venerdì 8 gennaio - Anna Maria Iozzi

Daniela “Dada” Loi: “Avvicinatevi al canto senza paura. È liberatorio e fa bene alla salute”.

Vocalist, coach, cantante, corista del Festival di Sanremo, un’eccellente professionista del bel canto. Nel laboratorio musicale “Cento per Cento Musica”, dove insegna, riesce a tirare fuori la capacità di osservazione e di ascolto di aspiranti cantanti, con un obiettivo ben preciso: non aver paura di assecondare il proprio talento.

 È nel seguirlo, con determinazione e costanza, che si riesce a fare della propria vocazione la ragione di vita. È quello che ha fatto Daniela “Dada” Loi che, nella sua indole, è maturata la voglia di appartenenza al mondo delle sette note, un percorso che ti restituisce il coraggio di affrontare la vita con positività.

Daniela è un volto molto apprezzato e prestigioso della nostra tv. Coach solare nel programma di successo di Rai 1, “Tale e Quale Show”, oltre che di tante trasmissioni come “I Migliori Anni”, “I Raccomandati”, è una professionista di grande spessore. Immensa la stima e la riconoscenza per Carlo Conti, un amico di grande fiducia, un fratello maggiore e una persona d’oro che, in un momento particolarmente difficile della sua vita privata, l’ha aiutata.

In questa intervista, ci parla di questo, dell’ultima edizione di “Tale e Quale Show” minata dal virus, della sua passione per la musica, delle emozioni al fianco di collaborazioni di successo, e un consiglio per chi volesse sognare con le sette note. 

 

L'abbiamo vista di recente nell'ultima edizione di "Tale e Quale Show". Com'è stato affrontare il percorso di insegnamento nell'era Covid?

“Non facile. La Endemol Shine ci ha monitorati tutti ogni settimana attraverso il check del tampone naso - faringeo. Uno sforzo notevole non solo in termini organizzativi, ma anche economici. Siamo così riusciti (mantenendo distanze ed evitanti ogni altro contatto esterno), ad uscirne indenni, a parte qualche caso sporadico. Sono molto grata a tutta la produzione per questa opportunità, soprattutto se si pensa che, ad ottobre, fare il tampone era un miraggio destinato a pochi.

L’assenza di pubblico in studio, le lezioni con la mascherina (tranne durante la registrazione delle clip quotidiane), l’impossibilità di interagire come siamo sempre stati abituati a fare, la paura costante, i continui controlli anche quando si andava in bagno e la mancanza di vita sociale per evitare problemi è stata la costante indimenticabile di questa edizione. Siamo, però, riusciti come sempre ad instaurare dei bei rapporti con i nostri protagonisti. Con alcuni di loro, ci sentiamo ancora adesso. È stato come sempre un bel viaggio, nonostante tutto”. 

 

Abituata a interagire con personaggi legati al mondo della musica, a "Tale e Quale Show", come si approccia con persone che, molte volte, non sono cantanti di professione?

“Diciamo che insegnare ad imitare non è proprio la cosa più semplice da fare. Il tragitto da tracciare assieme ai concorrenti è fatto di molte sfaccettature. L’intonazione è già un ottimo punto di partenza. La capacità di osservazione e la predisposizione all’ascolto fanno la differenza. Non sempre chi sa cantare possiede queste caratteristiche. A volte, è più facile riuscire per un attore o per un presentatore, piuttosto che per un cantante. Saper osservare permette di riprodurre una gestualità che non ci appartiene. Saper ascoltare ci aiuta a capire dove “mettere” la voce, quale risuonatore utilizzare per riuscire ad avvicinarci a quella determinata vocalità. Non tutti possono farlo”.

 

A "Tale e Quale Show", abbiamo imparato a conoscerla come una coach divertente e solare con cui i protagonisti si sentono a loro agio. È, sempre, così anche nelle lezioni che avvengono quotidianamente o, molte volte, riveste il ruolo dell'insegnante rigida?

“Sono una persona abbastanza solare e mi piace sorridere e far sorridere. Il mio lavoro è una passione e la tratto come tale sempre. I miei allievi, a prescindere dalla loro più o meno riconosciuta popolarità, devono uscire dall’aula contenti, rilassati e soddisfatti. Insomma, sono più per la carota che per il bastone, anche se quest’ultimo, a volte, è necessario, ma dopo, però, ci sta sempre un bel sorriso”. 

 

Com'è maturata in lei la passione per questa professione?

“Non glielo so dire di preciso. Non ricordo un evento particolare o un momento preciso in cui ho sentito che dovevo insegnare. Credo di averlo sempre avuto il dentro di me. Le circostanze lavorative mi ci hanno portato e io ho solo spinto la porta. Era già aperta. Quando si segue il proprio talento è così. Le porte si aprono al momento opportuno. Tutto sta nel non aver paura di assecondarlo. La paura impedisce la crescita della serenità interiore”.

 

La musica è stata sempre parte integrante della sua vita. Tanti gli eventi e le occasioni in cui ha presenziato come corista al Festival di Sanremo e nella trasmissione "I migliori anni". Si trova a suo agio in questa dimensione?

“Si. Molto. Mi piace lavorare in sezione e devo essere sincera sono stata molto fortunata nel trovarmi a lavorare con dei colleghi che mi hanno insegnato moltissimo in questo campo, soprattutto a Sanremo. Il Festival è davvero il top per chi fa il mestiere di corista in Italia. Sono molto grata a Dio per ciò che mi ha regalato. Spero di poter rivivere ancora l’esperienza del festival. È un privilegio a cui non ci si abitua mai”.

 

Nella sua carriera, ha avuto modo di collaborare con artisti internazionali del calibro di Liza Minnelli, Gloria Gaynor e Boy George. Che ricordi ha di quelle esperienze?

“Guardi, io ancora non ci credo. Ho ancora impresso nei miei ricordi l’incontro con i Manhattan Transfer. Per me, loro rappresentano il top del canto corale. Essere riuscita ad emettere delle note assieme a loro è stato un momento che, difficilmente, dimenticherò. E poi, persone semplici, solari, per niente altezzose. Incantevoli! La stessa cosa quando a Sanremo ho fatto i cori assieme ai miei colleghi per Al Jarreau, Gino Vannelli a “I Migliori Anni”. Vedere dal vivo una Liza Minnelli, vedere davanti a me quei miti che, fino a qualche anno prima, erano solo dei filmati, avere la possibilità di cantare per loro, insomma. Soddisfazioni indimenticabili!”.

 

Nel 2018, è uscito il suo libro "L'emozione ha voce - Come scoprire e valorizzare il proprio talento", con la prefazione di Carlo Conti. Com'è il vostro rapporto?

“Per me, Carlo Conti è un’istituzione, oltre che una persona d’oro. Carlo è anche un professionista serio e gentile. Per me, è un fratello maggiore (ma di poco, perché siamo quasi coetanei), al quale sono e sarò riconoscente per tutta la vita. Ricordo, nel 2007, quando fui operata improvvisamente per un tumore alla tiroide e tutto mi crollò improvvisamente addosso perché, oltre alla paura di non farcela, a causa dell’intervento, ebbi problemi alla voce e non sapevo se sarei potuta tornare a cantare. Carlo mi chiamò il giorno dopo l’intervento. Ero in ospedale, mi disse: “a gennaio, parte un nuovo programma, rimettiti presto, perché ti voglio con me!” Iniziò di lì, a poco, “I Migliori Anni” e da lì, in poi, non mi sono più fermata. Lui mi ha sempre portata con sé. Solo un amico si comporta così”.

 

Che cosa consiglia a chi volesse avvicinarsi al mondo del canto?

“Di farlo senza paura. È bello cantare. Liberatorio e utile. Inoltre, fa bene alla salute, soprattutto se il vostro/a insegnante sa quel che fa”.




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