giovedì 4 giugno - YouTrend

Elezioni e Referendum rinviati nel mondo causa Covid-19

Ecco tutti gli appuntamenti a livello mondiale con le urne che sono stati rinviati a causa della pandemia di Coronavirus.
 

Abbiamo già analizzato l’impatto del Covid-19 su tutti gli appuntamenti con le urne in Italia e sulle elezioni locali rimandate in Francia, Regno Unito e Spagna. Oggi osserviamo invece gli effetti della pandemia su tutte le elezioni di livello nazionale e su tutti i referendum costituzionali che nel mondo sono stati rimandati a causa del Coronavirus. Seguendo i dati dell’Institute for Democracy and Electoral Assistance (IDEA) scopriamo che – a livello nazionale – sono stati rimandati i referendum costituzionali in Cile e in Russia (oltre che quello in Italia), ma anche le elezioni presidenziali in Bolivia, Polonia e Repubblica Dominicana e le elezioni parlamentari in Etiopia, Iran, Macedonia del Nord, Serbia, Siria e Sri Lanka.

 

Referendum costituzionale in Cile

Il referendum cileno che intendeva riscrivere la costituzione era in programma per il 26 aprile, ma è stato posticipato al 25 ottobre: il 18 marzo il presidente Sebastián Piñera ha infatti dichiarato lo stato di emergenza, dal momento che il Paese è risultato essere uno dei più colpiti in Sudamerica.

A subire un’interruzione, a causa dell’emergenza sanitaria, sono state anche le proteste iniziate a metà ottobre, che chiedevano un netto cambio di rotta nella gestione dello Stato, a partire dall’abbandono delle politiche neoliberiste, considerate responsabili del vertiginoso aumento delle disuguaglianze nel Paese.

La conquista più grande fin qui ottenuta dai manifestanti è stata dunque la possibilità, concessa da Piñera, di esprimersi in un referendum per emendare e riformare la costituzione del 1980. I cittadini avranno anche la possibilità di scegliere se eleggere un’assemblea costituente oppure un’assemblea “mista”, formata per metà da parlamentari attualmente in carica e per l’altra metà da delegati eletti ad hoc. I sondaggi indicano come la grandissima maggioranza della popolazione sia favorevole all’approvazione di un nuovo testo costituzionale e all’elezione di un’assemblea costituente formata interamente da membri eletti.

 

Referendum costituzionale in Russia

Il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di rinviare a data da destinarsi il referendum costituzionale che gli consentirebbe di potersi ricandidare alle prossime elezioni. Al momento, infatti, Putin non potrebbe ricandidarsi nel 2024, perché la cositituzione vigente pone un limite di due mandati consecutivi, ma se la riforma passasse Putin potrebbe restare alla guida del Paese fino al 2036. I cittadini, inoltre, dovranno esprimersi anche sulla creazione del Consiglio di Statoun organo ideato per sovrintendere le questioni prioritarie per lo sviluppo del Paese e per dare una priorità giuridica alla costituzione russa rispetto al diritto internazionale.

Nelle ultime settimane, la Russia è diventata il terzo Paese più colpito al mondo in termini di contagi, dietro solo agli Stati Uniti e al Brasile: il referendum, originariamente previsto per il 22 aprile, è stato così posticipato, ma non è ancora stata fissata una data.

 

Elezioni presidenziali in Bolivia

In Bolivia le elezioni presidenziali erano in programma per il 3 maggio, e anche in questo caso il coronavirus ha imposto un rinvio. Non è stata ancora fissata una nuova data ufficiale, anche se la Commissione elettorale boliviana ha indicato il periodo che va dal 7 giugno al 6 settembre.

Le elezioni sono state convocate per eleggere il nuovo presidente dopo i mesi di tensione seguiti alle dimissioni di Evo Morales, e si prospettano essere uno spartiacque storico per il futuro del Paese. In seguito alle accuse di frode nell’ultima tornata elettorale, Morales è stato infatti costretto a fuggire, e l’ex vicepresidente del Senato Jeanine Áñez, diventata presidente ad-interim, ha condotto la Bolivia a nuove elezioni. Vista l’impossibilità di Morales di partecipare alle elezioni, il Movimiento al Socialismo (MAS) correrà per la prima volta dal 1998 privo della guida del suo rappresentante più influente: una vittoria del MAS, comunque, permetterebbe di far tornare in patria Morales, tutt’ora costretto all’esilio in Argentina.

Su otto candidati alla presidenza, si prospetta una gara a tre tra Luis Arce (l’erede designato da Morales), Jeanine Áñez (alla guida di Juntos, alleanza di centro-destra) e Carlos Mesa (presidente dal 2003 al 2005 e ora alla guida di un’alleanza centrista). Arce si colloca in testa nei sondaggi con il 33,1% dei consensi, seguito da Áñez al 20,5% e da Mesa al 17,4%.

Come molti sistemi presidenziali, le elezioni prevedono un primo turno in cui per poter essere eletti bisogna ottenere almeno il 50% dei consensi. In Bolivia, però, si può vincere al primo turno anche nel caso in cui si ottenga solamente il 40%, se il secondo classificato ha uno svantaggio di almeno dieci punti percentuali. Nel caso in cui Arce non dovesse farcela al primo turno, pertanto, l’eventuale alleanza al ballottaggio di tutti i candidati dell’opposizione potrebbe permettere a Mesa o Áñez di porre definitivamente fine all’era Morales.

 

Elezioni presidenziali in Polonia

In Polonia aveva fatto scandalo la decisione dei partiti di governo di non rimandare le elezioni presidenziali in programma per inizio maggio. Eppure, proprio all’ultimo momento, la tornata è stata rinviata a data da destinarsi.

I sondaggi mostrano come il candidato Andrzej Duda, supportato dal potente partito di governo “Legge e Giustizia” (PiS), sia avviato addirittura verso una vittoria al primo turno, in uno scenario che rischia di essere molto rischioso per la tenuta democratica polacca. Le elezioni arrivano infatti in un momento molto delicato per la nazione e il suo governo, fortemente criticato da anni soprattutto in ambito europeo per gli attacchi alla libertà di stampa e alla separazione dei poteri.

 

Elezioni presidenziali in Repubblica Dominicana

La Repubblica Dominicana è uno dei Paesi caraibici più colpiti dalla pandemia, con oltre 3.000 casi e 180 morti: per questo motivo, le elezioni presidenziali, inizialmente programmate il 17 maggio, sono state spostate al 5 luglio.

L’ultimo sondaggio vede Luis Abinader del Partito Rivoluzionario Moderno (PRM) saldamente in testa sul principale sfidante Gonzalo Castillo. L’ex presidente Leonel Fernández avrebbe solo il 17%, mentre il presidente uscente Danilo Medina, al termine del secondo mandato, non potrà partecipare alle elezioni per via di un vincolo costituzionale.

 

Elezioni parlamentari in Etiopia 

Considerate un test sull’operato del presidente Abiy, le elezioni in programma ad agosto sono state posticipate: la commissione elettorale etiope ha dichiarato di non essere in grado di portare avanti le attività pre-elettorali in sicurezza.

Abiy, eletto ad aprile 2018, ha liberalizzato lo Stato etiope, considerato uno dei più repressivi al mondo, liberando gli oppositori politici e garantendo il pluralismo nei media. I suoi sforzi diplomatici con la vicina Eritrea, che gli sono valsi il Nobel per la Pace nel 2019, hanno poi notevolmente facilitato il processo di pace tra i due paesi.

Nonostante il grande successo internazionale di Abiy, l’opposizione interna lo ha accusato di aver eccessivamente centralizzato il potere e di aver voluto sfruttare la pandemia per restare al governo oltre i limiti costituzionali. Anche Amnesty International ha accusato il governo di repressione nei confronti delle opposizioni, soprattutto nei confronti del Fronte di Liberazione Oromo.

Il persistere di insurrezioni di tipo etnico in alcune aree del paese, specialmente in Oromia, mette inoltre in dubbio la regolarità della campagna, visto che le misure messe in atto dal governo hanno portato alla sospensione delle comunicazioni e di internet in queste zone attraversate dai conflitti etnici.

 

Elezioni parlamentari in Iran

L’Iran ha ufficialmente rinviato il secondo turno delle elezioni parlamentari in programma il 17 aprile. Teheran ha deciso infatti di includere il rinvio dell’appuntamento elettorale all’interno di una serie di misure attuate per prevenire il diffondersi del virus, essendo ben presto diventato uno dei paesi con più contagi.

La misura è arrivata nonostante il primo turno si sia regolarmente svolto il 21 febbraio: in quell’occasione, i conservatori hanno ottenuto una vittoria schiacciante, portando a casa 221 dei 290 seggi in palio e raddoppiando, di fatto, la loro presenza nel Parlamento.

Per mesi al centro dei riflettori, sia per quanto riguarda la politica estera che quella interna, le elezioni in Iran erano attese dalle varie cancellerie mondiali con trepidante attesa. Del resto, l’ultimo anno e mezzo della presidenza Rouhani è stato caratterizzato da eventi che hanno cambiato gli equilibri nella regione: il ritiro degli USA dall’accordo sul nucleare, l’assassinio da parte degli Stati Uniti del generale Soleimani, il perdurare delle varie guerre per procura in Siria, Yemen e Iraq e, non da ultimo, una serie di proteste antigovernative che hanno sconvolto la nazione.

Per tutti questi motivi, l’appuntamento elettorale avrebbe dovuto dare agli iraniani la possibilità di esprimersi sull’operato di Rouhani, figura polarizzante e al centro di forti dibattiti all’interno del Paese.

Il Consiglio dei Guardiani, l’organo che prima di ogni elezione decide chi è autorizzato a correre per un certo seggio e chi no, ha però fortemente indirizzato l’esito di questa tornata elettorale. Le aspre restrizioni subite dai moderati, impossibilitati a contendere praticamente ogni seggio ai conservatori, hanno di fatto consegnato la vittoria ai conservatori già al primo turno: ciò fa intendere che alle presidenziali del 2021 difficilmente si potrà veder vincere una figura conciliante con l’Occidente.

 

Elezioni parlamentari in Macedonia del Nord

Visto il recente fallimento del processo di ammissione della Macedonia del Nord all’interno dell’UE, a causa del veto imposto dalla Francia, il Primo Ministro Zoran Zaev ha deciso di dimettersi dall’incarico e di convocare elezioni anticipate. Queste ultime, programmate per il 12 aprile, sono state posticipate.

Da uno studio del Center for Insights in Survey Research i macedoni non sembrano comunque percepire il tema dell’integrazione europea come una tematica chiave: sebbene la maggior parte dei cittadini sia fortemente favorevole all’ingresso nell’Unione, sono in molti a pensare che il Primo Ministro Zaev abbia eccessivamente focalizzato gli sforzi del suo mandato nel negoziato con Bruxelles. Ad essere stati messi in secondo piano, pertanto, sono stati aspetti cruciali come la lotta alla disoccupazione e ai bassi salari: ciò rischia di condizionare non poco l’elettorato quando verrà chiamato alle urne.

 

Elezioni parlamentari in Serbia 

In Serbia, la commissione elettorale ha posticipato le elezioni che si sarebbero dovute tenere il 26 aprile, stabilendo che, fino a quando non verrà decretata la fine dello stato di emergenza, non si potrà votare. A inizio marzo, però, le forze di opposizione hanno confermato l’intenzione di boicottare le elezioni, denunciando come il governo eserciti un controllo totale sui media e sulla commissione elettorale e ponendo seri dubbi sulla possibilità di avere libere elezioni. Il Partito Progressista Serbo del presidente Vucic è al governo dal 2012 e, stando ai sondaggi, potrebbe vincere agevolmente le elezioni e continuare il dominio sulla vita politica dello Stato balcanico. Del resto, fino ad oggi i tentativi di Stati Uniti e Unione europea per convincere l’opposizione a partecipare sono stati vani.

 

Elezioni parlamentari in Siria

Il presidente Bashar al-Assad ha deciso con un decreto di posticipare ulteriormente le elezioni parlamentari inizialmente in programma per aprile e successivamente rimandate a maggio. Il decreto pone la data al 20 giugno, ma in molti si chiedono se il presidente non stia utilizzando la pandemia come scusa per rimandare una cruciale tornata elettorale. I decessi ufficiali riportati nel Paese sono appena 3, ma il coprifuoco notturno totale non è ancora stato alleviato, così come le misure per contrastare gli assembramenti.

Per la Siria, queste saranno le terze elezioni parlamentari dopo lo scoppio della guerra civile nel 2011 e trovano il governo di Damasco nella sua forma migliore da quasi un decennio, sia come controllo del territorio che come solidità delle alleanze internazionali.

 

Elezioni parlamentari in Sri Lanka

Mentre si alleviano le misure di lockdown in Sri Lanka, l’attenzione torna sul presidente Rajapaksa. Infatti, dopo aver vinto le elezioni presidenziali di novembre, ha nominato suo fratello come primo ministro e ha sciolto il parlamento, governando lo Sri Lanka senza alcun controllo istituzionale durante la pandemia.

Le nuove elezioni, rimandate a causa della pandemia al 20 giugno, consegneranno probabilmente ai due fratelli Rajapaksa il controllo del Paese. Ci si attende infatti una vittoria schiacciante del partito del Presidente, lo Sri Lanka Podujana Peramuna (SLPP), che otterrà probabilmente più di due terzi dei seggi.

 




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