venerdì 4 giugno - Giuseppe Aragno

Don Antonio Bassolino e la cruna dell’ago

L’innocenza di don Antonio Bassolino è diventata un articolo di fede, che non tiene conto del fatto che un personaggio politico di primo piano, ex ministro, ex Presidente di Regione e per due volte sindaco di Napoli, sia risultato nullatenente allorché, sottoposto a procedimenti giudiziari, ha corso il rischio di dover metter mano alla tasca. 

Qui la politica cede il passo alla morale e l’innocenza si colloca in un quadro di valori che la politica sembra aver dimenticato.

Intendiamoci, pensare per tempo alla famiglia non è un reato e a nessuno si può imputare di avere bene in mente un sacrosanto sentimento, ispirato alle parole di Cristo: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».

Bassolino ha scelto di essere cammello e – novello San Francesco – in vista di possibili condanne e relativi esborsi – s’è spogliato di ogni bene materiale. In realtà, come ha scoperto la mai smentita «Voce delle Voci», che scrive contro storie d’Italia e racconta quello che non conosci, non hai mai letto e non hai mai visto, prima di indossare il saio francescano, il nostro politico «nullatenente» non aveva rapporti facili con la cristiana cruna dell’ago.

Per quanto è dato sapere, possedeva, infatti, un appartamento nella romana via Fiume, di cui ha tenuto per sé solo metà dell’usufrutto (l’altra è toccata alla moglie), mentre la nuda proprietà è intestata ai figli, ai quali sono passati due appartamenti romani, del quartiere Monti, acquistati nel ’92 dai compagni dell’Unità, e andati in liquidazione nel 1994 al prezzo di 243 milioni ciascuno, ottenuti, secondo il «Fatto Quotidiano», grazie a un mutuo con la Banca Popolare dell’Etruria, reduce da un crac, pagato col risparmio e la vita sconvolta di azionisti e obbligazionisti.

In seguito alla conversione francescana Bassolino risultò nullatenente e perciò, in caso di condanna, era materialmente impossibilitato a far fronte agli eventuali debiti milionari nei confronti dello Stato.Va bene così. San Francesco merita rispetto. Però smettiamola di parlare d’innocenza, perché due condanne subite in via definitiva ci sono state: una decisa dalla sezione di Appello della Corte dei Conti per una vicenda che vide il nostro francescano in veste di Commissario per l’emergenza idrogeologica, obbligato a risarcire con 21.000 mila euro Sla Regione, e un’altra che comportava una pena pecuniaria di 3 milioni e 200.000 mila euro.

L’allevo di San Francesco è oggi candidato sindaco a Napoli. C’è da sperare che gli elettori tengano conto della nullatenenza e diventino cruna di un ago invalicabile per i francescani opportunisti.

 



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