Dopo il Grammy, Bad Bunny fa storia ai Super Bowl LX
Tredici minuti travolgenti e dirompenti, in un crescente di emozioni. La performance di Bud Bunny al Super Bowl LX, lo scorso 8 febbraio, è stata un concentrato di simboli visivi e messaggi carichi di significato culturale, politico e identitario.
Non è stato un semplice Halftime show, è stata una chiara e diretta forma di resistenza, di presa di posizione e dichiarazione politica, in un Paese che criminalizza gli immigrati e disprezza le comunità latine. Alla retorica dell’odio, su cui si era già espresso quando ha ritirato il premio ai Grammy, con quel “ICE out!”, ha contrapposto il concetto di unità, ridefinendo l’idea di un’America, non solo composta da un singolo Stato. “Together we are America“: alla fine dello show Bunny ha sollevato un pallone con questa scritta per definire un continente unito che comprende Nord, Centro, Sud, America e Caraibi. E sul campo c’erano le bandiere di tutti questi Paesi.
Nella finale del campionato della National Football League, ovvero il Super Bowl LX, Bud Bunny ha fatto storia, come primo artista ad esibirsi interamente in spagnolo. Al presidente Trump tutto ciò non è piaciuto affatto e su Truth social ha criticato duramente lo show definendolo uno dei “peggiori di sempre“, “un affronto alla grandezza dell’America“.
“Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo umani e siamo americani“, ha ribadito Bad Bunny, come già aveva fatto ai Grammy, in risposta anche all’insulto fatto dal comico Tony Hinchcliffe durante la campagna elettorale di Donald Trump nel 2024. Quella battuta infelice che definiva Porto Rico “isola di spazzatura galleggiante dell’oceano“, non è un caso isolato, è solo l’ennesima conferma di un pregiudizio radicato, il riflesso di un disprezzo costante e sistematico. La presenza di Bad Bunny ha saputo trasformare questa offesa in rivincita, celebrando con orgoglio, al di là delle barriere culturali, l’identità latina.
Sono saliti sul palco anche Lady Gaga, Ricky Martin e Cardi B.
Bad Bunny ha deciso di chiudere lo show con un messaggio potente e simbolico, proiettato sui maxischermi del Levi’s Stadium di Santa Clara, in California: “The only thing more powerful than hate is love“, l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore.



