giovedì 11 gennaio - UAAR - A ragion veduta

Divorzio breve, Unioni Civili, Biotestamento | L’Italia che ci stiamo lasciando alle spalle

La diciassettesima legislatura della Repubblica Italiana è ufficialmente finita con lo scioglimento del Parlamento da parte del presidente Mattarella, avvenuto il 28 dicembre scorso. Solo tre giorni dopo lo stesso Mattarella ha parlato alla Nazione nel consueto messaggio di fine anno, non distintosi per alto tasso di clericalismo. 

 

Anzi. Nessun presepe campeggiava sullo sfondo come nello stesso messaggio di fine 2015, il primo dell’era Mattarella. Certo, non è mancato l’augurio rivolto al papa, ma se non altro non è stato usato l’appellativo di Santo Padre e comunque è stata l’unica nota di riverenza ecclesiastica. Per il resto, nel discorso sono stati affrontati temi sociali che non hanno a che fare con le religioni.

Anche il Parlamento ormai in modalità di prorogatio si è rivelato non particolarmente orientato a soddisfare le istanze clericali. Noi stessi avevamo notato fin dall’inizio che potevano esserci ampi margini per portare a casa risultati importanti dal punto di vista della laicità, a cominciare dai cinque obiettivi individuati nella petizione Svolta laica, e tutto sommato non è andata malissimo. Tre di questi obiettivi sono stati raggiunti, seppure il risultato ottenuto non sia soddisfacente al 100%.

La prima ad arrivare a destinazione è stata la legge che ha introdotto il divorzio breve, che tuttavia ha mantenuto un periodo di separazione minimo prima che la fine del matrimonio possa essere certificata. Di fatto una separazione breve, non all’avanguardia ma pur sempre meglio dell’impianto moralista in vigore fino a quel momento. A metà del 2016 è stata poi la volta delle unioni civili, contro le quali il mondo cattolico si era speso non poco. Anche in questo caso qualcosa è mancata per quanto riguarda non tanto i diritti delle coppie omosessuali, quanto per i bambini che vi crescono all’interno e che la legge non tutela affatto, e qualcos’altro è arrivato per quanto riguarda invece i diritti delle famiglie di fatto. Per fortuna nella maggior parte dei casi il problema delle adozioni viene risolto in sede giudiziaria, in cui i diritti dei minori hanno ancora un significato e le velleità liberticide di alcune amministrazioni reazionarie hanno vita difficile.

La magistratura è stata determinante anche nel prosieguo dell’opera di smantellamento della legge 40 sulla procreazione assistita, iniziato già nelle legislature precedenti. Da bandiera dello Stato etico, quella che ricorderemo come uno dei più gravi attentati alla libertà delle persone è stata ridotta a un contenitore quasi vuoto, con buona pace della ministra della Salute dell’attuale governo Lorenzin che, lei sì clericalissima, ha cercato in tutti i modi di difenderla. Per il terzo dei cinque obiettivi laici è stato necessario arrivare al fotofinish: appena due settimane prima della fine della legislatura, infatti, con uno sprint da fiato sospeso si è arrivati finalmente a varare una legge sul biotestamento. Siamo ancora privi del diritto di ricorrere all’eutanasia, per il quale erano state raccolte oltre 65 mila firme, e rimaniamo in attesa dell’attuazione di questa legge, ma se si pensa allo scampato pericolo corso nelle legislature precedenti non si può celare una certa soddisfazione.

Non tutto è però stato rose e fiori, né ci si poteva aspettare diversamente. Non sono mancate prese di posizione che sembravano dettate dai palazzi al di là del Tevere. Tra tutti si è notato lo spiccato senso del religioso di Lorenzin, a partire dalla questione riguardante la procreazione assistita di cui più sopra. La ricorderemo per aver coniato il termine “ultraprostituzione”, in riferimento alla tanto vituperata gestazione per altri, ma anche per il clamoroso flop della sua campagna Fertility day. Che dire poi della strenua difesa dell’obiezione di coscienza contro l’aborto, con annessa negazione delle evidenze, che peraltro è uno dei cinque obiettivi laici rimasto disatteso insieme al superamento del sistema dei culti ammessi? Ha perfino promesso che garantirà l’obiezione di coscienza anche a chi vuole rivendicare il diritto di imporre terapie a chi non le vuole. Tuttavia, la stessa Lorenzin ha fatto propria la battaglia a sostegno delle vaccinazioni, cosa per la quale non possiamo che esprimere apprezzamento.

Imbarazzante poi, a non voler eccedere in definizioni di ben altro tono che pure avrebbe meritato, l’attacco della ministra dell’Istruzione Fedeli verso un preside che aveva “osato” porre un argine al proliferare di madonnine e preghierine pre-merenda nella sua scuola, il tutto nel drammatico silenzio di tutte le forze laiche a partire dai sindacati. Sarà anche stata condizionata dall’ambiente iperclericale in cui si trovava in quel momento, il che non sarebbe scusa valida per nessuno e tanto meno per un ministro, ma le si dà atto di esser poi riuscita a innestare la retromarcia in un question time. Impossibile non citare, scorrendo quella parte della compagine governativa che possiamo perfino considerare diretta emanazione vaticana, un aficionado delle nostre clericalate come Angelino Alfano, spesso in prima linea ora a suon di circolari contro le trascrizioni di nozze gay, ora a tuonare perché si incarceri chi si avvale in qualche modo della Gpa, ora a fare propaganda per la vita “che vita poi non è” offrendosi, per conto del Vaticano, a ospitare il piccolo Charlie Gard.

Ci lasciamo quindi alle spalle un Paese che negli ultimi anni ha dovuto assistere, come ha sempre fatto, a revival clericali e che ha dovuto lottare con ogni mezzo per cercare di arginarli, ma che alla fine ha visto arrivare in porto risultati che in altre legislature potevano al massimo essere sognati. C’è ancora tanto da fare, non si pensi di potersi adagiare sugli allori e anzi si affilino le armi in vista di battaglie vecchie e nuove. Alla prossima tornata elettorale di marzo sarà già tanto se potremo essere governati da una maggioranza che si possa definire tale, ma dovremo essere pur sempre lì a far sentire una voce laica. E forte.

Massimo Maiurana




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