venerdì 22 aprile - Mario Barbato

Covid, Putin ci ha insegnato cos’è la vera guerra

La guerra in Ucraina ha accelerato la fine della pandemia, vanificando anche gli interventi dei virologi invitati nei talk show televisivi come salvatori della patria. 

Adesso i vari Sacco o Bassetti dovranno inventarsi qualche altra variante per poter sperare di ritornare a dominare il palcoscenico mediatico che per due anni ha visto le loro facce superare anche quelle delle annunciatrici delle previsioni meteo. La fine della pandemia è giunta ma non è stata annunciata in televisione, è stata annunciata dai carri armati russi che hanno spostato l’attenzione dell’opinione pubblica su un’altra emergenza.

Putin ha soppiantato il Covid e ci ha insegnato cosa sono le vere guerre. Non sono i flagelli naturali che si abbattono sull’umanità con una cadenza ciclica. Quando il mondo fu colpito dall’Influenza Spagnola nel 1918 nessuno parlò di guerra contro il virus, anche perché l’umanità era appena uscita da un conflitto vero, con milioni di morti. Le guerre non sono quelle combattute contro i fenomeni naturali, ma sono quelle combattute dagli uomini contro altri uomini. Sono le bombe che uccidono militari e civili in maniera indiscriminata.

L’attacco russo contro l’Ucraina ci ha insegnato che è stato sbagliato parlare per due anni di “guerra al Covid”, secondo una metafora che è servita solo ai media per catalizzare l‘attenzione dell’opinione pubblica e ai governi per imporre limitazioni e restrizioni. Quando nel marzo del 2020 i morti per il contagio in Lombardia assunsero proporzioni allarmanti, la stampa ne parlò come se fosse scoppiata la terza guerra mondiale. Poi è giunto Putin a farci capire che una terza guerra mondiale, quella vera, può scoppiare da un momento all’altro, con tanto di minaccia nucleare pronta a riportare il genere umano all’età della pietra. 

Le vittime di un agente patogeno non si possono paragonare alle vittime delle bombe. Ma i morti da Covid sono serviti lo stesso per alimentare un senso di paura e far salire gli indici di ascolto nei talk show. Adesso si continua a mettere l’accento sulla variante Omicron, che è meno aggressiva del Covid, sperando di racimolare gli ultimi scampoli di un’attenzione assorbita completamente dal conflitto russo-ucraino. I fuochi del Covid si stanno spegnendo ma si continua a parlare di “guerra al Covid”, secondo una logica tipica di combatte fuori dal tempo, come quei giapponesi che si ostinavano a resistere a dispetto della resa. Ecco, in Italia, dove stranamente nessuno si ammala più di influenza stagionale ma solo di coronavirus, persistono i richiami ai vaccini, alle mascherine, al distanziamento sociale, ai green pass. Tutto pur di non veder dileguare l’attenzione mentre i fuochi della guerra vera infuriano sulle nostre teste. 

 



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