venerdì 30 agosto - Phastidio

Crediti deteriorati: la retromarcia Bce che non lo era

di Massimo Famularo

Egregio Titolare,

a leggere i giornali italici si finisce col convincersi che

Le nuove regole promosse dalla Bce sugli accantonamenti prudenziali che le banche dovranno operare a fronte dei Non performing loans (Npl) hanno riscontrato, in questi giorni, l’apprezzamento di banchieri ed operatori. La vigilanza della Bce, guidata da Andrea Enria, sconfessa le più stringenti disposizioni stabilite da Daniele Nouy nell’Addendum del marzo 2018, creando un percorso di copertura patrimoniale più morbido, per tempi e condizioni.

Sembrerebbe dunque che ci sia stato un “braccio di ferro” tra perfidi tecnocrati e difensori della libertà politica e che alla fine, con l’intercessione di sant’Andrea Enria (che neanche il Financial Times si astiene dal nominare invano) appena assunto all’SSM, abbia prevalso il buonsenso mettendo in fuga i teutonici Kattifi.

Chi segue questi pixel sa tuttavia che la realtà può essere un po’ diversada come la raccontano i media del nostro paese, in particolare quando si parla di argomenti tecnici. Proviamo a rappresentare le cose in modo meno enfatico e più aderente ai fatti, partendo da un riassunto delle puntate precedenti.

Nel marzo 2017 la BCE pubblica delle linee guida su come gestire i crediti deteriorati e nel marzo 2018 una integrazione che specifica i livelli di accantonamenti che in sede ispettiva la vigilanza si aspetta di trovare per i crediti classificati a deteriorato dopo il marzo 2018.

Nel luglio 2018 vengono rese pubbliche le aspettative sugli accantonamenti da effettuare sugli stock in essere. Il 25 aprile 2019 viene pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la deliberazione (EU) 2019/630 del Parlamento Europeo e del consiglio del 17 April 2019 che rettifica la normativa precedente (EU) No 575/2013 che fissa gli accantonamenti minimi per le esposizioni deteriorate.

Premessa fondamentale per capire l’ultimo aggiornamento della BCE è che i primi 2 sono requisiti Pillar 2, ossia valori minimi di accantonamenti, che non costituiscono una normativa vincolante, ma una aspettativa da parte della vigilanza in sede ispettiva, in mancanza dei quali, potrebbe venire richiesto di accrescere il capitale delle banche. Il terzo è un requisito di Pillar 1, giuridicamente vincolante per le banche.

Come ricordato da Reuters, che riesce a riportare le notizie senza entusiasmi inutili,

I requisiti Pillar 1, giuridicamente vincolanti per le banche, fissano l’ammontare minimo di capitale che ogni banca deve detenere, mentre i requisiti Pillar 2 designano possibili richieste di capitale aggiuntive per fronteggiare rischi specifici.

La versione non sensazionalistica e italicamente entusiasta della puntata più recente della storia si può scrivere come segue: siccome c’erano delle lievi differenze tra le due disposizioni su quanto accantonare, la BCE ha reso noto che, per evitare confusione, solo per i nuovi crediti classificati a deteriorato a partire dall’entrata in vigore della normativa di Pillar 1, la precedente normativa di Pillar 2 non sarà tenuta in considerazione.

 

Quindi quella che in Italia raccontano come una “retromarcia” o un “ammorbidimento dei requisiti” è in realtà una misura

  1. che non avrà impatto rilevante sul capitale dei nostri istituti secondo i calcoli di Equita SIM riportati da Milano Finanza;
  2. che non intacca il percorso di calendar provisioning identificato per gli stock di crediti già classificati a deteriorato alla data di pubblicazione dell’Addendum BCE (quantitativamente la parte più rilevante dei crediti in discussione);
  3. che non modifica le disposizioni di Pillar 2 per i crediti classificati a deteriorato prima della nuova normativa Pillar 1 e dopo l’entrata in vigore dell’addendum;
  4. prescrive esclusivamente che, da quando è entrata in vigore la nuova normativa di Pillar 1, questa sia prevalente su quella precedente di Pillar 2 onde evitare confusione;

Trattandosi di faccenda un po’ articolata, nel comunicato BCE ci sono anche due disegnini esplicativi. Visto che esisteva una sovrapposizione tra due normative simili,

si è deciso, come suggerirebbe comune buon senso, di far prevalere una delle due normative:

A onor del vero, prevale la normativa meno restrittiva, ma è bene evidenziare come questa si applicherà solo ai “nuovi” crediti deteriorati. Cioè ai prestiti erogati dal 26 aprile 2019 e che dovessero deteriorarsi successivamente. Sul resto, che è la parte numericamente più rilevante, non c’è stata alcuna retromarcia né ammorbidimento.


Quando ho letto la notizia, ho subito pensato ad una brillante operazione “democristiana” del Single Supervisory Mechanism (SSM), guidato dal nostro connazionale Andrea Enria. Tu guarda, mi sono detto, ecco che ammorbidiscono il calendar provisioning ma solo su eventuale deterioramento di crediti erogati da aprile di quest’anno. Che c’è di meglio di una cosmesi di questo tipo per permettere agli italiani di proclamare ad uso interno che hanno vinto? Nel frattempo, per lo stock di deteriorati già formatisi, lo smaltimento procede comunque col miracolo delle Sante GACS, le garanzie pubbliche sulle tranche senior delle cartolarizzazioni di Npl. Dal tranching nascono mini fette di junior e mezzanine, le più rischiose, e un compratore lo si trova sempre, magari anche dandogli un aiutino. Ma le senior, le maxi-fette garantite da Pantalone? Quelle produrranno perdite, se accadrà, solo tra molti anni, quando non ci sarà più in giro nessuno dei loro “padri”, e buonanotte ai suonatori. Ed anche ai contribuenti, in caso. (MS)




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