Elezioni in Bulgaria: si va al ballottaggio tra frodi, corruzione e poca trasparenza
Per la prima volta dalla fine del comunismo le Elezioni presidenziali sono state abbinate a quelle Amministrative
"Per la prima volta negli ultimi ventidue anni (cioè da quell’irripetibile 1989 quando cadde in tutta l’Europa centro-orientale il comunismo) le elezioni di ieri, sia presidenziali che municipali, non sono state pienamente libere ma caratterizzate da frodi, compravendita sfacciata di voti e mancanza di trasparenza": con queste parole Rumen Ofciarov, portavoce del Partito Socialista ammesso al ballottaggio contro il centro-destra rappresentato dal Gerb attualmente al potere, indignato, ha commentato l’appuntamento elettorale di ieri che, sotto molti aspetti, assomigliava più ad una votazione che si teneva nella martoriata Albania od in Kossovo piuttosto che in un paese membro dell’Unione europea.
Oggi che più dell’80% delle sezioni sono state scrutinate sappiamo che la coalizione di centro-destra che attualmente esprime il premier del Paese neo- comunitario ha la maggioranza relativa dei favori dei bulgari con quasi il 40% dei voti validamente espressi. Il suo candidato alla Presidenza della Repubblica, Rosen Plavneliev, contenderà da posizioni di forza, dunque, al turno di ballottaggio la più alta carica dello Stato al socialista Ivailo Kalfin attestatosi dieci punti percentuale più indietro. Il centro-destra si è assicurato, inoltre, sino a questo momento il controllo delle Amministrazioni locali di quattro dei ventisette capoluoghi di provincia bulgari, confermandosi nella capitale, Sofia, dove l’attuale Sindaco Iordanka Fandakova ha conseguito il favore di cinquantadue votanti su cento.
Per la prima volta, con il chiaro intento di contenere le spese, in Bulgaria sono state accorpate le Elezioni presidenziali con le Amministrative. Ciò ha mandato il sistema in tilt: ad un certo punto, nei più affollati seggi della Capitale ed a Varna, sono mancate le schede che sono state ristampate in un batter d’occhio ma, a sentire molti osservatori e gli sconfitti tra cui l’ex Commissario europeo Meglena Kuneva, queste erano talmente trasparenti da far vedere agli scrutatori per chi aveva votato l’elettore. Molti bulgari sono andati a votare ma la farraginosità del meccanismo ha causato uno slittamento nell’orario di chiusura dei seggi, già fissato alle 19 e poi prorogato sino alle venti. A Sofia, addirittura, a causa delle code alcune sezioni elettorali hanno chiuso alle dieci e mezza di sera. Molti elettori, poi, non hanno potuto votare, si mormora, perché indebitamente il loro nominativo era stato cancellato dalle liste elettorali. La Commissione Elettorale centrale, invece, respinge fermamente l’accusa asserendo che erano persone che avevano perso, in quanto criminali e pregiudicati, il diritto al voto.
Palesi invece gli episodi di corruzione e compravendita di voti da parte dei portaborse dei maggiori candidati in entrambi i tipi di elezione: si è assistito ad una vergognosa campagna acquisti nei campi zingari, dove alle famiglie rom, per guadagnarsene il favore, sono stati regalati biglietti di viaggio di sola andata per emigrare in Italia e Francia. Tutto ciò sotto gli occhi di molti osservatori stranieri tanto che alcuni di essi hanno commentato: "La Bulgaria non è proprio pronta per entrare in Schengen". Una figuraccia per il paese balcanico che vedrà quasi sicuramente aumentare il pregiudizio della vecchia Europa a quindici nei suoi confronti.
