venerdì 12 febbraio - YouTrend

Coronavirus: il punto su contagi e vaccini in Europa

Si registra un rallentamento diffuso dei casi, mentre la campagna di vaccinazioni tende ad andare a rilento e con grandi differenze tra i paesi.

 

Un mese e mezzo fa in tutti i paesi dell’Unione Europea sono state somministrate le prime dosi dei vaccini contro il Covid-19, la malattia indotta dal Sars-Cov-2. Nel frattempo, i paesi europei sono alle prese con la gestione della pandemia.

 

I contagi tendono a calare

Usando i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità possiamo vedere come sta evolvendo la situazione nel 2021. Complessivamente, nell’Unione Europea i casi sono in questi ultimi giorni quasi la metà di quelli registrati durante il picco a metà delle prime due settimane di novembre. Dopo una leggera risalita nei primi giorno di gennaio, i casi hanno iniziato a scendere progressivamente. 

Il calo non sta avvenendo però nello stesso modo in tutta l’Unione Europea. Tra i paesi ci sono grandi differenze, anche se in generale si tende ad osservare un diffuso miglioramento o stazionarietà. In Italia, ad esempio, i casi sono stati tendenzialmente costanti in questi ultimi quaranta giorni, mentre in Francia c’è stata una tendenza leggera alla crescita. La Germania ha invece visto i propri casi calare e al momento sono circa la metà di un mese fa.

Il Regno Unito è uno dei paesi che già da diverso tempo sta assistendo a un importante calo del numero di positivi. In Irlanda invece, i casi hanno raggiunto il picco a metà gennaio e poi hanno iniziato a calare. Questi due paesi erano osservati con attenzione per via dell’impatto della cosiddetta “variante inglese”, che secondo le ultime stime è tra il 40% e l’80% più contagiosa di quella classica. 

Anche il Portogallo, Cipro, la Lituania, la Slovenia e la Spagna stanno registrando un miglioramento della situazione.

La Repubblica Ceca è uno dei pochi paesi dove la situazione non è particolarmente migliorata. C’è stato un calo dei positivi tra il 10 e il 20 gennaio, ma poi i casi si sono stabilizzati e negli ultimi giorni appaiono addirittura in crescita. A parità di popolazione infatti, in Repubblica Ceca si hanno tre volte i casi che si stanno registrando in Italia.

 

I decessi calano meno

A differenza dei casi, i decessi nell’Unione Europea sono ancora molto alti. Il picco si è raggiunto a fine novembre e – dopo un calo a fine dicembre dovuto in gran parte ai ritardi di notifica causati dalle festività – i decessi sono saliti e solo negli ultimi giorni sembrano calare. Al momento sono circa il 10% in meno rispetto al picco di novembre.

Questo miglioramento non si è registrato in tutti i paesi. In Irlanda, Lettonia e Repubblica Ceca si osserva ad esempio una crescita. In diversi paesi, invece, si registra una sostanziale stabilità.

Tra i paesi più grandi, l’ Italia sta avendo un leggero calo, così come la Germania. In Francia si osserva una certa stabilità.

I forti cali che si vedono in paesi come Spagna, Svezia, Regno Unito e Slovenia sono da attribuire principalmente al diverso modo con cui vengono riportati i dati. I decessi infatti non sono distribuiti per la data in cui vengono comunicati, ma per la data in cui vengono registrati. Dunque, i morti dei giorni scorsi devono ancora essere notificati e quindi nei giorni prossimi quelle curve saranno riviste al rialzo.

 

Come va la campagna di vaccinazioni

Come abbiamo detto all’inizio, la campagna di vaccinazione è partita simbolicamente a fine dicembre, anche se poi, nella maggior parte dei paesi, il vero inizio è stato nei primi giorni di gennaio. Escluderemo il Regno Unito in quanto ha iniziato le vaccinazioni a inizio dicembre e da oltre un mese usa anche il vaccino di Oxford/AstraZeneca. 

Per valutare lo stato della campagna vaccinale si possono usare vari indicatori. Complessivamente, secondo i dati di Our World in Data, nell’Unione Europea 11,9 milioni di persone hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino e 5 milioni anche la seconda. In totale sono state somministrate circa 17 milioni di dosi. 

Il paese che in assoluto ha somministrato il maggior numero di dosi è la Germania con 3,28 milioni, seguita dall’Italia con 2,63 milioni, dalla Francia con 2,12 milioni e dalla Spagna con 2,15 milioni. Questi sono anche i quattro paesi più grandi dell’UE.

Guardando alla percentuale di popolazione che ha ricevuto entrambe le dosi, ovvero gli unici che possono essere considerati davvero come immunizzati, vediamo che i primi tre paesi sono Danimarca, Malta e Slovenia (tutte sopra il 2%), mentre al quarto posto c’è l’Italia. I tre paesi più indietro sono invece Bulgaria (0,25%), Francia (0,37%) e Svezia (0,56%).

Se invece si guarda a chi ha ricevuto almeno la prima dose, vediamo che Malta è il paese che va avanti più velocemente avendo già somministrato la prima dose al 6,6% della popolazione. Al secondo posto c’è la Slovacchia con il 3,51% e al terzo posto troviamo Romania e Danimarca, entrambe al 3,44%. I tre paesi più indietro sono Bulgaria, Lettonia, entrambe sotto l’1%, e Croazia all’1,45%.

 

 

Il confronto tra Italia, Francia, Germania e Spagna

Isolando i quattro paesi più popolosi dell’Unione Europea si può notare lo stato dei vari indicatori aggiornati a ieri.

In Germania ci sono 3.846 persone ricoverate in terapia intensiva (414 ingressi ieri), di cui 2.130 sono sono in ventilazione. Negli ultimi giorni il land più colpito è quello della Turingia, che registra un’incidenza negli ultimi sette giorni che è quasi il doppio di quella totale. Il land con il maggior numero di decessi è invece quello della Sassonia, dove l’incidenza è il 125% di quella nazionale.

La Germania è l’unico dei quattro grandi paesi europei ancora in lockdown e, secondo le indiscrezioni trapelate dalla stampa, ci rimarrà ancora per alcune settimane. A preoccupare il governo tedesco sono in particolar modo le varianti del virus. 

In Francia ci sono 3.342 pazienti in terapia intensiva con 333 ingressi avvenuti nella giornata di ieri. Da questi dati sono esclusi i dipartimenti d’oltremare, di cui il più colpito è quello delle Alpi Marittime, seguito dalla regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, e infine quello di Finistère nella regione della Bretagna. Complessivamente, gli over 90 sono la classe d’età più colpita (più del doppio dell’incidenza complessiva), mentre i bambini sotto i 10 anni i meno coinvolti (il 65% in meno dell’incidenza complessiva). 

In Spagna ci sono 4.494 persone in terapia intensiva (il 42% dei posti è occupato). I ricoverati in terapia intensiva e i ricoverati nei reparti hanno iniziato a scendere solo negli ultimi giorni dopo aver raggiunto il picco a fine gennaio. La regione più colpita nell’ultima settimana è quella di Melilla, la città autonoma sulla costa orientale del Marocco, mentre la meno colpita è quella delle Canarie. A Valencia si registra invece un tasso di positività superiore al 20%.

Infine, in Italia ci sono 2.143 persone in terapia intensiva e ieri ci sono stati 146 ingressi. Il numero di persone in terapia intensiva e in area medica è progressivamente in calo. In questi ultimi giorni, la Valle d’Aosta è stata la regione con la minore incidenza, mentre Bolzano la zona più colpita. 

Il Government Response Stringency Index è un indice, non esente da limiti, ideato dall’Università di Oxford per capire qual è il livello di restrizioni adottate in un Paese (la scala va da 0 a 100). In Germania risulta essere 83,3, in Francia a 63,9, in Spagna a 73,2 e in Italia a 78,7. Tra i quattro paesi più popolosi, quindi, i tedeschi sono quelli soggetti alle restrizioni più severe. 

 



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