lunedì 17 giugno - paolo

Elezioni europee. Tutto sommato direi bene per chi sta bene.

In Italia al netto del primo partito, ovvero quello dell'astensione al 51%, premiato il duopolio Meloni e Schlein. Male, anzi malissimo, il M5S targato Conte. Lega salvata da Vannacci e Forza Italia, con incorporati moderati, sostanzialmente immutata negli intendimenti del cuius fondatore che si è materializzato nel corpo di Tajani.

 Bene, anzi benissimo, che i due guappi Renzi e Calenda con aggiunta di Bonino, siano rimasti fuori. Buonissima performance invece dei verdi - sinistra di Fratoiannie e Bonelli, direi ben oltre ogni più rosea previsione. Altri non pervenuti, tra i quali Cateno De Luca e l'astro nascente, a suo dire, Bandecchi sindaco di Terni. 

Sul voto italiano hanno giocato fattori concomitanti. Nel caso di Meloni e Schlein la chiamata alle armi in contemporanea alle elezioni comunali, oltre tremila comuni disseminati su tutto il territorio nazionale. E' indubbio che una partecipazione motivata dal rinnovo delle amministrazioni locali li ha avvantaggiati. Per il M5S sono emerse criticità assolute. In primis l'ostracismo feroce di tutti i media mainstream e poi Conte che, diciamo la verità, non buca lo schermo. E' una persona onesta e di valore ma troppo avvocatizio e troppo composto per i tempi che corrono. Infine la regola dei due mandati che elimina figure conosciute a favore di emeriti sconosciuti. Nel M5S è in corso una profonda analisi del voto e sul piatto pure le eventuali dimissioni di Conte. Persino Casaleggio Junior è riapparso per dire la sua nel merito e direi che non se ne sentiva la mancanza. Salvini è stato salvato dal boom di preferenze del generale Vannacci e dei suoi sproloqui, che nel Belpaese hanno pur sempre un certo appeal; però con l'handicap del fondatore Bossi che, nella immediata vigilia, ha dichiarato il suo voto per Forza Italia. Per la Lega si prospettano tempi duri se perfino al Nord cominciano a disertare. Per il resto normale amministrazione in linea con la tradizione italica fatta di voltagabbana e impenitenti contaballe, con tanto di liste piene di impresentabili se fossimo un paese appena decente. 

In Europa è invece avvenuto il vero e proprio scossone. La Le Pen che doppia Macron in Francia e Shloz che è stato cestinato in Germania. Sono le immediate conseguenze dell'essersi prostrati a Biden sulla guerra in Ucraina e avere messo in ginocchio la UE. In soldoni si prospetta una avanzata di destra (o estrema destra) se anche la Meloni, si unisse al party dei vincitori con la fiamma nel simbolo di partito. Il bellicista Macron corre ai ripari indicendo immediate nuove elezioni ma la sensazione è che si tratti di una manovra disperata. Con i due principali guerrafondai antirussi fuori dai giochi, si potrebbe determinare uno sconvolgimento nei confronti della alleanza atlantica e quindi in relazione alla guerra in Ucraina anche se, Meloni docet, una volta al potere l'ardore nazionalista si spegne e tutto rientra nella normalità di una dipendenza dagli USA.

Infine una considerazione. Oltre il 51 % degli aventi diritto si è astenuto dal voto. In un paese con 5 milioni in povertà assoluta e quasi dieci milioni in povertà relativa è un dato sconcertante. I dati confermano che la maggioranza, specie al Sud, non si sono recati alle urne, pur non veleggiando in una situazione rosea per non dire disastrosa. Allora a questi dico, potendo permettermelo, " me ne frego", tanto per usare una frase celebre e in tono con i tempi che corrono. Chi è causa del suo mal pianga se stesso e avranno modo di sperimentarlo sulla loro pelle nei mesi a venire.

Foto Wikipedia




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