lunedì 13 settembre - Giuseppe Aragno

E’ stato Bertolaso

Presentandosi al «Mattino» nei panni chi «la sa lunga», Bassolino, candidato sindaco di Napoli, ha fatto tutto facile: per risolvere il problema del debito che ci soffoca, bastano due telefonate e meno vittimismo napoletano. Il vittimismo napoletano, sì.

Una battuta? No e nemmeno un momento di smarrimento.


E’ che lui la politica la concepisce così: chiacchiere, battute a effetto e il colpo di bastone, che funziona meglio della carota. Pensate che sia scemo? Guardate che Bassolino è convinto che gli scemi siete voi. Lui è un volpone, sa come, quando e a chi bussare.
Chiama Mattarella e glielo dice: «Presidé, senza soldi, non si cantano messe».

E il presidente non ci pensa due volte, straccia la Costituzione, cancella il pareggio di bilancio, convince Salvini, Meloni, Letta, Zaia e tutti quelli che aspettano impazienti l’autonomia differenziata, stampa qualche miliardo e il gioco è fatto.

Draghi? Certo che lo chiama. Ma per dovere istituzionale, tanto quello non ricorda più la lettera firmata con Trichet. Che vuole, Bassolino? Che il neoliberista non lo tratti come la Grecia? E che ci vuole? Due parole come si deve e Draghi resuscita Keynes. Votatelo questo capolavoro, scegliete l’usato sicuro. E stato un disastro? Ma no, la colpa fu tutta di Bertolaso…




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