giovedì 2 luglio 2015 -
Dare e avere in vita e in dignità
Un grande messaggio di dignità all’Europa, al mondo: così il percorso dell’ultima navigazione greca, dopo la decisa virata di rotta da quella voluta da Merkel & Co.
Da un popolo che per sua stessa origine e natura non può ‘uscire’ dall’Europa perché È esso stesso e non altri l’Europa. Parlo qui dell’Europa, non dell’Europa dell’euro.
I greci sono i nostri ‘patres’, quelli da cui ha avuto origine la nostra civiltà occidentale. La filosofia, la scienza, la matematica, le leve dell’immaginazione e del volo del pensiero, sollevatosi dalle aride
misurazioni egiziane, eseguite per necessità puramente pratiche.
A loro dobbiamo il concetto di democrazia, il valore del singolo essere umano visto non per sé stesso e per i suoi appetiti ma come membro di un un unico organismo, la società, in cui deve convergere “la coincidenza del bene del singolo col bene della comunità, dello Stato” (F. Gabrieli).
Attualmente, nell’ottica generale, sussiste un’aporia nella rappresentazione della Grecia, fra quelli che vedono un popolo ed una politica da castigare e da portare alla resa per la cattiva conduzione della macchina statale e del crisma di vita e quelli che invece han ben presente il valore della portata storica della questione greca.
Detta in minimi termini, fra quelli che considerano l’uomo come la frazione di un numero in un’ottica di politica finanziaria (e di speculazione) e quelli che considerano l’uomo come persona, in un contesto socio-politico ch’è tutt’uno. Kant avrebbe detto… che considera l’uomo come fine e non come mezzo.
E come mezzo vien considerato da quei quattro personaggi che si sono arrogati il diritto di vita o di morte, di presenza ed esistenza nell’Europa, ove spicca con prepotenza e consenso autoritario la Merkel e la sua politica di supremazia economica (il mai perso pelo della vecchia germania con la perenne volontà di potenza: guerra del ’15-’18 per la supremazia della razza, Hitler e la seconda guerra mondiale per il predominio della razza, ora per quello economico dell’euro).
In quest’ottica si muove l’analisi, cui mi è capitato di dare una rapida scorsa, sul Sole 24Ore. Ad un certo punto della sua trattazionei (competente e molto ben fatta) del problema Grecia, scrive “Il destino della Grecia è segnato. Ma lo era già prima della crisi; è scritto nel modello culturale del Paese”.
Ma l’ambito del lemma cultura non è depauperato al significato che gli attribuisce lui.
Werner Jaeger, trattando del mondo spirituale greco, scriveva nel suo intramontabile 'Paideia' “Senza l’idea greca della cultura non vi sarebbe un ‘mondo civile occidentale’...
nel logoro uso verbale odierno… la parola cultura è decaduta a concetto antropologico meramente descrittivo; non rappresenta più un altissimo concetto di valore.”.
E, oltre le critiche da ‘tastierina’, la decisione di rimandare tutto al popolo si riallaccia al nobile momento della nascita della democrazia, nella vecchia Agorà, dove ciascun cittadino era uno inter pares, con la sorte della storia nelle sue mani.
E quale uomo politico al potere avrebbe ceduto l’autorità decisionale al popolo? Penso a zone e persone di potere arroganti e presuntuose (anche non elette) a noi vicine, in uno Stato non più sovrano, ove non possiamo neanche più battere moneta.
E terra terra un’ultima considerazione. Il popolo greco è allo stremo. Cinque anni di austerità selvaggia, fame e sacrifici e ristrettezze di ogni genere imposte da egoistiche personalità che non hanno neanche il potere di autorità politiche centrali legittime.
Non sono un addetto ai lavori e men che mai uno storico dei fatti sociali, un po’ ignorante e un po’ rimbambito, ma ho letto di qualcuno che, sapendo, afferma che prima dell’introduzione dell’euro la ‘finanza’ greca batteva quella tedesca di due-tre volte.
Da più parti mi è capitato di leggere che la stessa Germania non versa in buone acque.
E lei, che vuol fare la moralista con gli altri, guardi un po’ in casa sua, invece.
Ad esempio allo scandalo ed al tracollo della sua Deutsche Bank.
Per il popolo greco, per il suo diritto alla vita, perché non si spenga il fuoco che dall’antichità ci guida… il grido non può essere che FORZA GRECIA!
