mercoledì 28 luglio - Marina Serafini

Ecologia divertente

Ecologia divertente.

Qualche mese fa, durante una conversazione, mi sono appuntata il titolo di un libro che Paolo Stella mi ha detto di aver scritto.

 

Paolo è un “architetto giocoso” ( https://www.plant-for-the-planet-it...) per propria definizione e per effetto fattivo: egli gioca con le forme affinché chi le fruisce possa seriamente divertirsi. L’assunto di base è che un mondo in cui le persone sorridono è un mondo certamente piacevole. Un artista umano, Stella, che disegna e modella per l’uomo.

Il titolo del libro rievoca il gioco degli enigmi e il mondo delle piante: due temi a me molto cari… Potevo forse esimermi? Le dita sulla tastiera: “Incursioni di Enigmistica botanica”; mi imbatto in una casa editrice a me finora sconosciuta, la Bookabook, e ne scopro la politica leggendone la presentazione nel sito. In breve, la trovo giusta e premiante, e vi racconto perché.

Se la redazione ritiene di interesse il lavoro proposto, definisce un tempo massimo e un numero minimo di copie da vendere (prenotabili anticipandone il costo tramite Crownfounding): chi è interessato a possederne una copia sarà motivato anche a diffonderne l’interesse e a pubblicizzarne l’acquisto, ampliando l’orizzonte di visibilità dell’autore, del testo e della casa editrice.

L’interesse diviene sociale laddove prende le mosse da un egoismo sano. E così ho fatto anche io finché, con grande soddisfazione, dopo un paio di mesi, un messaggio nella casella di posta elettronica mi ha esortata a scaricare il libro acquistato. Testo che oggi circola liberamente in libreria.

Di contro, dove l’esperimento dovesse fallire, l’autore torna in possesso del suo scritto e può tranquillamente proporlo in altri canali, mentre l’acquirente intenzionale viene rimborsato della spesa sostenuta preventivamente.

Corretto, mi viene da dire, e funzionale: un buon inizio!

Leggo il libro, mi complimento con l’autore e decidiamo per un incontro, durante il quale ci confrontiamo su alcuni punti che mi hanno colpita: Paolo è sempre tranquillo e sorridente, usa toni bassi e non si scompone davanti alle mie elucubrazioni.

 Mi rivela una passione in comune, che è quella dei sogni. Anche lui, come me – e come il personaggio del suo libro – ama riflettere sulle immagini della notte, e la mattina utilizza carta e penna per impedire loro di svanire via. Ed è proprio con la descrizione di un sogno che il nostro autore apre le danze nel libro...

Non svelerò la trama per non sciupare il gusto della lettura ma, questo posso dirlo, il tema della sostenibilità ecologica trova ostensione in maniera fruibile e accattivante, puntellando qui e là su tematiche varie: le relazioni familiari, i vari modi dell’amicizia, il valore del gioco di squadra e la capacità che esso ha di riattivare lo spirito vitale - quello che a volte si assopisce con l’avanzare dell’età. E il messaggio del sogno si dipana attraverso la storia fino al suggerimento finale: il premio destinato a chi risolve l’enigma consiste in un dono, un dono che dona a sua volta se stesso, ed è la veste di chi la natura la vive: un costume da elfo. Una metafora ancora: indossare la veste di chi sa dialogare coi boschi consentirà di scusarci con loro, e di sorprenderli almeno quanto loro riescono a stupire noialtri.

 Gli alberi vengono messi in condizione di parlare la lingua degli uomini perché questi arrivino davvero a comprendere che i propri rifiuti sono un veleno per l’ambiente, a differenza dell’ossigeno - definito “la cacca” delle piante - che invece consente a noi umani di respirare, e quindi di vivere. 

Il solito pessimista messaggio ambientalista, direte voi, e invece no: l’uomo – un uomo particolare, dato che porta il nome di un albero e ama immergersi nella natura con elementare genuinità – si scusa con l’albero e dà l’abbrivio ad una rocambolesca avventura che coinvolgerà gli abitanti di un paese intero. Si alternano vicende e azioni tese a salvare il futuro, ed espresse infine come tributo al passato attraverso una seria responsabilizzazione nel tempo presente. La dialettica di hegeliana memoria trova la sua composizione in una vecchia foto che l’autore farà indicare come non il passato, ma il futuro stesso: l’immagine trasversale al tempo umano che saprà conciliare gli opposti. Individui in contrasto – un insegnante, il sindaco ed una giornalista – incarnazione storica delle tre forze realmente necessarie per sanare conflitti, quali educazione, comunicazione e istituzione politica – ricompongono letteralmente insieme un puzzle fino a ricostituire l’intero, nonostante i diverbi e gli orientamenti diversi, unendo le forze. La spinta della natura e l’impegno degli uomini.

Il gioco è il fulcro dell’opera, e si palesa nel tradizionale senso sacro della “festa”: lo spazio di un incontro voluto, condiviso, che dà piacere a chi partecipa e che impone il rispetto delle sue regole. Come una catarsi, questa prassi eleva chi la vive, e se è vero, come dicevamo, che perseguire un sano egoismo individuale definisce una ricaduta oltre il limite verso il sociale… lo scoprirete leggendo il libro!

Il tempo del gioco è il tempo stesso dell’esistenza, quel punto oscuro che tanto ha solleticato e infastidito i filosofi di ogni epoca. Relazioni interrotte tornano a vivere un nuovo inizio, o una diversa continuità; immagini antiche riaccendono lo sguardo sul futuro; segreti nascosti indotti a riaffiorare si compongono in eventi nuovi, e figure ben caratterizzate ci insegnano che la forza è nella perseveranza, nella volontà di cimentarsi e nel piacere della condivisione. Una maestra attiva i suoi allievi stimolandone la curiosità e interessandoli alla ricerca, perché è solo con la creatività che le persone sono spinte ad apprendere. Ancora e soprattutto il gioco, come espressione estetica epistemologica.

Ed è giocando che l’autore sponsorizza il suo libro, realizzando un indice animato che coinvolge persone di tutte le età: il gioco è una dimensione senza tempo, uno spazio comune.

 

 

 




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