venerdì 20 novembre - Vincenzo Musacchio

Coronavirus, limitazione di diritti e libertà fondamentali dell’individuo e deficit di legalità

Vincenzo Musacchio, giurista, è professore di diritto penale. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell'Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Discepolo di Giuliano Vassalli, allievo e amico di Antonino Caponnetto.

Cosa ne pensa della profonda crisi che stiamo vivendo in questo periodo della nostra esistenza? Siamo di fronte ad una pandemia che ha sconvolto le nostre vite e che ci ha obbligato a una serie di limitazioni, piccole e grandi, che servono come atti di responsabilità e di solidarismo sociale. Come giurista, tuttavia, non posso non meditare su ciò che stiamo subendo, in termini di limitazioni di diritti e libertà fondamentali della persona umana. L’ho scritto e detto più volte e in più contesti, siamo di fronte a qualcosa di impensabile in uno Stato di diritto.

Il coronavirus però ha creato una situazione di eccezionalità, non crede? Lo stato di emergenza, nel nostro sistema costituzionale, giustifica sì deroghe, ma non in maniera assolutamente indiscriminata. Di fronte ad un’emergenza, c’è il Parlamento che dovrebbe porre limiti e controlli al potere del Governo nel momento in cui andrà a incidere restrittivamente su diritti e libertà fondamentali dell’individuo.

Secondo lei ci sono state violazioni della Costituzione? A mio giudizio sì. Penso immediatamente alla libertà di circolazione (art. 16 Cost.) e alla libertà d’iniziativa economica (art. 41 Cost.): due libertà che possono subire limitazioni, in una situazione eccezionale come quella che stiamo vivendo, e che possono cedere il passo alla tutela della salute pubblica, ma soltanto a condizione che le limitazioni stesse siano previste dalla legge o almeno da un atto avente forza di legge. Non un decreto del Presidente del Consiglio! Occorre quantomeno un decreto-legge per sanare - a mio avviso - una palese illegittimità costituzionale.

Lei è un penalista, ci sono anche nome penali scritte male o che contrastano con la Costituzione? Come diceva il mio maestro Giuliano Vassalli, diritto costituzionale e diritto penale respirano la stessa aria. Le misure limitative introdotte sono state munite di sanzioni penali per l’inosservanza dei correlati divieti. Quindi se le limitazioni imposte sono passibili d’illegittimità costituzionale, inevitabilmente anche le relative sanzioni lo sono. Il giudice penale potrebbe dunque ritenere illegittimo il provvedimento la cui inosservanza si contesta all’imputato e, di conseguenza, disapplicarlo e pronunciare l’assoluzione. Potrebbe tuttavia sollevare anche una questione di legittimità costituzionale per violazione dell’art. 16 e/o dell’art. 41 della Costituzione.

Lei ritiene che un decreto legge potrebbe sanare questa situazione appena messa in evidenza? Assolutamente sì. Il decreto-legge (anche se io non ritengo debba essere utilizzato in materia penale), oltre a rendere compatibili con la riserva di legge le drastiche limitazioni adottate dal Governo, d’intesa con le regioni, potrebbe opportunamente intervenire anche sul versante delle relative conseguenze penali.

Lei è d’accordo con questo sistema sanzionatorio? Assolutamente no! Esistono gli illeciti amministrativi che non graverebbero sul sistema della giustizia penale già a pezzi. Le denunce per violazione dell’art. 650 c.p. e degli artt. 495 e 496 c.p. non si contano più e alla fine arriveranno tutte dinanzi al giudice e creeranno altro danno al già precario andamento del processo penale per reati ben più seri e gravi.

Quali sono secondo lei gli errori più grossolani di questo governo? Guardi a me non piace fare il “so tutto io” ma le ripeto che l’errore più grave a mio parere sia stato di non aver coinvolto il Parlamento in tutte le scelte che riguardavano l’emergenza in atto. Poi ve ne sono anche alcuni di natura medica e sanitaria ma su quelli sorvolo altrimenti sarei tacciato di essere tuttologo.

Mi fa un esempio concreto? L’ultimo Dpcm del 4 novembre sposta decisioni che spettano al Parlamento a un singolo ministro (della sanità) e ai presidenti delle regioni segnando, a mio giudizio, il periodo più buio del diritto costituzionale repubblicano. Questo accade senza una legge o un atto avente forza di legge che attribuisca quel potere e soprattutto il modo in cui deve essere esercitato. Siamo al delirio di onnipotenza. Un potere così ampio, in grado di incidere sulle libertà fondamentali della persona umana, non può essere regolato da un Dpcm. E’ come se dall’oggi al domani con un atto amministrativo si desse al prefetto o al questore il potere di irrogare una pena detentiva.

Quando finirà questa pandemia cosa accadrà in Italia? Non ho la palla di vetro e non sono un economista ma credo che si rischi una decrescita senza precedenti con tassi di disoccupazione altissimi e consumi ridotti al minimo. Se non si inverte la rotta e non si va verso un vero governo di salvezza nazionale, la catastrofe potrebbe essere inevitabile. Ovviamente, questo scenario potrebbe ancora essere evitato qualora l’Italia fosse meno divisa con più persone giuste al posto giusto.

Vincenzo Musacchio, giurista, è professore di diritto penale. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell'Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Discepolo di Giuliano Vassalli, allievo e amico di Antonino Caponnetto.




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