sabato 19 settembre 2015 - UAAR - A ragion veduta

Convegno delle Nazioni Unite sulla violenza religiosa: l’impegno dell’Uaar

"La sfida importante è quella di combattere i discorsi d’odio e i possibili conseguenti crimini commessi in nome della religione tutelando, e dove è necessario rafforzando, il diritto alla libera espressione del pensiero. Come Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti riteniamo che questo processo debba avvenire da un lato riconoscendo i diritti alle singole persone e non alle loro comunità di appartenenza, dall’altro sottolineando la dimensione individuale della fede rispetto alla questione culturale-identitaria. Infine, ma non meno importante, attraverso il rafforzamento della laicità, da intendersi anche come spazio neutro dove l’altro non spaventa e non viene demonizzato ma è attore alla pari del confronto con gli stessi diritti umani fondamentali".

È questo il nocciolo del discorso tenuto dalla responsabile iniziative legali dell’Uaar, Adele Orioli, nel corso del Meeting sul ruolo dei leader religiosi nella prevenzione della violenza, organizzato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la prevenzione dei genocidi in collaborazione con il governo italiano, in corso oggi e domani a Treviso.

L’iniziativa nasce dall’escalation di tensione fra gruppi religiosi registrata in diverse regioni del mondo e fa seguito a un analogo forum organizzato nell’aprile scorso al termine del quale sono stati approvati un piano d’azione e una dichiarazione di principi che saranno discussi nel corso di cinque incontri, di cui quello di Treviso è il primo, e che serviranno da base per sviluppare una strategia regionale di prevenzione della violenza su base religiosa.

"Abbiamo accolto con gioia questo invito che ci riconosce come validi interlocutori in materia di prevenzione all’incitamento della violenza: ne siamo veramente contenti anche perché è per noi conferma del lavoro che stiamo facendo", ha commentato a margine del Convegno Adele Orioli. "Inoltre abbiamo avuto occasione di portare all’attenzione internazionale non solo la situazione degli atei nel mondo, con il Rapporto Freedom of Thought, ma anche la peculiarità italiana dove forte è lo iato tra la legislazione, comunque non perfetta, e la situazione reale del Paese che da questo punto di vista fa decisamente acqua da tutte le parti".




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