lunedì 12 ottobre - Pressenza - International Press Agency

Decreti sicurezza: non solo immigrazione, via le norme contro chi lotta

L’aspetto negativo dei Decreti Salvini non consiste solo nelle norme sull’immigrazione che sono appena state modificate, ma si iscrive in un ben determinato percorso di criminalizzazione della povertà, della emarginazione e del dissenso

 

(Foto di agenzia Dire)
 
Le relative norme vanno eliminate dal nostro ordinamento perché il loro impianto generale contraddice non solo i principi costituzionali di solidarietà ed uguaglianza, ma anche le garanzie giurisdizionali poste a tutela delle nostre libertà.

Di fronte alla crisi dello stato sociale prodotto da decenni di politiche neoliberiste che ha condannato fasce sempre più ampie della popolazione alla precarietà, all’emarginazione e alla disoccupazione, i decreti Salvini hanno costituito lo strumento per gestire la povertà, il dissenso e il conflitto sociale secondo una logica esclusivamente improntata alla repressione, senza il minimo interesse a risolvere i problemi delle fasce più deboli della società, ma per nasconderli, azzittirli, rimuoverli alla vista.

Una legislazione penale di questo genere non ha affatto come obiettivo la difesa generale della società, ma il controllo degli individui che- a secondo del loro conformarsi o meno ad una non meglio identificata idea di “decoro”, vengono suddivisi in “degni” – il cui bisogno di sicurezza deve essere garantito- e “indegni” – i cui diritti possono essere arbitrariamente compressi ed oggetto di marginalizzazione, esclusione e repressione. Tale classificazione viene demandata alla valutazione discrezionale dei Sindaci e dei Prefetti – che assumono un potere di ordinanza capace di incidere sulla libertà degli individui in un contesto extragiurisdizionale e quindi al di là delle garanzie costituzionali all’uopo preposte.

Questa parte del decreto Salvini è diretta contro ogni tentativo di mobilitazione sociale. Essa tende infatti a criminalizzare i lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro che scendono in piazza alla notizia della lettera di licenziamento , o che sono costretti ad occupare la propria fabbrica per impedire che siano asportati i macchinari e delocalizzata altrove la produzione, attraverso la minaccia di multe esose e anni di galera. Tende a creare di fatto il reato di occupazione di scuola e università, per stroncare sul nascere le mobilitazioni studentesche anche qui con anni di carcere e multe salatissime, significa porsi nei confronti delle nuove generazioni in modo autoritario e refrattario ad ogni dialogo. Prefigura una società autoritaria, di stampo orbaniano o peggio.

Le norme che vanno prioritariamente abolite sono in particolar modo le seguenti:

art. 21quater (Introduzione del delitto di esercizio molesto dell’accattonaggio)

art. 23 (Disposizioni in materia di blocco stradale)

tutto il Capo III (Disposizioni in materia di occupazioni arbitrarie di immobili)

Tutti noi che abbiamo come obiettivo primario l’effettività dell’applicazione dei principi espressi nella nostra carta costituzionale, chiediamo

  • di respingere una volta per tutte l’idea che in una democrazia il conflitto sociale possa essere gestito attraverso la repressione, ed abrogare definitivamente non solo i cd “decreti Salvini” ma anche il cd “decreto Minniti”, suo diretto presupposto
  • di combattere la povertà e le disuguaglianze, non i poveri e gli emarginati
  • di riconoscere libera l’espressione del dissenso, favorendo il confronto e respingendo metodi autoritari e repressivi
  •  di dichiarare inviolabili i diritti fondamentali di ogni uomo alla libertà personale (garantendo effettivo il principio di riserva di legge e di giurisdizione per ogni provvedimento che ne limiti l’estensione), così come quello ad una vita degna emancipata dal bisogno, fondamento costituzionale dell’effettività della nostra democrazia.

Roma, 11 ottobre 2020

Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED)

Invitiamo chiunque condivida questo appello ad esprimere la propria adesione comunicandola all’indirizzo ricercademocrazia@gmail.com.




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