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Disinformazione verde - AgoraVox Italia
mercoledì 1 luglio - Massimo Icolaro

Disinformazione verde

L'illusione verde dei "guru" da talk show: perché piantare alberi non fermerà il caldo

Siamo alle solite. Non appena la colonnina di mercurio sale oltre i 35 gradi, la macchina della propaganda ecologista da prima serata si mette in moto. L'ultimo mantra modaiolo, rimbalzato di recente anche sugli schermi RAI dalle labbra dei soliti accademici prestati allo spettacolo, è la formula magica definitiva: "Per prevenire il caldo e combattere il cambiamento climatico bisogna piantare più alberi".

Una narrazione rassicurante, infantile e, soprattutto, falsata dai dati. È ora di finirla con questo feticismo arboreo sbandierato da pseudo-guru che confondono la complessità climatica con la cura di un giardino condominiale.

L'inganno italiano: se i boschi raddoppiano, perché fa più caldo?

Chiunque mastichi un minimo di oggettività sa che la tesi del "manca il verde" in Italia è una colossale fake news. I dati ufficiali dell'Ispra e dell'Inventario Nazionale delle Foreste smontano il mito alla radice: dagli anni '50 a oggi, la superficie boschiva italiana è praticamente raddoppiata, passando da 5,6 milioni di ettari a oltre 11 milioni. Oggi i boschi ricoprono il 38% del territorio nazionale. L'Italia non era così verde dal Medioevo.

Eppure, a fronte di questo enorme e spontaneo "polmone verde" (cresciuto soprattutto per l'abbandono delle aree agricole marginali, non certo per i decreti ministeriali), le temperature continuano a salire. Se l'equazione dei talk show fosse corretta — più alberi uguale più fresco — l'Italia oggi dovrebbe essere una ghiacciaia alpina. La realtà è un'altra: l'aumento della temperatura globale risponde a dinamiche macro-climatiche complesse e, piaccia o no alla retorica ambientalista, è una tendenza inarrestabile nel breve e medio termine. Pensare di invertire la rotta piantando qualche filare di platani in città è come svuotare il mare con un cucchiaino da tè.

Il flop colossale della "Grande Muraglia Verde" cinese

Per capire quanto sia fallimentare l'approccio ideologico alla riforestazione, basta guardare fuori dai confini europei, là dove i progetti sono stati applicati su scala titanica. Parliamo della Cina e del suo faraonico piano Three-North Shelter Forest Program, noto come la "Grande Muraglia Verde".

Pechino ha letteralmente investito miliardi di dollari per piantare centinaia di milioni di alberi a ridosso del deserto del Gobi con l'obiettivo di fermare la sabbia e rinfrescare l'area. Il risultato scientifico? Un disastro ecologico su più livelli:

  • Mortalità record: Scienziati dell'Università Forestale di Pechino hanno rilevato che in molte aree aride fino all'85% delle piante messe a dimora è semplicemente morto. Gli alberi non autoctoni richiedono enormi quantità d'acqua che il terreno desertico non ha.

  • Prosciugamento delle falde: Quei pochi alberi sopravvissuti hanno agito come gigantesche pompe idrauliche, succhiando la pochissima acqua sotterranea rimasta e accelerando il collasso idrico dei terreni circostanti.

  • Monoculture vulnerabili: Interi chilometri di foreste artificiali costituiti da una sola specie arborea sono stati decimati da parassiti in pochi mesi, lasciando dietro di sé distese di legna secca.

La natura ha le sue regole: se in una zona c'è il deserto, forzarvi una foresta tropicale è un controsenso biologico che non produce alcun esito climatico positivo.

Basta slogan: serve realismo

Gli alberi sono fondamentali per la biodiversità, la stabilità idrogeologica dei versanti e il decoro urbano, ma smettiamola di usarli come fumo negli occhi per il pubblico televisivo. Il surriscaldamento attuale non si cura con l'ottimismo cosmetico di chi promette miracoli a colpi di vanga. È tempo che la divulgazione scientifica torni a basarsi sui dati reali e abbandoni le mode ideologiche buone solo a strappare un applauso in studio.




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