Elezioni di midterm e Trump
E sul piano della politica estera e di difesa procediamo sempre come stati indipendenti che prima di prendere decisioni collettive hanno bisogno di anni di tempo e di dibattiti.
Le amministrazioni americane precedenti ci hanno sempre fatto notare questi limiti ma lo hanno fatto nelle sedi diplomatiche.
Oggi ci sono i social e molte scaramucce che in passato avvenivano nei tavoli multilaterali di incontro vengono sciorinate sui social.
Perché? Perché ormai in nome di una opinione pubblica che deve essere informata sui giornali, alla TV e soprattutto nei social si riversano miriadi di immagini e filmati in cui si vede come in moviola ogni gesto, sguardo, ogni labiale che si realizza anche fra capi di stato.
E i capi di stato che dedicano la metà del loro tempo ad andare in giro per il mondo o a fare comizi o incontri con istituzioni varie non hanno più quella aplomb di impassibilità che li distingueva una volta in passato.
I giornalisti inoltre hanno più successo quando pubblicano le frasi riportate dai social o questi battibecchi fra grandi che non quando cercano di spiegare le logiche della politica estera che sono sempre state lontane dal sentire comune.
Machiavelli in Italia non è mai stato molto studiato mentre sui matrimoni fra reali si è sempre saputo tutto.
È cambiata anche l’economia americana.
Ma come spiegare i problemi della economia americana cui Trump sta cercando di mettere delle toppe con urgenza?
Dirò in breve che gli Stati Uniti importano molto di più di quanto esportano e questo ha ricadute negative sui bilanci del paese.
La politica dei dazi per cui Trump è stato bollato come cattivissimo in Europa ha un duplice scopo: fare entrare soldi nelle casse dello stato e ridurre le importazioni.
E sta avendo i suoi effetti positivi sulla gestione della amministrazione americana.
Gli americani che sono chiamati al voto lo hanno compreso? O ne subiscono le conseguenze pure loro? E quanto è importante questo aspetto per gli americani?
Lo scopriremo nei prossimi giorni.
