lunedì 6 giugno - Giovanni Greto

Due pianiste si esibiscono per la stagione 2022 di Musikàmera

La grande scuola pianistica russa ritorna protagonista al Teatro La Fenice

 

Franz Schubert (1797 – 1828 ), Amédée Ernst Chausson (1855 – 1899), Carl Czerny ( 1791 – 1857 ), Maurice Ravel ( 1875 – 1937 ) sono gli autori scelti dall’affermata pianista moscovita Lilya Zilberstein (19 aprile 1965) , per il Recital nella sala Grande del Teatro veneziano. Grazie alla qualità del suo tocco, alla scioltezza e alla bravura tecnica, i sei Moments musicaux op.94 D780, di Schubert, rivelano la loro malinconia di fondo senza indulgere in qualsivoglia tipo di patetismo.

Interessante l’esecuzione di quattro, su un totale di dodici, Lieder di Schubert, trascritti da Franz Liszt ( 1809 – 1866 ). La pianista sceglie Der Wanderer (1816), Standchen (1826), Gretchen am Spinnrade (1814) e la Barcarola Auf dem Wasser zu singen (1823) evidenziando la sua chiarezza espositiva, i gesti rilassati delle mani, la padronanza delle dinamiche sonore, al punto che la platea è parsa immersa in un confortevole salotto di casa dove abbandonarsi con piacere all’ascolto di una musica gradevole.

Trascorso un breve intervallo, Zilberstein ritorna in palcoscenico per eseguire Quelques dances op.26 di Amédée Ernst Chausson, composte a tre anni dalla dipartita terrena, rivelando il lirismo del compositore parigino, meritevole di trovar posto più frequentemente nel repertorio dei musicisti.

Trova consenso la scelta di interpretare Introduction, variations brillantes et rondeau de chasse, op.202 del pianista, compositore, didatta viennese Carl Czerny, il quale fu allievo e poi collaboratore di Beethoven ed insegnante di Liszt. La virtuosa russa esegue con nitore il tema e le cinque variazioni, ricevendo alla fine uno scroscio di applausi misti ad alcuni Bravaaa!

Conclusione affidata alla brillantezza degli otto Valses Nobles et sentimentales (1911) di Maurice Ravel, ispirati alla scrittura schubertiana: “Il titolo esprime a sufficienza – scrisse il compositore nell’autobiografia – la mia intenzione di comporre una sequenza di walzer sul modello di Schubert. Al virtuosismo che faceva da sfondo a Gaspard de la nuit, fa seguito una scrittura nettamente più chiara, che indurisce le armonie e sottolinea i rilievi della musica”. L’artista li interpreta con passione scatenando gli applausi finali, contemporaneamente ad un omaggio floreale da parte di una maschera del teatro.

“Ci troviamo di fronte ad un caso raro : la definizione bambina prodigio mal si adatta alla pianista Alexandra Dovgan ( 2007, Mosca ), perché questo è un miracolo che non ha nulla di infantile. Ciò che uno ascolta è la performance di un adulto dotato di personalità. Mi fa piacere lodare la maestria della sua formidabile insegnante, Mira Marchenko, ma ci sono cose che non si possono insegnare. Il talento di Alexandra Dovgan è armonioso in modo raro, la sua maniera di suonare è autentica e concentrata. Prevedo un grande futuro per lei”. Così si espresse qualche anno fa il celebre pianista russo Grigory Sokolov, protagonista apprezzatissimo anche alla Fenice.

Alle sale Apollinee la quindicenne pianista ha interpretato con serietà e concentrazione la Sonata n°17 op.31 n°2 in Re minore “La Tempesta” di Beethoven (1770-1827), il Carnevale di Vienna op.26 di Robert Schumann (1810 – 1856 ), l’Andante spianato e Grande polacca brillante op.22 di Fryderyk Chopin (1810 – 1849 ).

Nell’intimità creata dallo spazio della sala-concerto, Alexandra mostra una tecnica e una precisione di suono, tipica di un musicista maturo, piuttosto che di una quindicenne. E’ capace di creare tensione, e comunque attenzione, in un uditorio che non le toglie gli occhi di dosso e che non guarda mai l’orologio, come spesso si verifica quando un concerto provoca una sensazione di noia. Il programma scelto dall’interprete presenta pezzi famosi, interpretati già con personalità, con eleganza e con un suono introspettivo. Applausi affettuosi alla fine di ogni pezzo e, dopo la monumentale polacca chopiniana, sale sul palco un ammiratore a donarle dei fiori. Alexandra ringrazia, se ne va, ma ritorna in pedana per due brevi bis, il Preludio n°12 in sol diesis minore, tratto da 13 preludes, op.32 di Sergei Rachmaninov (1873 – 1943) e il malinconico Preludio in Si minore BWV 855A di J.S.Bach (1685 – 1750), trascritto dal pianista ucraino Alexander Siloti (1863 - 1945).

Accompagnata dal giovane padre, complimentato da alcuni spettatori dopo il concerto, la pianista prosegue, richiestissima, il suo tour europeo.




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