venerdì 27 agosto - Attilio Runello

Duecentocinquanta donne giudice afgane nel mirino dei talebani

Duecentocinquanta donne giudice afgane nel mirino dei talebani. Non sono fra le persone che riceveranno un visto per lasciare il paese.

I talebani hanno detto alle donne di non uscire di casa. E hanno aggiunto: "È per la vostra sicurezza".

Ci sono circa duecentocinquanta donne giudice in Afganistan. Si tratta del dieci per cento della magistratura del paese. Una magistratura che ha provveduto in questi anni a condannare alla prigione le migliaia di talebani che venivano catturati e che adesso sono tornati in libertà.

E queste donne a volte formatesi negli Stati Uniti - come lo stesso presidente Ghani - probabilmente sono adesso nel mirino dei talebani. Poco importa se sono quelli che hanno fatto condannare o altri.

Lo scorso gennaio quando ancora la NATO aveva un certo controllo del paese due di loro erano state uccise in un attentato.

A riportare la notizia è Affari internazionali, qualche giorno fa. Notizia che è poi rimbalzata su diversi mezzi di comunicazione.

Per altro queste donne lavoravano per il governo e non per i paesi della coalizione e quindi non riceveranno nessun visto per lasciare il paese.

Dopo l'esercito e le donne giudice sarà la volta dei leader sociali, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, delle minoranze religiose, o dei membri della comunità Lgbt.

Soprattutto quando i riflettori non saranno più puntati su questo paese.

Se confrontiamo quanto sta accadendo in Afganistan con l'impegno di decenni in Bosnia, in Kosovo, in Iraq e Siria - dove una alleanza che comprendeva anche cinque paesi arabi ha sconfitto l'Isis - si fa fatica a capire la fuga dall'Afganistan da un lato e il mancato coinvolgimento dei paesi mussulmani dall'altro.

Foto Wikimedia

 




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