venerdì 21 luglio - Kocis

Diritti di cittadinanza – Ius soli temperato: così vincono i razzisti

Dunque, la pallina della roulette denominata “ diritti di cittadinanza - Ius solo temperato – “ si è fermata. I “croupier” che, ansimanti, affollavano il tavolo, hanno decretato la fine del “gioco”. Tutto viene rimandato a settembre, come se si fosse agli esami di riparazione scolastici. Dopo la pausa estiva, poiché la “calura” non gioca a favore dei bambini e dei ragazzi detti con disprezzo stranieri, per quanto italiani di fatto.

Così affermano gli addetti ai lavori. Invece, sembra proprio che il richiamato settembre sarà molto lungo. Con il palese rischio che i diritti di cittadinanza dei nuovi italiani, già di fatto, ma mai ufficializzati, vengano rinviati a data da destinarsi. In molti, della rappresentazione politica e dell’informazione, affermano che la fase è cambiata, sulla testa dei ragazzi ufficialmente non italiani

I nati in questo “patrio” suolo da cittadini non italiani - di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente (extracomunitari) o del permesso di soggiorno UE di lungo periodo, almeno 5 anni - ( ius soli); in alternativa, nati in Italia o residenti in Italia dal 12° anno di età purché abbiano frequentato regolarmente corsi scolastici di istruzione per almeno cinque anni - o formazione professionale triennali o quadriennali, con esito positivo, idonei a ricevere una qualifica professionale – ( ius culturae) .

Così recita la Proposta di Legge. Quindi viene finalmente rimosso l’anacronistico “sacrale” di riferimento, di stampo imperiale del requisito: sangue indigeno, ereditato della stirpe (ius sanguinis)

L’acquisizione della cittadinanza italiana, recita altresì la Proposta, non è automatica. Avviene dietro esplicita richiesta da parte di un genitore, entro il compimento del 18° anno di età.

I dati del MIUR – Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca -, pubblicati nel 2017, sono molto significativi sulla realtà in essere. Nell’anno scolastico 2015/2016, i bambini e i ragazzi “stranieri”, in età scolare – di cittadinanza non italiana - presenti in tutte le gerarchie dell’istruzione sono circa 814.851, pari al 9,2% della popolazione scolastica complessiva. Le alunne femmine sono il 47,96 per cento. All’atto della definizione delle vigente legge sulla cittadinanza, anno scolastico 1991/1992 erano complessivamente circa 15.000 unità. Una crescita lenta ma costante. L’incremento significativo, in rapporto con i flussi migratori – aumento delle aree di crisi e dei paesi dell’Unione europea - in forma corrispondente con quanto avvenuto nell’area europea, è avvenuto a partire dall’inizio degli anni 2000. Negli ultimi cinque anni gli studenti italiani sono diminuiti del 2,3% ( meno 193.000 unità), gli studenti non italiano sono cresciuti di 59.000 unità.

E’ questa la distribuzione degli studenti senza cittadinanza italiana nelle varie gerarchie scolastiche: scuola dell’infanzia : 166.428 unità, 10,4% del totale; scuola Primaria: 297.000 bambini, pari al 10, 6%; Secondaria di primo grado: 163.613, 9,4% del totale; Secondaria di secondo grado: 187.525, pari al 7 % del totale. Nella graduatoria della distribuzione geografica nelle Regioni italiane, nelle prime quattro realtà territoriali gli studenti senza cittadinanza si trovano: Lombardia ( 203.979), Emilia Romagna ( 96.213), Veneto ( 91.853), Lazio ( 77.109).

Come evidenziato prima, nel quadro generale della proposta di legge congelata nel Senato della Repubblica, ai fini del riconoscimento della cittadinanza è previsto in maniera vincolante per i genitori il permesso di lungo periodo, sottoposto ai quattro precisi requisiti: almeno 5 anni di soggiorno valido; reddito non inferiore all’assegno sociale, 5824 euro anno; residenza in una casa appropriato con le norme di legge in materia, superamento di un test della lingua italiana.

Quindi, i giovani “stranieri” interessati, emarginati senza cittadinanza, sono figli di profughi/migranti residenti in Italia ormai da molti anni.

E’ bene specificare che nel 2016 i cittadini “stranieri” aventi dimora abituale e continua in Italia sono 5.026.123, pari al 8,3% della popolazione residente. Nella distribuzione di provenienza le presenze più rilevanti sono: Romania: 1m.151 mila, Albania: 467 mila, Marocco: 437mila, Cina: 271mila, Ucraina: 231mila, Filippine: 166mila,India: 150mila, Repubblica Moldova: 142 mila, …………..Sul piano generale sono rappresentati tutti i Paesi di Gaia Terra: il 43% proviene dall’Europa centro-orientale, il 30% dall’Africa, Il 17% per cento dall’Asia.

Dai dati ISTAT ( 2° trimestre 2016) si evince che complessivamente “ la popolazione straniera in età di lavoro”  - UE e Extra Ue - è di circa 4.125.000 persone, di cui 2.409.052 occupati - lavoro regolare - ( 811 mila Nord-Ovest; 616 mila Nord-Est; 622 mila Centro; 358 mila Mezzogiorno) , 425.077 in cerca di lavoro, 1.291.178 non occupati. E’ ben noto che la componente più rilevante svolge attività lavorativa nell’articolato settore dei Servizi, dato che molti di questi lavori sono statui abbandonati dagli italiani. Infatti i dati ISTAT sulle attività numericamente più consistenti mettono in evidenza che circa il 40% dei lavoratori non italiani svolgono attività in “ altri servizi collettivi e personali ”; il 16,8% in “ alberghi e ristoranti”, 17,1” in “agricoltura, caccia e pesca”, 16,9% nelle “costruzioni”, 12,8% in “ attività imm. Servizi alle imprese, etc”9,5% in “ trasporti e immagazzinaggio”, 9,1 in “ industria”, 7,2% in “commercio”. Inoltre, una consistente quantità di persone svolge attività autonoma.

Nel 1° semestre 2016 in Italia, sul totale dei nuovi occupati di 15 anni e oltre ( 1.302.050 unità), il 15,3% ( 198.749) sono cittadini non italiani; di questi il 45,6% ha meno di 35 anni. Il 58,1% ha un contratto a “tempo determinato”, il 26,4% a tempo indeterminato, il 15,5% svolge attività autonoma. Di questi nuovi lavoratori il 74% ha qualifica di operaio, il 9,5% di impiegato. Riguardo il possesso di titolo di studio è bene altresì evidenziare che la licenza media è posseduta dal 54,5% degli extracomunitari e dal 34,1% dei comunitari, diploma: il 36,3% sono extracomunitari e il 59,4% dai comunitari, laurea: il 9,1% sono extracomunitari, il 6,5% comunitari.

C’è anche “ l’altro lato della medaglia”. Nel 1° semestre 2015 hanno complessivamente perso il lavoro 858.245 persone. Di questi 60.152 sono extracomunitari, 42.142 comunitari. Dei lavoratori non italiani il 37,4% è stato licenziato, il 47,3% per lavoro a termine. Chi perde il lavoro non ha più i requisiti per riavere il permesso di soggiorno, entra in un terribile inferno finalizzato all’espulsione.  

Dunque il contributo al tessuto produttivo, economico e sociale dei lavoratori non italiani è proprio imponente. Un apporto assolutamente vitale ed indispensabile sul piano globale e per molte attività, condannate irreversibilmente al declino e alla cancellazione in caso diverso, specie per i servizi di assistenza alle persone.

Continuare a privare della cittadinanza italiana i figli di questi lavoratori, nati, cresciuti, istruitosi in Italia, coesi e socializzati con i cittadini in generale, italiani di fatto, senza la conseguente acquisizione dei diritti civili, sociali e politici, e dei doveri, - previsti dall’ampio ventaglio delle leggi vigenti nel nostro Paese e in linearità con i principi fondamentali della nostra Costituzione, in coerenza con quanto avvenuto nella gran parte dei paesi europei - è un atto inaccettabile di discriminazione, di vigliaccheria civile e democratica.

Non è più permessa la parte dell’ignavo, negletto delle virtù civili, che guarda esclusivamente al proprio egoistico tornaconto personale o corporativo di fazione o consorteria, così come avvenne in Italia con le leggi discriminatorie e persecutive dei cittadini di religione ebraica, emanate dal regime fascista nel 1938.

I più, vilmente, si turarono gli occhi e le orecchie contribuendo a consegnarli nelle mani degli assassini.

 

Per la definizione della Legge: il pubblico civico iter è iniziato cinquantadue mesi addietro, il 13 marzo 2013, con la presentazione alla Camera dei Deputati della Proposta: DI Lello ed altri: "Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza". Quindi, dopo il passaggio nelle varie Commissioni pertinenti, l’approvazione in data 13 ottobre 2015.

Alla stessa data da parte della Camera dei Deputati la Proposta di Legge è stata trasmessa al Senato. Il testo originario è stato significativamente modificato, in particolare sulla durata necessaria (incrementata) del permesso di soggiorno di un genitore e sulle modalità (peggiorative) richieste per potere avviare il riconoscimento della cittadinanza dei figli. Nel merito, è stato trascritto come “Atto Senato n. 2092”. Dopo le varie letture parlamentari e la discussione nelle varie Commissioni consultive in sede di Assemblea (15 maggio 2017) è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti: 15 giugno 2017. 

Quindi, il “congelamento” in atto.

Le cronache informative, ampiamente divulgate specie nel corso degli ultimi giorni, danno a tutti il “polso” reale della situazione. Non servono quindi ricostruzioni e dettagli di merito sugli equilibri parlamentari e sulla sensazione interpretativa che aleggia tra i cittadini, essenzialmente basata sulla confusione diligentemente propagandata. 

La dinamica è molto chiara. In particolare i posizionamenti dei partiti - grandi e piccoli -, poiché palesemente esplicitati, in diversi casi in maniera più o meno contorta e ambigua, sono pesantemente sul tavolo del giudizio democratico. Un dato è certo, i variegati schieramenti della destra, estremistici o di “centro”, e quelli che con artifizi retorici si proclamano artificiosamente “ né di destra, né di sinistra”, non vogliono rendere operativa la proposta di legge.

Tace, essenzialmente ed incredibilmente, il grande ed articolato mondo delle organizzazioni sociali che costituiscono il nerbo democratico dell’Italia. In particolare rimane silente e inerte la gran parte delle strutture civili, associative, sociali, sindacali e politiche che nel 2011 hanno promosso, in maniera molto partecipata, attiva ed incisiva, la campagna “ l’Italia sono anch’io”, per i diritti di cittadinanza. 

Di fatto la proposta di legge giacente in Senato è stata lasciata sola!

In queste ultime settimane i clamori “recitati” in diverse piazze sono stati monopolio delle organizzazioni estremiste di destra. Manifestazioni scarne, prive di significativa partecipazione. Però, ampiamente amplificate nella benevole diffusione fatte dagli organi di informazione televisive e cartacee. I “ grandi”, i veri artefici del gioco, travestiti anche artificiosamente da templari della solidarietà umana, stanno in seconda fila, mestando nel pentolone che avvelena continuamente in maniera più o meno subdola le coscienze dei cittadini.

Nel frattempo, mentre monta l’ignobile “caneacontro la Proposta di Legge, i “diversi” tutti, i profughi e migranti che fuggono da guerre, carestie e disastri ambientali, e il “gioco” si fa sporco e duro, i cento filoni che costituiscono l’articolato mondo della sinistra, più o meno trasfigurata, dell’associazionismo civile e sociale, gli ambienti cattolici e della pratica della solidarietà, rimangono inoperosi. Rilasciano, in alcuni, solamente dichiarazioni verbali o scarni comunicati stampa. Di fatto in maniera ignominiosa si abdica al proprio ruolo storico di difesa dei Valori fondativi costituenti la nostra democrazia, di rigetto degli attacchi razzisti e fascisti, di aggregatore culturale e operativo di quei tanti milioni di cittadini che ancora rappresentano il nucleo vitale della democrazia italiana che, sgomenti, assistono a questa disfatta.

Vorrebbero agire, manifestare indignazione con grandi iniziative nelle proprie città. Non sanno come farlo. Nessuno li chiama! I tanti Soggetti politici potenzialmente proponenti sono impelagati nello loro trame. Gli altri, attendono , totalmente inattivi ai fini di creare una vigorosa rete nazionale che possa riprendere le trame di “ Italia sono anch’io”.

Una situazione drammatica, di grande allarme per gli uomini e le donne che hanno a cuore la tenuta democratica del nostro Paese, specie per le bimbe, i bimbi, le ragazze e i ragazzi che dovrebbero alfine beneficiare dei contenuti della Proposta di Legge, per essere cittadini a tutti gli effetti.

 

( domenico stimolo)




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