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Cosa dicono i risultati della maturità 2022

Le scuole del Mezzogiorno continuano a dare più 100 e 100 e lode delle scuole del Nord. Ma le Invalsi raccontano competenze diverse…

di Lorenzo Ruffino

Il Ministero dell’Istruzione questa settimana ha rilasciato i dati preliminari sui risultati degli esami di maturità 2022 di 16.500 studenti.

I dati sono interessanti per molteplici motivi. Il principale è che le regioni del Mezzogiorno registrano un’elevata quota di 100 e 100 e lode rispetto alla media nazionale, ma poi nei test Invalsi ottengono risultati sensibilmente peggiori delle regioni settentrionali.

 

Maturità 2022: la distribuzione dei voti per regione e scuola

In base ai dati rilasciati dal Ministero dell’Istruzione, quest’anno all’esame di maturità:

  • il 4,1% degli studenti ha preso 60;
  • il 20,1% ha preso un voto tra 61 e 70;
  • il 27,0% ha preso un voto tra 71 e 80;
  • il 21,0% ha preso un voto tra 81 e 90;
  • il 15,0% ha preso un voto tra 91 e 99;
  • il 9,4% ha preso 100;
  • il 3,4% ha preso 100 e lode.

La distribuzione dei voti è simile a quella dell’anno scorso, con però un calo dei 100 e 100 e lode che passano dal 16,7% al 12,8%. 

 

 

La distribuzione dei voti varia però in maniera significativa tra le regioni. Guardando in particolar modo il numero di 100 e 100 e lode, si osserva che il punteggio massimo – con o senza lode – è stato ottenuto dal 19,4% degli studenti della Calabria, dal 18,3% della Puglia, dal 13,8% della Sicilia e dal 15,8% dell’Umbria. Al fondo della classifica ci sono la Lombardia con l’8,2%, il Friuli Venezia Giulia con il 9,7% e Piemonte e Veneto con il 9,8%.

Al contrario, stando ai test Invalsi somministrati pochi mesi prima agli stessi maturandi, in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna gli studenti sono in media sotto al livello minimo richiesto di italiano, mentre non raggiungono il livello base di matematica gli studenti di quinta superiore di Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Il report Invalsi sottolinea come in quinta superiore “si allargano ulteriormente i divari territoriali osservati al termine del secondo ciclo d’istruzione”, occasione in cui si rilevano “forti evidenze di disuguaglianza educativa nelle regioni del Mezzogiorno in termini di diversa capacità della scuola di attenuare l’effetto delle differenze socio-economico-culturali”.

Insomma, Invalsi e maturità mostrano dati molto contraddittori tra loro. La spiegazione principale si trova nella differente tipologia delle due prove: i test Invalsi sono standardizzati e somministrati in maniera identica in tutta Italia, mentre parte della maturità varia da classe a classe.

A livello di tipologia di scuola, il maggior numero di voti alti viene dato nei licei, dove a ottenere 100 o 100 e lode è il 17,1% degli studenti (in calo rispetto al 22,0% dell’anno scorso), mentre negli istituti tecnici si scende all’8,9% (12,1%) e negli istituti professionali al 6,7% (9,2%) A ottenere il minimo, 60, è il 2,4% di chi frequenta un liceo, il 5,8% di chi va a un tecnico e il 6,4% di chi va a un professionale.

Disaggregando i dati per tipologia di voti, si vede che il 100 e il 100 e lode vengono dati al 25,3% degli studenti del liceo classico, al 23,4% di chi va al liceo europeo, al 23,0% di quelli del liceo internazionale e al 22,6% di chi va in un liceo scientifico. Tra gli istituti tecnici, a prendere 100 o 100 e lode è il 9,3% di chi frequenta quelli del settore economico e l’8,7% di chi va nel settore tecnologico, mentre negli istituti professionali prende 100 o 100 e lode il 4,7% di chi ha seguito l’indirizzo industria e artigianato e il 7,4% di chi ha optato per i servizi.

Come cambiano i voti rispetto agli anni passati

Come abbiamo evidenziato all’inizio, i voti sono abbastanza simili a quelli dell’anno scorso, ma se si allarga l’orizzonte agli ultimi otto anni si vede come siano cambiati molto.

Tra il 2014 e il 2022 la quota di 60 si è più che dimezzata passando dal 9,6% al 4,1%, ma anche i voti tra il 61 e il 70 sono scesi passando dal 30,8% al 20,1% e quelli tra il 71 e l’80 sono calati dal 28,6% al 27%. Al contrario, i voti tra l’81 e il 90 sono aumentati dal 18% al 21% e quelli tra il 91 e il 99 sono raddoppiati passando dal 7,7% al 15,1%. Infine, i 100 sono cresciuti del 110% passando dal 4,5% al 9,4% e i 100 e lode sono aumentati del 325% passando dal rappresentare lo 0,8% dei voti totali al 3,4%.




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