martedì 10 novembre - Antonio Mazzeo

E nella scuola italiana, in tempi d’emergenza, c’è chi esalta la sanguinosa guerra…

 “In questo giorno il nostro reverente pensiero va a tutti i figli d’Italia che dettero la loro vita per la Patria, una gioventù che andò al fronte e là vi rimase. Una gioventù lontana dai prudenti, dai pavidi, coloro che scendono in strada a cose fatte per dire: Io c’ero. Giovani che vollero essere altro, non con le declamazioni, ma con le opere, con l’esempio consapevoli che Un uomo è vero uomo se è martire delle sue idee. Non solo le confessa e le professa, ma le attesta, le prova e le realizza.

Combatterono per dare un senso alla vita, alla vita di tutti, comunque essi la pensino. Per questo quello che siamo e saremo lo dobbiamo anche a Loro e per questo ricordando i loro nomi sentiamo rispondere, come nelle trincee della Grande Guerra all’appello serale del comandante: PRESENTE!”.

E’ il testo integrale della nota inviata il 4 novembre 2020 a tutti gli studenti delle scuole marchigiane dal dottor Marco Ugo Filisetti, direttore scolastico regionale (Ministero dell’Istruzione) in occasione della ricorrenza della fine della Prima guerra mondiale (4 novembre 1918), e giorno in cui si festeggiano in Italia le forze armate. Certamente una delle pagine più nere della scuola italiana repubblicana, folle esaltazione della guerra e del più bieco militarismo, con più di un riflesso nostalgico per la manipolazione storica e i disvalori del ventennio fascista. Un comunicato, quello del dirigente, che fortunatamente ha scatenato critiche e polemiche in ampi settori del mondo politico, sindacale ed educativo e che, speriamo, venga prontamente censurato dal MIUR e dalla ministra Lucia Azzolina magari con una pesante sanzione per il proprio funzionario in mimetica, fez e moschetto.

“Con piglio (in)degno d’altri tempi, l’ineffabile direttore generale Marco Ugo Filisetti ritiene opportuno e necessario, in un momento tanto difficile come quello che stiamo vivendo, prendere penna e calamaio e rivolgersi direttamente agli studenti delle scuole marchigiane, evidentemente scambiati per balilla”, scrivono i COBAS – Comitati di base della Scuola delle Marche. “Con toni da Istituto Luce, come armato di libro e moschetto, citando Giovanni Gentile e addirittura parafrasando il Benito Mussolini del Discorso sulla fondazione dei fasci di combattimento del 1919, ecco il nostro lanciarsi in una cialtronesca esaltazione della Prima Guerra Mondiale, condita con il classico armamentario di corbellerie fascistoidi: i motti tipici, l’esaltazione del coraggioso maschio italico e, naturalmente, il disprezzo per quei pavidi che si sono opposti – spesso a costo della vita, aggiungiamo noi -, a un conflitto che nulla ha avuto di eroico e che ha causato milioni di morti, infierendo soprattutto sulle classi più deboli”.

I COBAS, nell’esprimere il loro sdegno “per un comunicato intriso del più becero nazionalismo e per la condotta di un direttore generale che evidenzia, a dispetto del ruolo rivestito, un profondo spregio verso i valori che caratterizzano la nostra Carta Costituzionale”, hanno chiesto al Ministero dell’Istruzione la “pronta rimozione” dall’incarico del dirigente USR.

Il Garante dei diritti della Regione Marche, Andrea Nobili, ha suggerito a Marco Ugo Filisetti la lettura del libro di memorie Un anno sull’altipiano dello scrittore sardo Emilio Lussu, “per non dimenticare l’idiozia e la brutalità della guerra”. Fortemente critica pure la segreteria di Cgil Marche che ha stignatizzato il messaggio del dottor Filisetti perché “fuori da ogni contesto storico e politico” e che “sconcerta soprattutto perché proviene da chi ricopre un ruolo di grande responsabilità nel sistema educativo nazionale, che dimentica come la guerra sia un disvalore costituzionalmente sancito”. Un’interrogazione parlamentare è stata annunciata dall’on. Nicola Fratoianni di Leu.

E’ doverosa tuttavia una precisazione: il pensiero bellico-fascista del funzionario MIUR non è una detestabile anomalia nel panorama scolastico-educativo nazionale. Gli ultimi anni sono stati segnati infatti dal proliferare nelle scuole di ogni ordine e grado di convegni, incontri e testimonianze con la particolarità che i narratori ed interpreti unici della Prima Guerra Mondiale, chiamati a fare da formatori, sono stati generali ed ammiragli, ufficiali e sottufficiali. Nei racconti fatti dalle forze armate agli studenti di ogni età, quella guerra è tornata ad essere “Grande”; “grandi” anche la “Vittoria” e il “Paese” risorto dalla sconfitta di Caporetto; e sono stati pure sdoganati nelle aule i “valori” del primo dopoguerra e del fascismo: la Patria, la Nazione, il Dovere, il Sacrificio, l’Unità e l’Identità degli italiani, ecc.. Un frasario ideologico che è stato riprodotto anche nei documenti ufficiali del Ministero dell’Istruzione.

Il 22 ottobre 2019, alla vigilia del Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il MIUR ha inviato una circolare a tutte le scuole d’Italia per invitarle a promuovere iniziative o a partecipare a quelle realizzate d’intesa con le “articolazioni periferiche” del Ministero della Difesa. “In questa giornata si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi”, esordiva il MIUR. “Tradizionalmente, oltre alle cerimonie istituzionali che avranno luogo su tutto il territorio nazionale, verranno organizzate conferenze nelle scuole. Gli argomenti saranno incentrati sulle circostanze storiche e le fasi salienti della Grande Guerra, in relazione anche alle odierne missioni delle Forze Armate”.

Altrettanto infarcito di retorica bellicista e del tutto falso e strumentale dal punto di vista storico il comunicato emesso dalla Difesa per presentare le iniziative promosse con gli enti locali e le istituzioni scolastiche in vista del 4 novembre 2019. “Fu quella la prima drammatica esperienza collettiva che si verificava dopo la proclamazione del Regno”, esordiva lo Stato maggiore. “L’impegno militare lungo il confine nord-orientale, dallo Stelvio agli altipiani d’Asiago, dalle Dolomiti all’Isonzo e fino al mare, fu la testimonianza di quel profondo sentimento di amor di Patria che animò i nostri soldati e gli italiani in quegli anni. L’Italia dimostrò di essere una Nazione e alimentò questo senso di appartenenza con la strenua resistenza sul Grappa e sul Piave, fino alle giornate di Vittorio Veneto (…) L’Armistizio di Villa Giusti consentì agli italiani di rientrare nei territori di Trento e Trieste e portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale”

“Fu proprio durante la Prima Guerra Mondiale che gli italiani si trovarono per la prima volta fianco a fianco, legati indissolubilmente l’un l’altro sotto la stessa bandiera”, aggiungeva lo Stato maggiore. “Le Forze Armate, ricordando la raggiunta unità nazionale, onorano il sacrificio di oltre seicentomila Caduti e di tante altre migliaia di feriti e mutilati, con sentimento di gratitudine che la festa del 4 novembre vuol mantenere vivo poiché è dall’esperienza della storia che nascono i valori irrinunciabili di una Nazione. Il significato del ricordo della Grande Guerra non è quello della celebrazione di una vittoria, o della sopraffazione del nemico, ma è quello di aver difeso la libertà, raggiungendo una unità tanto difficile quanto fortemente voluta e fondando un grande Paese europeo”. Se ci fosse stato pure il riferimento alla vittoria mutilata, le differenze con i proclami letti da podestà e arditi davanti ai figli della lupa del Ventennio sarebbero state impercettibili.



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