pubblici e aumentare il peso della tassazione sul PIL di 8 punti percentuali.

Secondo l’Economist, l’ascesa di Kast è una risposta proprio alle proteste scoppiate nel 2019 e ancora in corso, seppur in misura minore: nel secondo anniversario dell’avvio delle manifestazioni, cioè il 18 ottobre 2021, ci sono infatti stati centinaia di arresti e due morti. Il mese scorso il governo ha anche dichiarato lo stato di emergenza nella parte meridionale del Paese in seguito agli attacchi incendiari dei Mapuche, un gruppo indigeno che rivendica maggiore autonomia. Kast propone, tra le altre cose, di aumentare i poteri del governo in situazioni di emergenza per poter rispondere alle proteste.

Gli altri principali candidati, tutti intorno al 10% e quindi lontani dal ballottaggio, sono 4: la presidente del Senato Yasna Provoste che rappresenta il Nuevo Pacto Social, un’alleanza di partiti di centrosinistra; l’ex ministro Sebastián Sichel, candidato della coalizione di centrodestra Chile Vamos; l’economista Franco Parisi, rappresentante della forza populista Partido de la Gente; e l’ex deputato Marco Enríquez-Ominami, candidato del partito di centrosinistra Partido Progresista. Parisi, nello specifico, sta conducendo una campagna completamente virtuale, in quanto si trova negli Stati Uniti ed è impossibilitato a rientrare in Cile, dove è sotto processo.




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