martedì 19 gennaio - UAAR - A ragion veduta

Conte bis: briciole di laicità, regresso alle porte

Rispetto alla precedente edizione con la Lega in maggioranza, solo qualche briciola di ragione e laicità è caduta dalla tavola imbandita di riverenza clericale del governo Conte II. Ora che dalla coalizione che lo sostiene sembra uscita Italia Viva, i voti di M5s, Pd e LeU non bastano a tenerlo in piedi e gli occhi sono puntati sul voto di fiducia in programma domani alla Camera e martedì al Senato. E le prospettive non sembrano rosee.

Il sessantaseiesimo esecutivo della Repubblica italiana si è contraddistinto per una serie di favoritismi su base religiosa. Ha battuto ogni record di finanziamento pubblico alle scuole confessionali, fronte sul quale la maggioranza si è spaccata in parlamento, ma solo per far passare ulteriori finanziamenti. Tiene chiusi ancora oggi teatri, cinema, musei e mostre mentre le funzioni religiose sono sempre permesse, nonostante le ricerche mostrino il superiore livello di pericolosità degli eventi religiosi. Ha messo un arcivescovo a capo del progetto di riforma dell’assistenza per gli anziani, puntando su sanità e welfare di tipo privato e religioso. Ha firmato con la Cei il bando per assumere in ruolo gli insegnanti di religione cattolica: la più grande forma di clientelismo in Italia, visto che solo le persone selezionate dal vescovo potranno ricevere a vita lo stipendio statale. Sfiorando il ridicolo – in un paese in cui il 48,3% dei cittadini non prega nemmeno durante prolungati periodi di avversità – ha dato una surreale prova di sudditanza al cattolicesimo partecipando con tutti i suoi ministri al sondaggio “Santi e politica”.

Se queste sono state le opere, che dire delle omissioni del governo Conte II? Il 2020 poteva e doveva essere l’anno in cui destinare l’8×1000 a ricerca e sanità. In cui sospendere o perlomeno collocare in orario extrascolastico – e sempre e comunque in dad – l’insegnamento opzionale della religione cattolica, per minimizzare i rischi di contagio e concentrare tutti gli sforzi per le materie non dottrinali e obbligatorie della scuola pubblica. In cui incassare i cinque miliardi di arretrati Ici 2006-2011 che la Chiesa deve all’erario. In cui interrompere l’esborso a carico del SSN per pagare i “preti in corsia” con lo stipendio da infermiere e utilizzare quei 35 milioni l’anno per assumere vero personale medico e infermieristico.

Un po’ di briciole di ragione e laicità sono comunque arrivate durante il secondo governo di questa legislatura, impensabili durante il primo. Le donne che non vogliono portare a termine una gravidanza potranno accedere all’aborto farmacologico fino alla nona settimana e senza obbligo di ricovero. È stata abolita l’anacronistica autorizzazione preventiva necessaria per la pubblicità dei condom. Sebbene solo per un breve periodo della fase 1 della pandemia i fedeli sono stati trattati come i comuni mortali, con le funzioni religiose interdette al pari di tutte le attività non indispensabili in una situazione di emergenza. Il termine di genitore, o di chi ne fa le veci, è tornato sui moduli ministeriali, superando la forzatura di “padre” e “madre” irrispettosa non solo per le famiglie arcobaleno, ma anche per le situazioni in cui padre e madre non ci sono per morte o abbandono, e dunque sono altri coloro che fanno, dunque sono, i genitori.

Per tenere in piedi l’attuale governo stanno emergendo ipotesi di spudorato regresso. Se Paola Binetti al ministero della famiglia sembra essere solo una boutade, l’offerta pubblica di soccorso clericalmente assistito di Clemente Mastella ci mostra che è quella la sostanza. Figuriamoci come un esecutivo puntellato da esponenti dell’Udc possa portare avanti il Ddl Zan o la proposta di legge sull’eutanasia che anche grazie alle firme raccolte dall’Uaar è approdata in parlamento.

Se con un certo sforzo di volontà volessimo vedere qualcosa di positivo in questa crisi dovremmo volgere lo sguardo alle dimissioni della ministra Elena Bonetti. Il suo piglio clericale si è manifestato in particolare per promuovere le scuole private paritarie e gli assegni alle famiglie, senza preoccuparsi di convogliare le risorse pubbliche sulla scuola e su servizi davvero pubblici per l’infanzia e l’adolescenza. Ha dato il via alla task force “Donne per il Nuovo Rinascimento”, nella quale non ha mancato di inserire una consigliera dello stato della Città del Vaticano, suor Alessandra Smerilli. Già, per un progetto che ha lo scopo di contrastare gli “stereotipi sul genere che impediscono alle donne di raggiungere le posizioni di leadership” ha nominato un’esponente di un’organizzazione che prevede, da due millenni, l’obbedienza e la sottomissione delle donne al potere maschile. La persona che prossimamente guiderà il ministero per le pari opportunità sarà coerente con il mandato che assume, interrompendo collaborazioni con realtà non democratiche che discriminano le donne e tutelando tutte le famiglie, non solo quelle gradite al magistero ecclesiastico? Un passo avanti rispetto ai precedenti ministri Lorenzo Fontana e Elena Bonetti è facile da compiere. Impegnamoci per chiederlo e volerlo.

Roberto Grendene

 




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