mercoledì 23 agosto - Maddalena Celano

Cuba: le avventure di una femminista statunitense

Margaret Randall attualmente vive a New York, negli Stati Uniti: scrittrice, femminista, fotografa e attivista politica, la sua vita è stata un pellegrinaggio costante per le nazioni in tutto il mondo, come Brasile, Spagna, Messico, Nicaragua, l'Avana e soggiorni brevi in Perù e Vietnam.

Recentemente è tornata a Cuba per presentare un'antologia ambiziosa di poesia cubana alla Fiera del Libro Internazionale de l’Havana - che si è tenuta dal 9 al 19 febbraio 2017 nella sua tappa principale.

Margaret Randall raggiunse Cuba, per la prima volta, nel 1969, dopo aver subito repressione politica in Messico. Aveva partecipato, come molti, al movimento studentesco del 1968. Doveva nascondersi ed era evidente che non poteva continuare a vivere nel paese centroamericano. Cuba l’accolse, poiché l’isola caraibica accoglieva diversi attivisti di sinistra in quegli anni. Ha vissuto sull'Isola per 11 con i suoi quattro figli.

Margaret ha collaborato con l’Istituto Casa de las Americas per diversi periodi, lavorando con Cintio Vitier, Ernesto Cardenal, Roque Dalton e Washington Delgado.

All’Havana, lanciando il suo libro libro-inchiesta autobiografico Cambiare il mondo: i miei anni a Cuba in cui parla di rivoluzione e solidarietà globale, ricostruisce più di mezzo secolo di legami con Cuba.

Randall ha vissuto all’Avana dal 1969 al 1980, dove ha allevato i suoi quattro figli mentre era immersa nel mondo culturale e politico di quegli anni. Nel 2009, attraverso Ediciones Matanzas, pubblica per la prima volta in spagnolo il suo racconto di quegli anni con il titolo Cambiar el mundoMis años en Cuba.

Per conoscere Cuba non sono sufficienti né le analisi, né le statistiche, né le dichiarazioni ufficiali, né le diatribe dei suoi avversari. Ciò che è necessario sono occhi pieni di cuore, occhi appassionati, per osservare il popolo cubano attraverso la sua vita quotidiana. In questo libro, Margaret Randall guarda Cuba attraverso quegli occhi: ricostruendo gli avvenimenti storici da lei vissuti in prima persona, i dibattiti culturali cui ha partecipato come protagonista e la vita quotidiana dei cubani che ha potuto osservare chiaramente e regolarmente.

Il testo tradotto dall’inglese allo spagnolo dalla giornalista dell'Avana Barbara Maseda è dedicato alla rivoluzionaria e fondatrice dell’Istituto Culturale Casa de las Americas Haydée Santamaría.

Il libro, difatti, è stato presentato anche alla Casa de la Americas, martedì 14 febbraio 2017, nell'emblematica sala Che Guevara della Camera delle Americhe, con la presenza di cubani illustri come Lesbia Cánovas Fabelo, l’italo-americana Graziela Pogolotti e Fernando Martínez Heredia. La Fiera del Libro del 2017 è stata dedicata al lavoro dell’intellettuale e politico cubano Armando Hart, presidente dell'Ufficio del Programma Martiano e della Società Culturale José Martí, che ha assunto importanti responsabilità dal 1959.

Margaret Randall è partita da Cuba per gli U.S.A. nel 1980. Ma ha mantenuto contatti con la maggior parte dei suoi amici cubani, via e-mail (nonostante quanto sia difficile questo sul lato di Cuba) o attraverso frequenti visite all'Isola negli anni successivi. Alcune delle persone che ha conosciuto a Cuba sono emigrate, oppure le ha incontrate negli Stati Uniti o altrove.

L’autrice ricorda che il suo primo viaggio per Cuba fu complicato. Quando cominciò la repressione, doveva nascondersi. A Città del Messico i compagni cubani le hanno detto di raggiungere Praga, una delle città ponte in quegli anni e da lì ripartire per l’Havana. Avevano già avuto i suoi quattro figli, il più giovane di 3 mesi. E il suo compagno viaggiò legalmente, attraverso Madrid.

Margaret non aveva documenti, quindi dovette attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti in un camion di carne refrigerata. Ha attraversato gli Stati Uniti da sud a nord su un autobus di Greyhound, e il confine canadese mostrando il suo certificato di nascita che credevo fosse nordamericano.

Poi prese un altro autobus a Toronto; da lì un aereo per Parigi e un altro a Praga, non attraversando mai le linee di sicurezza, cioè non andando veramente da nessuna parte. A Praga i cubani la aspettavano.

Ma il viaggio è diventato più difficile giacché era ammalata, ha sofferto di un problema al rene e non appena è arrivata all’Havana ha dovuto rimuovere il rene. L’odissea durò quasi tre settimane: piena di attacchi e febbre. C'era solo un volo settimanale da Praga all'Avana e doveva aspettare il suo turno.

Margaret Randall durante la sua permanenza a Cuba conobbe la fotografia: con la sua prima macchina fotografica, all'Avana, effettuò i primi scatti sull’intensa vita politica e sociale del paese.

Inoltre aveva appena scoperto il femminismo ed era molto curiosa di sapere come la rivoluzione stava cambiando la vita delle donne cubane. Ha vissuto come i cubani, e poco a poco ha sperimentato la vita in un paese in rivoluzione, con tutti i suoi vantaggi e problemi.

L'esperienza le ha dato molto: l'idea che "un altro mondo è possibile", un profondo apprezzamento alla rivoluzione cubana per la sua generosità e anche una conoscenza primaria delle difficoltà inerenti a promuovere tali drammatici cambiamenti sistemici.

Essendo madre ormai da quattro anni, l'educazione era una delle cose che le interessavano di più. Dalla scuola dell'infanzia fino all'università, i suoi quattro figli hanno ricevuto un’ottima educazione basata sui valori dell'emulazione invece che sulla concorrenza, sul lavoro manuale combinato con l'intellettuale e molto di più.

Non appena è arrivata a Cuba, sua figlia Ximena aveva gravi problemi a un orecchio, doveva sottoporsi a un'operazione delicata e rischiosa. Così un chirurgo cubano le ha salvato vita.

Nel 1972 Margaret Randall pubblicò sempre a Cuba il libro The Cuban Woman Now, il testo fu ripubblicato in diverse edizioni internazionali celebrate dalla sinistra e dal femminismo di quegli anni. Scritto che fu la materializzazione di un progetto di storia orale. Margaret per scoprire la storia delle donne cubane andrò a lavorare in una casa editrice dell'Istituto dei Libri Cubani; era chiamato Ámbito e non sarebbe durata a lungo.

Il suo capo era un giovane militare di grande sensibilità e quando gli chiese di portare avanti con lei un progetto di storia orale per le donne, la sostenne. Viaggiò in tutto il paese, parlando con donne di diversa provenienza, classi, età e esperienze, e fu una grande scuola per lei.

Il progetto femminista a Cuba

Margaret Randall frequentò per diversi anni la coppia di rivoluzionari e intellettuali più in vista a Cuba, formata da Haydée Santamaría e Armando Hart. Haydée Santamaría, a sua volta, è stata intervistata per il saggio La mujer cubana ahora in cui si interroga sul neutro maschile nel linguaggio e sull’ universalità maschile al livello simbolico e sociale. Da lì sono partite le prime riflessioni sulla “neutralità maschile”[1] che saranno successivamente approfondite gli anni successivi attraverso numerose pubblicazioni e battaglie culturali e civili della FMC e della Casa de la Americas. A sua volta, la stessa Haydée Santamaría, partecipò attivamente, il 26 luglio 1953, all'assalto alla caserma di Moncada, guidata da Fidel Castro. Dopo l'assalto, molti combattenti sono stati catturati dall'esercito del dittatore Batista e furono brutalmente torturati e assassinati.

Uno di loro fu proprio Abel Santamaría Cuadrado [1927-1953], fratello di Haydee, torturato e utilizzato per ricattare Haydée, fu in seguito mutilato ed ucciso. 

M. Randall ricorda il triste evento con queste parole:

Los dos mujeres en el asalto al Moncada eran Melba Hernández y Haydée Santamaría. Como Fidel, habían sobrevivido al asalto y habían sido juzgadas, sentenciadas y encarceladas. El hermano y el novio de Haydée fueron torturados y asesinados. Se dice que sus carceleros le mostraron a Haydée el ojo de su hermano y un testículo de su novio para presionarla y conseguir que hablara. Cuentan que respondió: “Si les hicieron esto y ellos no hablaron, mucho menos hablaré yo”. [2]
 

Più tardi, essendo stata una cofondatrice del Movimento del 26 Luglio, Haydée partecipa come combattente guerrigliera alla lotta che porterà alla caduta di Batista e al trionfo della rivoluzione cubana. Non è l'unica donna che partecipa a quella lotta, ma è una delle più eccezionali con Celia Sánchez [1920-1980], Melba Hernández e molte altre. Ad esempio, il 4 settembre 1958, nella Sierra Maestra si formò il plotone "Mariana Grajales" dell'Esercito ribelle, formato esclusivamente da combattenti donne. 

Con il trionfo della rivoluzione cubana, Haydée - il cui soprannome era Yeyé - fondò nel 1959 l'istituzione culturale che sarà un emblema tra gli intellettuali progressisti di tutto il mondo: la Casa delle Americhe. Qui riceverà i più importanti intellettuali del mondo che hanno visitato Cuba e hanno scoperto il ruolo fondamentale che la Rivoluzione ha dato alla cultura. Molti di loro ricordano Haydée nei loro scritti, tra i più noti Julio Cortázar. Più tardi sarà una delle fondatrici e membro del Comitato Centrale del nuovo Partito Comunista Cubano (fondato nel 1965, basato sull'unità di diverse organizzazioni guidate dal Movimento del 26 Luglio) e sarà il presidente dell'Organizzazione Latinoamericana di Solidarietà OLAS, riunitasi all’Avana nel 1967 per coordinare la lotta insurrezionale in tutto il continente. Quell'anno, Che Guevara fu assassinato in Bolivia a sangue freddo per ordine della CIA e dei rangers americani che hanno utilizzato l'esercito boliviano per la sua cattura. Dopo l’omicidio di Ernesto “Che” Guevara, Haydée scrive a Che una lettera simbolica e pubblica:

 «Hemos conocido cosas como todos los cubanos, unas más grandes, otras más pequeñas, pero todas con un sentido profundísimo. Nos hemos preguntado por qué razón, si hemos vivido después del Moncada, la Sierra —antes de la Sierra, la clandestinidad— después un 1959, un Girón, cosas enormes, ¿qué razón hay para que el Moncada sea algo distinto a lo otro? Y esto no quiere decir que podamos querer más a uno que a otro.

«Yo algunas veces he dicho, no sé si en alguna entrevista o con alguna persona con quien he hablado, que a mí esto se me reveló muy claramente cuando nació mi hijo. Cuando nació mi hijo Abel fueron momentos difíciles, momentos iguales a los que tiene cualquier mujer cuando va a tener un hijo, muy difíciles. Eran dolores profundísimos, eran dolores que nos desgarraban las entrañas y, en cambio, había fuerza para no llorar, no gritar o no maldecir. (...) Porque va a llegar un hijo. En aquellos momentos se me reveló qué era el Moncada.

«(...) La transformación después del Moncada fue total. Se siguió siendo aquella misma persona, pudimos seguir siendo aquella misma persona que fue llena de pasión, y pudimos, se pudo seguir siendo una apasionada. Pero la transformación fue grande, fue tanta que si allí no nos hubiéramos hecho una serie de planteamientos hubiera sido difícil seguir viviendo o por lo menos seguir siendo normales.

«Allí se nos reveló muy claramente que el problema no era cambiar un hombre, que el problema era cambiar el sistema; pero también que si no hubiéramos ido allí para cambiar a un hombre, tal vez no se hubiera cambiado un sistema (...).

«(...) Fuimos al Moncada con aquella misma pasión con que hoy vamos a cortar caña, con esa misma pasión con que vemos nuestras escuelas llenas de niñas y niños del campo. Porque cuando fuimos al Moncada, vivíamos todo esto en nuestras mentes. No sabíamos si lo veríamos, pero aquella seguridad de que vendría, la teníamos y por eso íbamos en busca de la vida y no de la muerte (...) nunca he visto resistir con más fortaleza y con tan poca cosa para defenderse.

«Allí tuvimos momentos en los que al no saber de Fidel queríamos en realidad desaparecer. Estábamos allí con tal seguridad de que si Fidel vivía, vivía el Moncada, que si Fidel vivía, habría muchos Moncada».[3]

Come una donna rivoluzionaria, militante, intellettuale e combattente per il socialismo, Haydée Santamaria, insieme alle sue omologhe cubane, fa parte di una vasta e gloriosa tradizione mondiale che comprende anche i militanti francesi come Flora Célestine Thérèse Tristan [1803-1844] Louise Michel, Madame Fautin e Hortense David, l'Elisabeth Dmitrieff inglese, la russa Vera Ivanovna Zasulich [1851-1919] e Alexandra Kollontai [1872-1952], la tedesca Clara Eissner Zetkin [1857-1933], l'ebrea polacca Rosa Luxemburg [ 1871-1919], l'ucraino-americana Raya Dunayevskaya [1910-1987], le spagnole Dolores Ibárruri Gómez [1895-1989], il vietnamita Nguyen Thi Binh, la Djamila Boupacha algerina, la Nicaraguense Luisa Amanda Espinoza [1948-1970], la tedesco Ulrike Marie Meinhof [1934-1976], l’argentina-tedesca Haydée Tamara Bunke Bider [1937-1967], l'italiana Margherita Cagol -1975 e le argentine Alicia Eguren [1924-1977] e Ana María Villareal E Santucho [1936-1972]. Una tradizione eroica di pensiero e di azione - integrata da versanti diversi e esperienze diverse - dove la lotta delle donne integra la lotta per la rivoluzione e la lotta per la causa del socialismo mondiale. 
L’istituzione Casa de las Américas, fondata da Haydée Santamaria, amica e collaboratrice della saggista femminista Margaret Randall, contribuì notevolmente a rompere il blocco culturale che gli USA imposero alla Rivoluzione Cubana, favorendo cooperazione scientifica e scambi culturali con intellettuali e artisti a tutto il mondo. Casa de las Américas non è l’unica istituzione culturale cubana ma abbiamo anche la Unión de Escritores y Artistas de Cuba (UNEAC), la Escuela Nacional del Arte e le varie Università Nazionali e Provinciali che portano avanti progetti di scambio e cooperazione.[4]
 

 


[1] M. Randall, Cambiar el Mundo, Mis años en Cuba, Ediciones Matanzas, Matanzas (Cuba), 2016, p. 114.

 

[2] Ivi, p. 113

[3] Haydée Santamaría: lo tremendo y lo profundo, Juventud Rebelde, Directora: Yailín Orta | Subdirectores editoriales: Herminio Camacho, Ricardo Ronquillo y Yoerky Sánchez | Subdirector de Desarrollo: Yurisander Guevara, Havana (Cuba), 30/12/2007, su internet:

http://www.juventudrebelde.cu/cuba/...

[4] M. Randall, Cambiar el Mundo, Mis años en Cuba, Ediciones Matanzas, Matanzas (Cuba), 2016, p. 112.

 




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