mercoledì 27 ottobre - Giovanni Greto

Domenico Nordio e Orazio Sciortino per Musikàmera

Un affiatato duo protagonista di un Recital romantico, ma non solo, alla Fenice

Tre Sonate di autori diversi hanno costituito il programma di una piacevole serata cameristica alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, di nuovo colmo di pubblico, dopo l’apertura al 100 per 100. Mascherine, ma nessun distanziamento, in un ritorno, in apparenza, al passato.

Sul palco Domenico Nordio (Venezia, 1971) al violino e Orazio Sciortino (Siracusa, 1984) al pianoforte.

Si parte con la Sonata n.3 in La minore (1853) di Robert Schumann (1810-1856), la cui musica fu in grado di fondere il movimento letterario romantico e quello musicale, caratterizzato dalla presenza della nostalgia (Sehnsucht).

Ultima composizione completata, prima dell’aggravarsi dei disturbi mentali, la Sonata nacque da due movimenti scritti apposta e da altri due della Sonata FAE, frei aber einsam, “libero ma solitario”, acronimo che cela il motto del destinatario, Joseph Joachim, un amico violinista dell’Autore. Si tratta di un’opera a più mani, scritta da Schumann con Albert Dietrich, un suo allievo e Johannes Brahms.

Enfasi e impeto caratterizzano il primo movimento, Ziemlich langsam, “assai lento”, mentre nella sala si espandeva la sonorità ricca e forte dello strumento di Nordio. Il successivo, Lebhaft, “Vivace”, è come uno Scherzo di breve durata, nel quale la melodia si sviluppa in una danza ritmica in tempo di ¾. L’Intermezzo Bewegt, doch nicht zu schnell, “agitato, ma non troppo veloce”, è una pagina melodica tipica dell’Autore, con accenti di passione e nostalgia allo stesso tempo.

L’ultimo movimento, Markiertes, ziemlich lebhaftes Tempo, “Tempo marcato, piuttosto vivace”, ha un’andatura marziale che si sviluppa fino ad arrivare ad una conclusione talmente impetuosa da causare la rottura di alcuni crini dell’archetto.

Nel 1823, appena quattordicenne, Felix Mendelssohn (1809-1847) iniziò a comporre la Sonata in Fa minore op.4, edita due anni dopo. Splendida, all’inizio dell’Adagio, la cadenza recitativa del violino solo. E’ un movimento moderatamente malinconico, in cui si potrebbe pensare che la felicità esiste, ma è difficile trovarla e, soprattutto, mantenerla a lungo. L’Allegro moderato manifesta una elegante serietà, percorsa da accenti di pathos. Delizioso il Poco Adagio, una dolce riflessione sulla vita di ogni giorno. Trascinante l’Allegro Agitato, in 6/8, caratterizzato da una sottile inquietudine e da un intenso, gradevole rincorrersi degli strumenti.

Composta fra il 1938 e il 1946, con le indicazioni di David Oistrakh, che aveva collaborato alla scrittura della parte per il violino, la Sonata n.1 in Fa minore op.80 di Sergej Prokofiev (1891-1953) risulta melodiosa, chiara, nuova e originale.

Nell’Andante assai, con cui si apre, c’è un forte volume sonoro, sia nel violino che nel piano, spesso attraverso l’utilizzo del pedale. Nordio mostra un virtuosismo che si potrebbe accostare a quello jazzistico, con un fraseggio ripetuto inquietante e ossessivo ed un affascinante pizzicato.

Somiglia ad un dialogo ritmico e percussivo tra i due strumenti l’Allegro brusco che segue. Grazie ad un ininterrotto rincorrersi di note da parte sia del violino che della tastiera, si viene immersi, nell’Andante successivo, in un’atmosfera sognante, rarefatta, dalla quale si sviluppa un bel tema cantabile. Trascinante, spumeggiante, sfrenato, l’Allegrissimo finale sembra una cavalcata veloce, tipica di molti western del periodo classico. Tuttavia, dopo un’accelerazione che mette a dura prova la tecnica dei musicisti, si ritorna all’andante assai per una conclusione imprevedibilmente cupa e disperata. E’ il brano senza dubbio più interessante dei tre, ben interpretato dai musicisti, attenti soprattutto alla qualità espressiva.

Applausi ripetuti consentono di ascoltare un breve bis, la Romanza n.1 per violino e pianoforte di Schumann, permeata da una tristezza melodica.




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