mercoledì 30 settembre - La bottega del Barbieri

ENI: l’inganno del fossile verde

Uno scienziato contesta il progetto dell’Eni per il più grande sito di stoccaggio di CO2 al mondo: progetto fuori luogo e fuori tempo, un escamotage per continuare a produrre e utilizzare combustibili fossili

di Vincenzo Balzani (*). A seguire link a post e video di Re:Common

Ho letto con piacere il supplemento ExtraTerrestre nel quotidiano il manifesto del 18 settembre. Ho particolarmente apprezzato i due titoli, densi di significato: «Il fondo del barile» e «A Ravenna l’anidride carbonica la nascondono sotto il tappeto».

Come tutti sanno, la transizione energetica in corso, dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, è fortemente ostacolata dalla lobby dei combustibili fossili (in Italia, da Eni). Ci troviamo, pertanto, in una strana situazione: il futuro, cioè le energie rinnovabili, è già presente, ma il passato, cioè i combustibili fossili, non vuole passare perché è collegato a enormi interessi, non solo economici. Le energie rinnovabili forniscono energia elettrica con cui si possono alimentare direttamente i motori elettrici, che sono da 3 a 4 volte più efficienti dei motori a combustione; ecco allora che, per continuare a usare i combustibili fossili, le compagnie petrolifere hanno inventato diverse strategie che descrivo brevemente.

  1. Sostenere che le energie rinnovabili non sono ancora mature, per cui ci sarà bisogno per molti decenni dei combustibili fossili. Per smentire la favola delle energie rinnovabili non mature, basta fare un semplice confronto: la fotosintesi naturale converte l’energia solare in energia chimica con un’efficienza energetica dello 0,2%, mentre il fotovoltaico converte l’energia solare in energia elettrica con un’efficienza del 20%, cioè cento volte maggiore! Si possono aggiungere altri due numeri: attualmente gli impianti fotovoltaici e le pale eoliche installati nel mondo generano una quantità di elettricità pari a quella generata, rispettivamente, da 170 e da 270 centrali nucleari. Il tutto, senza produrre scorie radioattive e anidride carbonica. Fotovoltaico ed eolico oggi sono le due tecnologie che forniscono energia elettrica ai costi più bassi. Nel mercato della nuova potenza elettrica installata surclassano, con una quota che sfiora il 70%, le tecnologie tradizionali basate su carbone, gas e nucleare.
  2. Abbandonare al suo destino il carbone e, ormai, anche il diesel e puntare sul metano come combustibile ponte pulito. Il metano genera un po’ meno (76%) di CO2 rispetto a benzina e gasolio, ma questo non basta per combattere il cambiamento climatico. Il metano, inoltre, è un gas serra decine di volte più potente della CO2 e, nella lunga filiera dai giacimenti all’utilizzazione finale, si stima ci siano perdite di almeno il 3% rispetto alla quantità di gas utilizzato. Quindi, usando il metano c’è addirittura il rischio di peggiorare gli effetti sul clima. Per quanto riguarda poi l’inquinamento, studi recenti indicano che il particolato prodotto dalla combustione del metano è, come massa, inferiore a quello prodotto dal gasolio, ma le particelle sono più piccole e in numero superiore, quindi potenzialmente più pericolose per la salute.
  3. Continuare a usare i combustibili fossili e poi catturare e sotterrare l’anidride carbonica prodotta (CCS, carbon capture and storage). Si tratta di un progetto fuori da ogni logica, tecnicamente non ancora sviluppato, caratterizzato da alti costi e forti pericoli ambientali, soprattutto se lo storage avviene in zone sismiche o con forte subsidenza come la costa di Ravenna, dove Eni ha in progetto di costruire un impianto del genere. Questa strategia è semplicemente un escamotage per continuare a produrre e utilizzare i combustibili fossili.
  4. Supportare l’uso dei biocombustibili per mantenere in vita il motore a combustione e quindi per continuare a usare i combustibili fossili. In realtà i biocombustibili non possono giocare un ruolo importante nella transizione energetica semplicemente perché l’efficienza della fotosintesi naturale è molto bassa (0,1-0,2%). È stato calcolato che l’efficienza di conversione dei fotoni del Sole in energia meccanica alle ruote di un’automobile (sun-to-wheels efficiency) è oltre 100 volte superiore per la filiera che dal fotovoltaico porta alle auto elettriche rispetto alla filiera che dalle biomasse porta alle auto alimentate da biocombustibili. Quindi, dal punto di vista energetico la produzione di biocombustibili corrisponde a uno spreco dell’energia solare. Può essere utile ottenere biometano da prodotti di scarto, ma si tratta di piccole quantità rispetto a quelle che ci vorrebbero per alimentare la mobilità. Per produrlo in quantità massicce sarebbe necessario utilizzare coltivazioni agricole dedicate, entrando così in competizione con la produzione di cibo. Ecco allora che, se si mantengono in circolazione i motori a combustione, c’è ampia opportunità per continuare ad usare grandi quantità di metano fossile.
  5. Sostenere lo sviluppo dell’idrogeno da fonti rinnovabili, per miscelarlo (5-10%) al metano o al biometano (gas verde). Non si capisce che senso abbia sprecare idrogeno in questo modo, quando l’idrogeno, prodotto per immagazzinare l’elettricità generata dall’energia solare o eolica, può essere riconvertito in elettricità con pile a combustibile per alimentare i molto più efficienti motori elettrici. Il gas verde è semplicemente un ulteriore ingannevole tentativo per mantenere in vita gli inefficienti e inquinanti motori a combustione e procrastinare così per un tempo il più lungo possibile il passaggio dai combustibili fossili alle vere energie rinnovabili.

Sulla stessa linea, Eni è stata multata dall’Antitrust per aver «presentato come verde un diesel altamente inquinante».

Purtroppo, Eni è politicamente molto forte ed è riuscita ad imporre a Conte e alla Regione Emilia-Romagna la costruzione di un gigantesco impianto CCS nella zona di Ravenna. Fra non molti anni tutti capiranno che si tratta di una delle tante grandi opere costruite fuori luogo e fuori tempo. La speranza è che a Bruxelles si accorgano che questa proposta Eni non può entrare nel Green Deal e non può essere finanziata nell’ambito del Recovery Plan Next Generations EU. Anche perché nel 2009 l’UE aveva varato EEPR e NER300, due importanti programmi per la cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). I soldi sono stati spesi, ma non si è riusciti «a realizzare nessun progresso e nessun progetto di successo per la cattura e stoccaggio del carbonio».

Vincenzo Balzani è coordinatore del gruppo di scienziati energiaperlitalia

(*) testo ripreso da serenoregis.org

FOTO – scelte dalla “bottega” – si riferiscono a una delle tante proteste davanti al castello (ops: al palazzo) dell’Eni




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