giovedì 31 agosto - Oggiscienza

Disabilità: è in arrivo BlindPAD

Una nuova tecnologia tattile per percepire spazi e figure, destinata alle persone non vedenti.

SENZA BARRIERE – Uno strumento agile e versatile per leggere le mappe, i disegni e le forme geometriche con le dita: si tratta di BlindPAD, l’innovativa tavoletta tattile nata in casa IIT. Il dispositivo, risultato di un progetto finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, contiene dei giochi educativi – i cosiddetti serious games – e punta a migliorare la qualità di vita delle persone non vedenti e ipovedenti.

Nel corso di uno studio durato tre anni, gli scienziati dell’IIT, guidati dal ricercatore e team-leader Luca Brayda, in collaborazione con l’Istituto David Chiossone Onlus di Genova e con l’Istituto FIRR di Cracovia in Polonia, hanno potuto testare l’efficacia della tavoletta smart con oltre 250 prove sperimentali e studi effettuati su circa 50 persone di tutte le età. Ma in cosa consiste esattamente il dispositivo? BlindPAD è una tavoletta tattile di circa 15×12 cm, costituita da una griglia di quasi 200 piedini in plastica, detti taxel, stampati in 3D e distanti l’uno dall’altro meno di 1 centimetro. Ogni taxel si solleva e si abbassa a comando, tramite l’interazione con una griglia di piccoli magneti sottostanti. I taxel rappresentano l’equivalente tattile dei pixel che compongono un’immagine. È proprio grazie ai taxel, dunque, che le mani di una persona non vedente possono esplorare liberamente la tavoletta, in grado di offrire un’immagine in rilievo del contenuto visivo che si vuole apprendere, trasportato dal piano visivo a quello tattile. Le dimensioni della tavoletta, inoltre, sono state pensate per la fruizione da parte di persone adolescenti, e quindi per l’utilizzo con una o due mani.

Ma l’apporto innovativo di BlindPAD non termina qui. L’apprendimento delle forme ricreate dai taxel, infatti, è guidato dall’utilizzo di serious games, progettati in modo da rafforzare le capacità del cervello legate all’apprendimento dello spazio, ovvero la memoria di lavoro, l’orientamento e la mobilità. I giochi, infatti, stimolano la rappresentazione mentale di più oggetti contemporaneamente e di mappe di tipo ‘voi siete qui’, come se fosse un piccolo GPS per ambienti interni.

Il gruppo di ricerca guidato da Luca Brayda ha dimostrato come proprio l’uso di questi giochi, insieme alle tecnologie tattili programmabili, migliori le capacità spaziali delle persone con disabilità visiva. Infatti, dopo gli esercizi riabilitativi, gli utenti sono stati capaci di muoversi e orientarsi in un determinato ambiente, riconoscendo quanto appreso attraverso il tatto e raccontato dalla tavoletta intelligente. “BlindPAD non è solo una tecnologia più avanzata rispetto alle precedenti già prodotte”, racconta il ricercatore. “Parliamo di un nuovo metodo di apprendimento che consente alle persone non vedenti di rivoluzionare la propria capacità di assimilare nozioni matematiche e geometriche. Ingrandire una figura, ruotarla, conoscerne nei dettagli la forma. Procedure in apparenza semplici diventano subito complesse se solo immaginiamo di dover assistere a una lezione di geometria a occhi chiusi o al buio, mentre l’insegnante spiega alla lavagna”.

La visione di BlindPAD però non si limita all’apprendimento passivo. “L’inserimento dei serious games all’interno del dispositivo rappresenta uno strumento per stimolare in modo divertente il cervello. Non sempre gli esercizi svolti per la riabilitazione sono accattivanti o piacevoli. Soprattutto in un’età come l’adolescenza, la scienza dimostra che somministrare un’attività che dia una ricompensa e che somigli a un gioco consente di ottenere risultati più rapidi”, spiega Brayda, adducendo un’ulteriore motivazione alla scelta vincente. “Abbiamo concepito delle metodologie di esercizio tali da rendere colui che utilizza la tavoletta parzialmente indipendente dal personale riabilitativo. Questa scelta è stata effettuata per consentire alla persona non vedente di esercitarsi, oltre che in appositi centri, anche in modo autonomo e a casa propria, aumentando le ore destinate alla riabilitazione e ottenendo, così, maggiori risultati in tempi più brevi”, conclude il ricercatore.

Il dispositivo BlindPAD può essere collegato a dispositivi mobili come laptop e tablet, divenendo uno strumento di semplice utilizzo da parte dei riabilitatori e degli utenti stessi. L’obiettivo del gruppo di ricerca è reperire ulteriori finanziamenti per rendere BlindPAD disponibile quanto prima.

Intervista a Luca Brayda, ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia




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