Economia e felicità: sempre piu avvertito il bisogno di un’economia “buona”
È sotto gli occhi di tutti quanto nel pianeta siano aumentati esponenzialmente i disagi economici e le disuguaglianze sociali, quanto oggi sia l'economia e non la politica a dettare le coordinate che incidono sul benessere dei popoli e sulla felicità delle persone.
L'assunto riassume una situazione critica che sembra non voler migliorare e che descrive un momento poco felice: quello in cui (con ovvie ricadute sui sistemi di direzione e gestione aziendale) vivono i paradigmi economici dominanti. Per altri versi, la crisi del principio di razionalità (quest'ultimo definisce la strumentalità dell'azione di un attore nello scegliere i mezzi adeguati per raggiungere i propri fini) su cui detti paradigmi si basano, viene oggi ulteriormente inasprita dai processi di globalizzazione economica e finanziaria. La teoria economica mainstream, in sostanza, mostra sempre più il proprio volto disumano rivelandosi in tutta la propria inadeguatezza. Quadri concettuali che da essa promanano sembrano non riuscire più a spiegare in modo soddisfacente i cicli economici e la disoccupazione, a continuare a rappresentare, per la classe politica e quella legislativa, un punto di riferimento affidabile su cui fondare decisioni che quantomeno attenuino sperequazioni, miseria e indigenze diffuse. Non pochi economisti, a dire il vero, ben consapevoli di ciò, cercano di trovare soluzioni teoriche differenti mediante l'utilizzo di discipline come la psicologia, la sociologia, la biologia e la filosofia.
Lo psicologo Daniel Kahneman, docente della Princeton University, nel 2002 si aggiudica il premio Nobel per l'economia per gli studi condotti con Amos Tversky: Kahneman dimostra inequivocabilmente come le decisioni economiche umane si lascino influenzare anche da fattori psicologici e sociali e non solo monetari; dal canto suo, Richard A. Easterlin, in quello che viene definito il "paradosso reddito-felicità" chiarisce come la soddisfazione, la felicità, il benessere dell'uomo non siano legati unicamente all'aumento del reddito: le sue ricerche hanno il merito di aver stimolato indagini che confermano viceversa come le determinanti del benessere delle persone coinvolgano fattori maggiormente legati alla stessa natura umana (le aspirazioni personali, le opportunità, le libertà, le relazioni familiari e amicali, e così via). Con ragione, già nel 2004 Giacomo Becattini rilevava come la teoria economica imperante, nell'ambito di una cultura economicocentrica come la nostra, possa portare l'umanità al disastro, ambientale e morale: essa, sosteneva l'economista fiorentino, va sottoposta a critica.
Vengono ricercate strade teoriche alternative da percorrere, si diceva, e il dibattito nella direzione di un'economia più a misura d'uomo (di una "umanità aumentata", per parafrasare il titolo di un libro pubblicato nel 2023, curato da Giada Susca, che contiene riflessioni su come rendere sempre più umane le imprese) comunque ferve: Una chiosa dell'economista Luigi L. Pasinetti in un saggio del 2012 ci illumina: "La dottrina sociale della chiesa enuncia principi piuttosto precisi e circostanziati, su problemi economici-sociali di attualità evidente. Ma non se ne trova traccia nei manuali di economia." Luigino Bruni e Stefano Zamagni, economisti accademici italiani, sono da molti anni impegnati negli studi sull'economia civile e sull'economia di comunione, "scuole di pensiero" che vorrebbero introdurre l'etica e la spiritualità nei principi economici. Luigino Bruni è Professore Ordinario di Economia Politica presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Economia, Politica e Lingue moderne presso l'Università LUMSA di Roma, mentre Stefano Zamagni, anch'egli economista già presidente dell'Agenzia per il terzo settore, è ordinario di Economia politica all'Università di Bologna, dove insegna a titolo gratuito presso il Dipartimento di Scienze Economiche.
Entrambi hanno condotto studi sulle motivazioni, la cooperazione, la gratuità, e sviluppato riflessioni sull'etica nei comportamenti economici. Osserva significativamente Bruni come formarsi all'economia, avere una coscienza economica significhi "attrezzarci e attrezzare i giovani per essere dei cittadini consapevoli e responsabili del nostro tempo.", e ancora come l'economia sia "troppo importante per lasciarla soltanto agli economisti. Dobbiamo occuparcene tutti.". Dal canto suo, Zamagni si esprime contro la logica del profitto ad ogni costo e contro il singolarismo, forma estrema dell'individualismo: "L'economia mondiale sta cambiando in maniera radicale, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. E ciò al seguito di quei fenomeni di portata epocale che sono la globalizzazione, la quarta rivoluzione industriale, che vuol dire intelligenza artificiale, e la diffusione ormai a macchia d'olio del singolarismo." Studiando e promuovendo da molto tempo l'economia civile e l'economia di comunione, Bruni e Zamagni indicano possibili condivisibili alternative vie d'uscita “umanistiche” rispetto allo strapotere dei principi economici dominanti: l'economia civile, infatti, fonda i suoi principi su reciprocità, fraternità, virtù e felicità e costituisce una prospettiva culturale e teorica che supera il modello puramente capitalistico, mentre l'economia di comunione enfatizza la comunione dei beni e degli intenti, i principi di solidarietà e quelli del bene comune. Ciò di cui oggi ci sarebbe un grande bisogno.
