giovedì 15 ottobre - UAAR - A ragion veduta

Contraccezione: ovvero più laicità, più libertà, più sicurezza

Non capita spesso, in un paese come il nostro, di assistere a un rapido uno-due laico sulla stessa tematica. E invece è successo, e dobbiamo darne atto a chi l’ha realizzato. Il viceministro alla salute Pierpaolo Sileri, sollecitato dai deputati Gilda Sportiello e Riccardo Magi, ha infatti abolito l’autorizzazione preventiva che era necessaria per la pubblicità dei profilattici. 

Da parte sua, l’Agenzia del farmaco ha invece eliminato l’obbligo di prescrizione medica per l’acquisto della cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo” compiuto da minorenni.

Beninteso: non stiamo parlando di decisioni epocali. L’Italia si sta soltanto allineando alla normativa degli altri paesi europei, spesso vigente da diversi decenni. Nel corso dei quali ci siamo fatti ridere dietro per ministri come Rosa Russo Iervolino (che nel 1993 fece ritirare gli opuscoli anti-Aids con i fumetti di Lupo Alberto) o come Girolamo Sirchia e Letizia Moratti (che nel 2002 stamparono oltre un milione di volumetti che invitavano i giovani alla castità). Ancora nel 2012, il ministero della salute censurò maldestramente un invito a usare il preservativo. Se paragonati a questi precedenti, anziché alle altre nazioni del continente, i due recenti provvedimenti ci possono dunque apparire persino rivoluzionari.

Il quotidiano dei vescovi Avvenire ha già attaccato frontalmente quella che ritiene essere una rinuncia a «vigilare sull’uso tra le adolescenti». Ha inoltre criticato, nemmeno tanto velatamente, anche l’Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale «le gravidanze nelle teenager sono un importante indicatore di sviluppo di una società, che va tenuto ai minimi livelli». La chiesa cattolica, nell’anno domini 2020, ritiene ancora che le ragazze possano ricevere la cresima già a undici anni, ma che per avere rapporti sessuali debbano invece attendere il matrimonio.

Da un certo punto di vista si può persino essere d’accordo: le scelte sessuali e riproduttive richiedono sicuramente una maturità maggiore delle scelte di fede, che nella stragrande maggioranza dei casi non sono nient’altro che l’automatica acquisizione delle convinzioni dei genitori, dei nonni, dei bisnonni, degli antenati del settimo secolo. Ironia a parte, resta purtroppo il fatto che, una volta di più, il mondo cattolico sta pesantemente riproponendo la sua bimillenaria dottrina patriarcale come un modello a cui lo stato deve adeguarsi: le giovani non devono essere lasciate libere di fare l’amore con chi vogliono, e non devono farlo con tutta la sicurezza che desiderano. Non sono ancora ritenute in grado di scegliere da sole. Hanno bisogno di vigilantes.

E siamo nell’epoca del mediatico Bergoglio. Uno che si lamenta che non ci sono donne ai posti di comando della chiesa, ma che si guarda bene dal fare il nome del maggior responsabile: lui stesso. Perché nelle stanze dei bottoni vaticane comandano tuttora i chierici, inevitabilmente maschi visto che per le donne non c’è possibilità di accesso al sacerdozio. Fratelli tutti, ma sorelle nessuna, dunque: la chiesa discrimina per genere, è sessista, lo è sempre stata, lo rivendica nei suoi testi fondamentali. Il papa non fa proprio nulla per cambiare la situazione e garantire alle donne reali pari opportunità – ma le strategie di marketing oggi pretendono altro, e i mezzi di informazione abboccano.

Avvenire continua peraltro a demonizzare l’aborto anche laddove non è proprio il caso, visto che la pillola dei cinque giorni dopo è un contraccettivo d’emergenza. Di fronte a questo monumentale sfoggio di ipocrisia, giova ricordare per l’ennesima volta che più contraccezione significa meno aborti. E invece, a Iseo, la giunta di centrodestra delibera di assegnare un bonus di 160 euro al mese, per un anno e mezzo, alle donne che decidono di non abortire: Avvenire, in questo caso, plaude con convinzione al sindaco di Fratelli d’Italia.

I giovani sono la fascia d’età più incredula, ma la libera espressione della loro sessualità è ancora ostacolata da una potente casta religiosa di sedicenti vergini ultrasettantenni. Una casta che, tuttavia, non è più così potente da condizionare sempre e comunque le istituzioni – anche perché i giovani votano, e il loro voto sarà sempre più determinante nei prossimi anni. Chissà, due banali provvedimenti potrebbero rappresentare l’avanguardia di cambiamenti laici ben più profondi.

Raffaele Carcano

 

 




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